Parallax

Stan Douglas, Hastings Park, 16 July 1955, 2008, dalla serie "Crowds and Riots", 2008, Stampa cromogenica digitale montata su alluminio Dibond | courtesy © Stan Douglas

 

Dal 20 Ottobre 2026 al 10 Gennaio 2027

Luogo: Jeu de Paume

Indirizzo: 1, place de la Concorde, Jardin des Tuileries

Orari: Mar 11.00 - 21.00 | Mer - Dom 11.00 - 19.00 | Lun chiuso

Curatori: Gloria Moure, Marta Ponsa

Enti promotori:

  • Jeu de Paume
  • Museu d’Art Contemporani de Barcelona (MACBA)
  • Ministère de la Culture
  • Jaeger-LeCoultre

Costo del biglietto: € 14

Telefono per informazioni: +33 (0) 1 47031250

Sito ufficiale: http://jeudepaume.org


Il Jeu de Paume è lieto di presentare Parallax, la più ampia mostra monografica dedicata a Stan Douglas in Francia da oltre trent’anni. Nato a Vancouver nel 1960, l’artista, figura di primo piano della scena artistica contemporanea internazionale, presenterà una quarantina di opere – film, videoinstallazioni, serie fotografiche e altro ancora - che coprono l’intero arco della sua carriera, dalla fine degli anni Ottanta a oggi. Dopo Parigi, la mostra sarà presentata nel 2027 al MACBA, Museo d’Arte Contemporanea di Barcellona.

Stan Douglas vive e lavora a Vancouver. Fin dagli esordi ha sviluppato una pratica che coniuga cinema e fotografia. Si interessa ai processi attraverso cui si costruisce la realtà, considerando la percezione un soggetto a sé stante. Nelle sue installazioni, Douglas prosegue la sua riflessione sul ruolo della tecnologia nella creazione delle immagini e sul modo in cui queste plasmano la memoria collettiva. Tutte le sue opere, pur ancorate a un preciso contesto culturale e storico, risuonano oltre quel contesto, trovando un’eco universale.

Il titolo della mostra, Parallax (parallasse), fa riferimento allo spostamento apparente di un oggetto a seconda della posizione dell’osservatore. Questo fenomeno ottico sottolinea come ogni sguardo sia orientato e contingente, frutto di una prospettiva parziale. In tal senso, Douglas mette in discussione le visioni lineari e deterministiche della storia per mostrare che le narrazioni sono in un costante stato di costruzione e interruzione. Così come nessuna immagine è neutrale, nessuna narrazione può dirsi compiuta.

Parallax offre una presentazione completa del lavoro di Stan Douglas, mettendo in luce il rapporto tra le opere e i momenti storici che evocano, nonché l’evoluzione di tale rapporto nel tempo.

La mostra offre una panoramica dei diversi contributi dell’artista all’analisi del cinema come mezzo espressivo: da Overture (1986) - uno dei suoi primi esperimenti di montaggio pienamente compiuti, in cui mette in relazione la tecnologia ferroviaria, la memoria involontaria e le convenzioni della nascente industria cinematografica - fino a installazioni successive come Der Sandmann (1995), Suspiria (2003) e The Secret Agent (2015), in cui esplora registri e mezzi diversi.

La musica è un altro tema ricorrente nel suo lavoro. Nei suoi film e nelle sue videoinstallazioni, la musica non è un semplice accompagnamento, ma una struttura concettuale attraverso cui l’artista affronta questioni di razza, classe e disuguaglianza sociale.

In Hors-champs (1992), una sessione di improvvisazione collettiva di musicisti americani in uno studio francese si trasforma in una riflessione sulla diaspora e sulla creatività. In Luanda-Kinshasa (2013), Douglas ricostruisce una sessione di registrazione fittizia degli anni Settanta per analizzare le collaborazioni transatlantiche da cui sono nati nuovi stili musicali. ISDN (2022), invece, mette in scena un dialogo immaginario tra rapper di Londra e del Cairo all’epoca della Primavera araba e delle rivolte che scossero il Regno Unito dopo l’uccisione di Mark Duggan da parte della polizia. Le numerose permutazioni proposte dall’installazione impediscono una risposta definitiva.

La logica della permutazione e della ricombinazione - fondata su un principio di ripetizione costantemente rinnovata dalla variazione - è una delle strategie formali più note di Stan Douglas. Le sue installazioni narrative, come Inconsolable Memories (2005) o The Secret Agent (2015), sono regolate da schemi che ricombinano frammenti di una storia fino a esaurirne tutte le possibilità. L’assenza di una risoluzione non è segno di una mancanza narrativa; è piuttosto la condizione per un futuro in cui tutto resta aperto, in cui le cose avrebbero potuto - e potrebbero ancora - andare diversamente.

Anche la fotografia occupa un ruolo centrale nel lavoro di Stan Douglas. In serie come Crowds and Riots (2008), Midcentury Studio (2010–2011), Nocturnes (2014–2015), DCTs (2016–2017) o 2011 ≠ 1848 (2017–2021), l’artista crea immagini impossibili: ritratti di luoghi che non esistono più, momenti unici e irripetibili, scene storiche cancellate da ogni archivio ufficiale eppure ricostruite con precisione. In altre parole, le sue immagini non si limitano a documentare l’archivio: vi intervengono, lo destabilizzano e ne portano alla luce i silenzi.

La mostra si chiude con Birth of a Nation (2025), una videoinstallazione che condensa questi temi con rara intensità. Ricomponendo il film razzista di D. W. Griffith del 1915, Stan Douglas apre una breccia nella narrazione dominante, dando voce a tutti coloro che finora ne sono stati esclusi o cancellati. Ancora una volta, si tratta di una storia che avrebbe potuto essere scritta in un’altra versione. Lo sguardo rivolto da un punto di vista diverso rivela ciò che una sola prospettiva non ci permetterebbe mai di vedere.

Una mostra coprodotta con il Museu d’Art Contemporani de Barcelona (MACBA).
A cura di Gloria Moure e Marta Ponsa per la versione al Jeu de Paume.
Con il sostegno di Ministère de la Culture e Jaeger-LeCoultre

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