Giorgio Gandini del Grano. L’enigma di un maestro sulle orme di Correggio

Giorgio Gandini del Grano, Madonna col Bambino e san Giovannino e le sante Maria Maddalena ed Elisabetta, 1527 ca. Olio su tela, cm. 83x71. Parma, Galleria Nazionale, Complesso monumentale della Pilotta

 

Dal 17 Ottobre 2026 al 17 Gennaio 2027

Luogo: Complesso monumentale della Pilotta

Indirizzo: Piazza della Pilotta 15

Curatori: Stefano L’Occaso e Denis Ton

E-Mail info: cm-pil@cultura.gov.it

Sito ufficiale: http://complessopilotta.it


Il Complesso monumentale della Pilotta di Parma presenta, dal 17 ottobre 2026 al 17 gennaio 2027, la prima mostra monografica dedicata a Giorgio Gandini del Grano (Parma, 1498-1538), una delle figure più affascinanti e al contempo misteriose del Rinascimento emiliano.

Intitolata Giorgio Gandini del Grano. L’enigma di un maestro sulle orme di Correggio, e curata da Stefano L’Occaso, direttore del Palazzo Ducale di Mantova, e Denis Ton, direttore della Pilotta, l’esposizione riunisce per la prima volta l’intero corpus delle opere pittoriche conosciute, affiancate da una selezione della sua produzione grafica.

Protagonista nel XVI secolo della cosiddetta “Scuola di Parma”, ovvero quel gruppo di pittori considerati seguaci di Correggio, la figura di Gandini del Grano è rimasta a lungo nell’ombra a causa delle scarse testimonianze legate alla sua vita, così come dell’esiguo numero di suoi lavori giunti fino a noi.

Il progetto di mostra, che comprende la presentazione di importanti novità documentarie e un primo catalogo monografico sull’autore, riunisce eccezionalmente tutti i nove dipinti di Gandini del Grano ritenuti autografi dalla critica.

Oltre alla Pala di San Michele, conservata in Pilotta, in esposizione anche la sola altra pala d’altare realizzata dall’autore, oggi a Palazzo Pitti di Firenze, mentre il resto della produzione consiste in sette opere di piccolo formato, disperse tra istituzioni pubbliche e collezioni private: tre sono custodite nella Galleria Nazionale di Parma, una alla Pinacoteca dell’Accademia di Belle Arti di Torino, altre due si trovano in collezioni private inglesi e una al Sinebrychoff Art Museum di Helsinki.

Per l’occasione, i dipinti conservati alla Galleria Nazionale di Parma saranno eccezionalmente riuniti in un’unica sala insieme ai diversi prestiti, così da mettere in evidenza affinità, variazioni e sviluppi all’interno di un corpus tanto ristretto quanto significativo. In particolare, all’artista è riconosciuta l’ambizione, rispetto a molti suoi contemporanei, di elaborare soluzioni eccentriche e ardite.

Ad esempio, uno dei dipinti conservati a Parma - La città di Parma presentata alla Vergine, tavola lignea acquistata dalla Pilotta nel 2024 - si distingue per la capacità di sviluppare la componente devozionale attraverso una composizione articolata e complessa, arricchita inoltre da un rimando simbolico alla città di Parma, luogo in cui Gandini del Grano svolse interamente la propria attività. 
 
Tale radicamento locale trovò il suo apice quando l’artista fu individuato come possibile esecutore delle decorazioni della cattedrale cittadina, proseguendo il lavoro del maestro Correggio, morto nel 1534. Nei pochi anni che intercorrono tra la stipula del contratto (1535) e la morte dell’artista (1538), Gandini del Grano non riuscì però a portare a compimento il lavoro previsto, limitandosi alla realizzazione di alcuni disegni preparatori. Un esito che ha indotto gli studiosi a pensare che il pittore si esprimesse al meglio in ambiti di scala ridotta, dove poteva dispiegare con libertà la propria inventiva e la straordinaria finezza del tratto.
 
La sua pittura e, ancor più, la sua grafica, appaiono infatti caratterizzate da una tensione interna, da una qualità quasi nervosa e tormentata, che si traduce in esiti di altissimo livello ma difficilmente adattabili a imprese di vasta portata. Qualità rimarcata dai numerosi disegni in mostra, provenienti da importanti istituzioni europee come l’Albertina di Vienna, il Musée du Louvre di Parigi, le Gallerie dell’Accademia di Venezia e le Gallerie degli Uffizi di Firenze. Esposti accanto alle opere pittoriche, i lavori su carta consentono di approfondire ulteriormente la conoscenza del linguaggio e della tecnica di un autore a lungo dimenticato.
 
Gandini del Grano può essere infatti considerato un autentico petit maître del Rinascimento emiliano, un protagonista minore solo in apparenza, ma capace di restituire, attraverso le sue opere, un’immagine vivida e sofisticata della cultura figurativa parmigiana del primo Cinquecento.

Giorgio Gandini del Grano (Parma, 1498 – 1538) emerge oggi con rinnovato profilo grazie al recente ritrovamento di documenti d’archivio che ne attestano il battesimo del 1498 a Parma, chiarendo definitivamente le incertezze sulla sua nascita. Pittore raffinato del pieno Rinascimento emiliano, Gandini si formò e visse nel vivace clima artistico parmense, dove assimilò suggestioni correggesche e un gusto per la narrazione colta e dinamica. La sua carriera fu segnata da importanti committenze pubbliche e religiose in un periodo ristretto tra il 1528 e il 1538. Il culmine giunse con l’incarico del 1535 di completare gli affreschi del Duomo di Parma dopo la morte di Antonio Allegri detto il Correggio, testimonianza della stima di cui godeva Gandini presso i contemporanei. Morto precocemente nel 1538, non terminò i lavori e lasciò i soli disegni preparatori dell’impresa. Nella sua opera si riconosce una sintesi originale tra eleganza formale, intensità espressiva e attenzione alla resa luministica, elementi che ne fanno una figura significativa del panorama artistico cinquecentesco.
 

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