Nino Caruso. Forme della memoria e dello spazio
Nino Caruso, Memorie di Sicilia, 1999, terracotta
Dal 27 Maggio 2022 al 9 Ottobre 2022
Faenza | Ravenna | Visualizza tutte le mostre a Ravenna
Luogo: MIC Faenza
Indirizzo: Viale Baccarini 19
Curatori: Claudia Casali, Tomohiro Daicho
Costo del biglietto: intero 10 euro, ridotto 7 euro, faentini 5 euro
Telefono per informazioni: +39 0546697311
E-Mail info: [email protected]
Sito ufficiale: http://www.micfaenza.org
Dopo circa due anni la mostra omaggio a Nino Caruso che il MIC ha organizzato insieme ai musei giapponesi di Kyoto e Mino arriva finalmente a Faenza con la curatela di Claudia Casali, Tomohiro Daicho e con il supporto dell’Archivio Nino Caruso.
La mostra antologica di ampio respiro racconta un percorso di oltre 50 anni di vivace attività.
Circa un centinaio di opere a documentare l’intensa attività di questo protagonista della ceramica, meglio noto all’estero che non in Italia. Caruso fu artista, ceramista, designer, scrittore; a lui si devono i primi scritti divulgativi sull’arte del fare ceramica, tradotti in tutto il mondo.
La sua vivace biografia delinea la vitalità di un personaggio sempre alla ricerca di nuove esperienze artistiche e produttive.
Proveniente da una famiglia siciliana, Caruso nasce e cresce a Tripoli dove frequenta le scuole elementari. Negli anni ’50 rientra in Italia, raggiunge Roma e viene introdotto da Salvatore Meli a Villa Massimo dove conosce Guttuso, gli artisti e intellettuali dell’avanguardia romana.
Nel 1954 decide di intraprendere l’attività di ceramista, diplomandosi presso l’Istituto Statale di Arte di Roma.
Nel 1956 espone per la prima volta alla galleria “L’incontro” insieme a Guttuso.
A partire dal 1965 inizia ad usare il polistirolo per realizzare stampi a colaggio in cui versa l’argilla, rivoluzionando il suo metodo di lavoro, alla ricerca di un nuovo rapporto scultura-architettura. Inizia un profondo studio della modularità che assume una precisa funzione architettonica, sistema che gli aprirà collaborazioni significative con le aziende.
Nel 1966 contribuisce alla costituzione del Centro Italiano delle Produzioni d’Arte (CIPA) di cui assume il ruolo di segretario con la presidenza affidata all’architetto Gio Ponti. Accanto alla carriera di designer e ceramista inizia la docenza: nel 1970 sostituisce lo scultore Leoncillo Leonardi, all’Istituto Statale di Arte di Roma, vincendo il concorso per la cattedra di progettazione ceramica, per quindici anni. Dalla metà degli anni settanta stringe collaborazioni frequenti con alcune università statunitensi dove organizza mostre, workshop e seminari.
Matura gradualmente una vasta conoscenza delle tecniche ceramiche, come quelle antiche ancora in atto nelle civiltà orientali, e apprende direttamente, grazie a lunghi soggiorni in Giappone, le sperimentazioni più innovative. La sua ampia produzione mostra un’attenzione particolare alle tematiche dell’antico applicate alla modernità. Già dai lavori degli esordi, negli anni ’50, considerati primitivi e picassiani, emerge uno studio sulla tradizione rivisitata successivamente nelle produzioni più legate al design, all’applicazione in spazi urbani e architettonici.
La sua passione per l’arte etrusca gli vale importanti riconoscimenti con opere collocate in spazi pubblici in omaggio a questa significativa civiltà.
Il 27 maggio, dalle 14 alle 19, open day ad ingresso gratuito
La mostra antologica di ampio respiro racconta un percorso di oltre 50 anni di vivace attività.
Circa un centinaio di opere a documentare l’intensa attività di questo protagonista della ceramica, meglio noto all’estero che non in Italia. Caruso fu artista, ceramista, designer, scrittore; a lui si devono i primi scritti divulgativi sull’arte del fare ceramica, tradotti in tutto il mondo.
La sua vivace biografia delinea la vitalità di un personaggio sempre alla ricerca di nuove esperienze artistiche e produttive.
Proveniente da una famiglia siciliana, Caruso nasce e cresce a Tripoli dove frequenta le scuole elementari. Negli anni ’50 rientra in Italia, raggiunge Roma e viene introdotto da Salvatore Meli a Villa Massimo dove conosce Guttuso, gli artisti e intellettuali dell’avanguardia romana.
Nel 1954 decide di intraprendere l’attività di ceramista, diplomandosi presso l’Istituto Statale di Arte di Roma.
Nel 1956 espone per la prima volta alla galleria “L’incontro” insieme a Guttuso.
A partire dal 1965 inizia ad usare il polistirolo per realizzare stampi a colaggio in cui versa l’argilla, rivoluzionando il suo metodo di lavoro, alla ricerca di un nuovo rapporto scultura-architettura. Inizia un profondo studio della modularità che assume una precisa funzione architettonica, sistema che gli aprirà collaborazioni significative con le aziende.
Nel 1966 contribuisce alla costituzione del Centro Italiano delle Produzioni d’Arte (CIPA) di cui assume il ruolo di segretario con la presidenza affidata all’architetto Gio Ponti. Accanto alla carriera di designer e ceramista inizia la docenza: nel 1970 sostituisce lo scultore Leoncillo Leonardi, all’Istituto Statale di Arte di Roma, vincendo il concorso per la cattedra di progettazione ceramica, per quindici anni. Dalla metà degli anni settanta stringe collaborazioni frequenti con alcune università statunitensi dove organizza mostre, workshop e seminari.
Matura gradualmente una vasta conoscenza delle tecniche ceramiche, come quelle antiche ancora in atto nelle civiltà orientali, e apprende direttamente, grazie a lunghi soggiorni in Giappone, le sperimentazioni più innovative. La sua ampia produzione mostra un’attenzione particolare alle tematiche dell’antico applicate alla modernità. Già dai lavori degli esordi, negli anni ’50, considerati primitivi e picassiani, emerge uno studio sulla tradizione rivisitata successivamente nelle produzioni più legate al design, all’applicazione in spazi urbani e architettonici.
La sua passione per l’arte etrusca gli vale importanti riconoscimenti con opere collocate in spazi pubblici in omaggio a questa significativa civiltà.
Il 27 maggio, dalle 14 alle 19, open day ad ingresso gratuito
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