Arabesques. Antonio Ratti, il tessuto come Arte

© Renèe Green / FAM Free Agent Media / Fondazione Antonio Ratti, Como | Renèe Green, Space Poem #6 (Tracing), 2016. 30 banner fronte-retro in viscosa, 106x81 cm. ciascuno

 

Dal 14 Marzo 2018 al 20 Maggio 2018

Roma

Luogo: Museo Nazionale Romano - Terme di Diocleziano

Indirizzo: viale Enrico de Nicola 76

Orari: dalle 9.00 alle 19.30; chiuso il lunedì; la biglietteria chiude alle 18.30

Curatori: Lorenzo Benedetti, Annie Ratti, Maddalena Terragni

Enti promotori:

  • Museo Nazionale Romano con Electa
  • In collaborazione con Fondazione Antonio Ratti
  • Comune di Mantova
  • Centro Internazionale d’Arte e di Cultura di Palazzo Te

Costo del biglietto: intero 13, ridotto 8 (consente l’ingresso alle Terme di Diocleziano con la mostra in corso); intero 15, ridotto 9 (valido 3 giorni, consente l’ingresso anche alle altre sedi del Museo Nazionale Romano – Crypta Balbi, Palazzo Massimo, Palazzo Altemps – e alla mostra in corso). Riduzioni secondo la normativa vigente

Sito ufficiale: http://www.museonazionaleromano.beniculturali.it


Comunicato Stampa:
“La conoscenza del passato genera la nascita di nuove idee e crea nuove forme di bellezza.”
Antonio Ratti

Il Museo Nazionale Romano, diretto da Daniela Porro, ospita nei monumentali spazi delle Grandi Aule delle Terme di Diocleziano, la mostra ARABESQUES. Antonio Ratti, il tessuto come arte dal 14 marzo al 20 maggio 2018.

L’esposizione, curata da Lorenzo Benedetti, Annie Ratti e Maddalena Terragni, è dedicata all’imprenditore tessile comasco Antonio Ratti (1915-2002) creatore del Gruppo Ratti e della Fondazione culturale che porta il suo nome.
La rassegna interseca i molteplici aspetti della vita di Antonio Ratti: disegno e impresa, arte e promozione culturale, pubblico e privato in un ricco e articolato percorso scandito tra tessuti antichi e moderni e opere d’arte contemporanea.
Il percorso dell’imprenditore e mecenate si intuisce nella mostra attraverso una selezione dell’ampia collezione tessile dalla Fondazione Antonio Ratti (FAR), nata come raccolta privata, strumento di studio e ricerca per disegnatori e stilisti dell’azienda “Tessitura Serica Antonio Ratti”, da lui fondata nel 1945 e prima tappa di una lunga e progressiva attività industriale che culminerà nel Gruppo Ratti, eccellenza mondiale nella produzione di tessuti.
Agli antichi reperti copti e pre-colombiani, alle cravates, ai broccati di ne Ottocento, alla prima produzione di disegni di Antonio Ratti (1934-40), ai tessuti raccolti in libri campionari si aggiungono le opere di artisti che negli anni hanno preso parte alle attività della FAR. Quindici opere tra installazioni e video di altrettanti artisti sono presenti nelle Grandi Aule delle antiche terme romane, confermando la vocazione di questi spazi ad accogliere grandi mostre. All’interno sono esposte opere di Rossella Biscotti, Julia Brown, Rä di Martino, Jimmie Durham, Mario Garcia Torres, Melanie Gilligan, Renée Green, Hans Haacke, Joan Jonas, Liliana Moro, Matt Mullican, Luigi Ontani, Giulio Paolini, Diego Perrone e Cesare Pietroiusti. A questi si aggiunge una struttura modulare di Yona Friedman con Jean-Baptiste Decavèle parte di No Man’s Land.
Completano il percorso della rassegna appunti, documenti e fotogra e storiche legate all’azienda e un video documentario che mette a confronto gli archivi della FAR con quelli del Gruppo Ratti.
La mostra è promossa dal Museo Nazionale Romano con l’organizzazione e promozione di Electa, in collaborazione con la Fondazione Antonio Ratti, il Comune di Mantova e il Centro Internazionale d’Arte e di Cultura di Palazzo Te.
L’allestimento è stato ideato dagli architetti Philippe Rahm e Irene d’Agostino. ANTONIO RATTI
L’intuizione che guida il pensiero di Antonio Ratti come imprenditore, collezionista e ideatore di progetti culturali è la conoscenza della grande tradizione tessile e la passione per l’arte nei suoi molteplici aspetti. Un
sapere che condivide con i dipendenti della sua azienda – dove aveva fatto realizzare la Palazzina dei Servizi Sociali, luogo in cui prendevano vita concerti e spettacoli teatrali – per poi aprirsi alle giovani promesse dell’arte. Questa cultura d’impresa intesa come spinta all’innovazione e alla creazione, oltre che come fattore per il raggiungimento di un benessere collettivo, si legge già nelle moderne strutture dello stabilimento Ratti, modello di architettura industriale, progettate da Tito Spini nel 1958.
Negli anni Ottanta organizza importanti progetti espositivi dedicati al tessuto e alla sua storia, ma la svolta avviene nel 1985 con la creazione della FAR, luogo di promozione e divulgazione culturale e artistica dove si organizzano attività come il Corso Superiore di Disegno (1988-94) e il successivo Corso Superiore di Arti Visive, ora CSAV-Artists Research Laboratory, giunto alla 24° edizione.
Creativi, studiosi e artisti internazionali da più di trent’anni hanno occasione di approfondire le proprie ricerche durante workshop e seminari. Questo dialogo Antonio Ratti lo ha portato anche all’interno dell’azienda: sperimentazione creativa e tecnologica hanno costituito lo strumento fondamentale per interpretare il proprio tempo e favorire la nascita del nuovo e del bello. Una tappa importante del percorso di Antonio Ratti come imprenditore e mecenate risale al 1995, quando sostiene economicamente la nascita di uno dei primi centri specializzati nella ricerca e nel restauro del tessile: nel Metropolitan Museum di New York, duemilatrecento metri quadri battezzati Antonio Ratti Textile Center.
PERCORSO MOSTRA
La mostra ARABESQUES. Antonio Ratti, il tessuto come arte giunge a Roma da Palazzo Te a Mantova, ed è stata ripensata per le Grandi Aule delle Terme di Diocleziano.
Si apre nell’Aula X con una grande fotogra a di Antonio Ratti scattata dal fotografo industriale Roberto Zabban, che lo ritrae al lavoro. Il video Archivi di Domenico Palma, realizzato in occasione della rassegna, rivela con estrema suggestione la ricchezza della duplice eredità lasciata da Antonio Ratti, attraverso l’azienda e la Fondazione. Sono gli archivi a costituire la prova evidente che la cultura d’impresa si esprime attraverso la valorizzazione del passato, fonte inesauribile di rimandi e riferimenti per le nuove produzioni.
Tra le opere d’arte contemporanea che accolgono il visitatore nell’Aula X: il video di Rä di Martino, The Picture of Ourselves, che induce a una ri essione su apparenza e percezione della realtà; l’opera di Cesare Pietroiusti, One Hundred Pieces of Clothing, una serie di stampe fotogra che che indagano il potere simbolico di alcuni capi di vestiario nell’immaginario collettivo; l’installazione di Giulio Paolini, L’opera autentica, a simboleggiare un’enciclopedia di persone, conoscenze e opere che sono passate e passeranno nella storia di Antonio Ratti e della sua Fondazione.
Sospesa nell’ambiente l’opera di Renée Green, Space Poem #6 (Tracing), è composta da trenta bandiere di tessuto che riportano il nome di giardini esistiti ma spariti nel tempo: un’introduzione alla moltitudine di forme e colori delle stoffe contemporanee e antiche in esposizione.
Il video Self-capital di Melanie Gilligan ri ette le pratiche dell’artista canadese
di guardare ai cambiamenti sociali, culturali e tecnologici della nostra società attraverso angolazioni intime. Gli fa eco l’opera di Rossella Biscotti, Other (184 persons house), che attraverso il tessuto propone al visitatore un confronto inconsueto con la storia di componenti socio-politiche.
Qui si trova anche Tiro di grazia con taglio di capelli alla Alighiero Boetti (Como) di Mario Garcia Torres, una delle prime opere che l’artista messicano dedica ad Alighiero Boetti, realizzata nel 2004 quando Torres ha preso parte al programma CSAV – Artists Research Laboratory. Nell’Aula IX, alla grandiosità e alla storia custodita dalle Grandi Aule delle Terme di Diocleziano risponde una struttura modulare, che combina numerosi cerchi d’acciaio con disegni stampati su tessuto, appositamente creata da Yona Friedman con Jean-Baptiste Decavèle e parte della Fondazione No Man’s Land.
Nell’Aula XI il dialogo tra tessuto e arte contemporanea si intensi ca cominciando con l’installazione cinetica White Wide Flow dell’artista Hans Haacke e con i quattro grandi stendardi di Matt Mullican, sospesi nel monumentale spazio dell’aula.
L’itinerario della mostra si sviluppa tra i preziosi manufatti tessili delle collezioni della FAR: dai più antichi tessuti copti e pre-colombiani, alle cravates, ai broccati
di ne Ottocento, alla prima produzione di disegni di Antonio Ratti (1934-40). Una libreria centrale raccoglie oltre cento libri campionario. La selezione delle pagine dei volumi trova nella sfumatura di colore il suo tema centrale dialogando con le opere d’arte contemporanea: l’installazione di Luigi Ontani, Mostri comaschi su astri, dove il rapporto tra arte e tessuto viene evidenziato giocando tra l’originale (un acquerello) e la sua copia su stoffa, e la scultura di vetro di Diego Perrone.
Nell’Aula XI bis si conclude il percorso di visita.
Una piattaforma ricoperta da un tessuto in raso di seta e cotone con le sue tonalità di colore è un omaggio all’acqua, presente una volta in queste aule adibite a cisterne per alimentare la grande natatio. Realizzato in esclusiva dall’azienda Ratti per la tappa romana della mostra, questo tessuto fa da seduta per la visione di tre video che testimoniano momenti di produzione culturale e industriale. Shadows di Joan Jonas, Smashing (Destrozando) di Jimmie Durham sono stati entrambi realizzati in collaborazione con i partecipanti dello CSAV, mentre Live Feed di Julia Brown riprende un’operaia al lavoro presso l’azienda. 

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