Atto 2/3: Col Tempo
01_Charles Xelot, Horloge Photographique. Courtesy Bigaignon
Dal 26 Novembre 2025 al 14 Gennaio 2026
Luogo: rhinoceros gallery
Indirizzo: Via del Velabro 9A
Orari: Tutti i giorni dalle ore 11:00 alle 19:00
Telefono per informazioni: +39 06 6797434
E-Mail info: gallery@rhinocerosroma.com
Sito ufficiale: http://www.rhinocerosroma.com/galleria
A Roma, rhinoceros gallery, lo spazio dedicato alle arti contemporanee fondato da Alessia Caruso Fendi all’interno di Palazzo Rhinoceros, presenta “Atto 2/3: Col Tempo”, il secondo capitolo di una trilogia di mostre sviluppata in collaborazione con la galleria parigina Bigaignon.
In programma dal 26 novembre 2025 al 14 gennaio 2026, la nuova esposizione è dedicata all’elemento essenziale del tempo e segna la continuazione di un progetto articolato in tre atti, che si concluderà nel marzo 2026.
Fondata a Parigi quasi dieci anni fa, Bigaignon è conosciuta per la promozione di artisti che indagano i fondamenti di luce, spazio e tempo attraverso pratiche legate al minimalismo, all’astrazione e alla fotografia concettuale.
Il tempo — invisibile e sfuggente — costituisce la trama stessa dell’esperienza umana e rappresenta una delle materie essenziali dell’arte. Se la fotografia si definisce attraverso la luce e lo spazio, lo fa altrettanto attraverso il tempo: lo interrompe, lo sospende, lo trasforma in una sostanza tangibile. Ogni immagine è un frammento, un istante che si rifiuta di scomparire.
Da sempre gli artisti cercano di comprendere cosa il tempo faccia alla forma, al corpo, alla memoria. Eraclito vedeva il mondo come un flusso perpetuo, mentre Sant’Agostino — meditando proprio a Roma — si stupiva di questo paradosso: il tempo esiste solo nella coscienza umana, teso tra il ricordo del passato e l’attesa del futuro. A Roma questa riflessione assume una risonanza particolare. Qui il tempo diventa visibile, quasi tangibile. Gli strati della storia si sovrappongono come livelli di memoria: le rovine dialogano con il presente, le pietre antiche incontrano la luce di un nuovo giorno. La Città Eterna ci ricorda che il tempo non è solo ciò che passa, ma anche ciò che resta.
Gli artisti in mostra esplorano questa materia invisibile, fluida e persistente. Attraverso la traccia, la sovrapposizione, la ripetizione, o al contrario la brillantezza di un singolo istante fugace, indagano la tensione tra transitorietà e permanenza.
Thomas Paquet cattura la traccia del tempo nell’arco di un intero anno attraverso la cianotipia, così come fa — in modo diverso — l’artista spagnolo Juan Couder. Morvarid K, con la performance, modella la carta fotografica imprimendovi tracce temporali.
Nella serie Latent, Hideyuki Ishibashi evoca il tempo attraverso la memoria. In un approccio più concettuale ma altrettanto potente, il collettivo belga Lab(au) presenta un monocromo che sembra assumere la forma di un dittico: realizzato con polvere di uranio su un lato e piombo sull’altro, sarà il tempo stesso a trasformare l’opera in un monocromo, poiché ciò che separa i due materiali è proprio il tempo. Gli artisti Yannig Hedel e Chris McCaw offrono composizioni poetiche che evocano l’iscrizione del tempo che passa, mentre — come ricorda il filosofo Henri Bergson — il tempo vissuto, la durata, non si misura ma si sente: si dilata o si condensa secondo le nostre emozioni e i nostri ricordi. L’artista ospite Charles Xelot rende visibile questa durata, mentre Fernando Marante e Harold Feinstein invitano a contemplare il tempo come sostanza viva: nel primo si distende come un’onda tranquilla, nel secondo si dispiega immagine dopo immagine, come una sequenza cinematografica.
In un’epoca satura di immagini istantanee e informazioni fugaci, ripensare il tempo — la sua lentezza, la sua profondità, la sua densità — diventa quasi un atto politico. Forse, in fondo, il vero compito dell’arte è proprio questo: dare forma al tempo, affinché, anche solo per un momento, possiamo abitarlo in modo diverso.
In parallelo, dallo scorso settembre e fino a marzo 2026, Bigaignon occupa uno spazio al primo piano di Palazzo Rhinoceros con una grande installazione di Olivier Ratsi. Una vera e propria sintesi delle tre mostre previste alla rhinoceros, quest’opera immersiva riunisce i tre temi che la galleria francese esplorerà durante la sua residenza romana: luce, tempo e spazio.
In programma dal 26 novembre 2025 al 14 gennaio 2026, la nuova esposizione è dedicata all’elemento essenziale del tempo e segna la continuazione di un progetto articolato in tre atti, che si concluderà nel marzo 2026.
Fondata a Parigi quasi dieci anni fa, Bigaignon è conosciuta per la promozione di artisti che indagano i fondamenti di luce, spazio e tempo attraverso pratiche legate al minimalismo, all’astrazione e alla fotografia concettuale.
Il tempo — invisibile e sfuggente — costituisce la trama stessa dell’esperienza umana e rappresenta una delle materie essenziali dell’arte. Se la fotografia si definisce attraverso la luce e lo spazio, lo fa altrettanto attraverso il tempo: lo interrompe, lo sospende, lo trasforma in una sostanza tangibile. Ogni immagine è un frammento, un istante che si rifiuta di scomparire.
Da sempre gli artisti cercano di comprendere cosa il tempo faccia alla forma, al corpo, alla memoria. Eraclito vedeva il mondo come un flusso perpetuo, mentre Sant’Agostino — meditando proprio a Roma — si stupiva di questo paradosso: il tempo esiste solo nella coscienza umana, teso tra il ricordo del passato e l’attesa del futuro. A Roma questa riflessione assume una risonanza particolare. Qui il tempo diventa visibile, quasi tangibile. Gli strati della storia si sovrappongono come livelli di memoria: le rovine dialogano con il presente, le pietre antiche incontrano la luce di un nuovo giorno. La Città Eterna ci ricorda che il tempo non è solo ciò che passa, ma anche ciò che resta.
Gli artisti in mostra esplorano questa materia invisibile, fluida e persistente. Attraverso la traccia, la sovrapposizione, la ripetizione, o al contrario la brillantezza di un singolo istante fugace, indagano la tensione tra transitorietà e permanenza.
Thomas Paquet cattura la traccia del tempo nell’arco di un intero anno attraverso la cianotipia, così come fa — in modo diverso — l’artista spagnolo Juan Couder. Morvarid K, con la performance, modella la carta fotografica imprimendovi tracce temporali.
Nella serie Latent, Hideyuki Ishibashi evoca il tempo attraverso la memoria. In un approccio più concettuale ma altrettanto potente, il collettivo belga Lab(au) presenta un monocromo che sembra assumere la forma di un dittico: realizzato con polvere di uranio su un lato e piombo sull’altro, sarà il tempo stesso a trasformare l’opera in un monocromo, poiché ciò che separa i due materiali è proprio il tempo. Gli artisti Yannig Hedel e Chris McCaw offrono composizioni poetiche che evocano l’iscrizione del tempo che passa, mentre — come ricorda il filosofo Henri Bergson — il tempo vissuto, la durata, non si misura ma si sente: si dilata o si condensa secondo le nostre emozioni e i nostri ricordi. L’artista ospite Charles Xelot rende visibile questa durata, mentre Fernando Marante e Harold Feinstein invitano a contemplare il tempo come sostanza viva: nel primo si distende come un’onda tranquilla, nel secondo si dispiega immagine dopo immagine, come una sequenza cinematografica.
In un’epoca satura di immagini istantanee e informazioni fugaci, ripensare il tempo — la sua lentezza, la sua profondità, la sua densità — diventa quasi un atto politico. Forse, in fondo, il vero compito dell’arte è proprio questo: dare forma al tempo, affinché, anche solo per un momento, possiamo abitarlo in modo diverso.
In parallelo, dallo scorso settembre e fino a marzo 2026, Bigaignon occupa uno spazio al primo piano di Palazzo Rhinoceros con una grande installazione di Olivier Ratsi. Una vera e propria sintesi delle tre mostre previste alla rhinoceros, quest’opera immersiva riunisce i tre temi che la galleria francese esplorerà durante la sua residenza romana: luce, tempo e spazio.
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