Innocenzo Odescalchi. Prima dei geografi
Innocenzo Odescalchi. Prima dei geografi, Museo Carlo Bilotti, Roma
Dal 17 Luglio 2013 al 8 Settembre 2013
Luogo: Museo Carlo Bilotti
Indirizzo: viale Fiorello La Guardia 6
Orari: da martedì a venerdì 13-19.; sabato e domenica 10-19
Curatori: Francesca Pietracci
Costo del biglietto: intero € 6.50, ridotto € 5.50; residenti € 5.50/ € 4.50
Telefono per informazioni: +39 06 0608
E-Mail info: museo.bilotti@comune.roma.it
Sito ufficiale: http://www.museocarlobilotti.it
La mostra di Innocenzo Odescalchi, intitolata “Prima dei geografi” a curata da Francesca Pietracci, verrà inaugurata a Roma il 16 luglio alla ore 18.30 presso il Museo Carlo Bilotti - Aranciera di Villa Borghese su iniziativa di Roma Capitale. La grande installazione di Innocenzo Odescalchi intitolata Prima dei geografi è dedicata al tema del viaggio e della percezione dello spazio attraverso un tempo di percorrenza prettamente umano.
“Le tele e le tavole che la compongono sono grandi, materiche, informali … sono come delle ampie mappe ricche di stratificazioni, che il tempo e la ricerca sembrano aver eroso. Il colore ocra brillante, quasi oro, rimanda all’elemento terra, il blu intenso e gli azzurri all’atmosfera e all’acqua, il rosso al fuoco e alla carnalità. L’artista sembra essersi fatto puro tramite e aver permesso agli elementi stessi di entrare in gioco autonomamente, di conquistare i loro spazi, di accavallarsi, di emergere o di inabissarsi. La sua è una rappresentazione “aperta”, che si può leggere o percorrere partendo da una molteplicità di accessi, di inizi. E’ una sorta di labirinto che, invece di svilupparsi in superficie, si dirama in profondità, un labirinto che qualche volta appare anche in forma di piccolo simbolo stilizzato, come indizio di stratificazioni di culture e civiltà. Un altro simbolo presente nelle sue opere è un piccolo gattopardo, un animaletto vivace, curioso, forse fuggito da qualche stemma araldico. Le sue opere, infatti, analizzano e decostruiscono il sistema di convenzioni che permea ogni forma di comunicazione e di rappresentazione dello spazio.
I molteplici ed enigmatici sistemi di scritture e di simbologie che lui a volte chiama in causa hanno lo scopo di evidenziare il fatto che l’essere umano, per mezzo di essi, è stato gradualmente allontanato dalla realtà tangibile e dall'esperienza diretta del pianeta a cui appartiene e del sistema delle galassie all'interno delle quali esso è inserito. La sua opera è concepita come un insieme unitario di singoli dipinti informali ai quali si aggiungono oggetti e recipienti testimoni e mezzi del suo processo creativo. I temi del viaggio e dell’esplorazione sono alla radice di ogni sua opera e superano il confine di un significato puramente letterario. La bellezza e la preziosità “barbarica” delle sue opere catturano lo spettatore all'interno di un mondo duplicato, ma forse più vero di quello che riesce a percepire la civiltà contemporanea. La fascinazione del colore, unito alla materia e alla ricerca di un assoluto aureo, spingono ad una profonda riflessione in merito alla concatenazione esistenziale di concetti circolari quali quelli di enigma-percorso-scoperta-enigma.
“Le tele e le tavole che la compongono sono grandi, materiche, informali … sono come delle ampie mappe ricche di stratificazioni, che il tempo e la ricerca sembrano aver eroso. Il colore ocra brillante, quasi oro, rimanda all’elemento terra, il blu intenso e gli azzurri all’atmosfera e all’acqua, il rosso al fuoco e alla carnalità. L’artista sembra essersi fatto puro tramite e aver permesso agli elementi stessi di entrare in gioco autonomamente, di conquistare i loro spazi, di accavallarsi, di emergere o di inabissarsi. La sua è una rappresentazione “aperta”, che si può leggere o percorrere partendo da una molteplicità di accessi, di inizi. E’ una sorta di labirinto che, invece di svilupparsi in superficie, si dirama in profondità, un labirinto che qualche volta appare anche in forma di piccolo simbolo stilizzato, come indizio di stratificazioni di culture e civiltà. Un altro simbolo presente nelle sue opere è un piccolo gattopardo, un animaletto vivace, curioso, forse fuggito da qualche stemma araldico. Le sue opere, infatti, analizzano e decostruiscono il sistema di convenzioni che permea ogni forma di comunicazione e di rappresentazione dello spazio.
I molteplici ed enigmatici sistemi di scritture e di simbologie che lui a volte chiama in causa hanno lo scopo di evidenziare il fatto che l’essere umano, per mezzo di essi, è stato gradualmente allontanato dalla realtà tangibile e dall'esperienza diretta del pianeta a cui appartiene e del sistema delle galassie all'interno delle quali esso è inserito. La sua opera è concepita come un insieme unitario di singoli dipinti informali ai quali si aggiungono oggetti e recipienti testimoni e mezzi del suo processo creativo. I temi del viaggio e dell’esplorazione sono alla radice di ogni sua opera e superano il confine di un significato puramente letterario. La bellezza e la preziosità “barbarica” delle sue opere catturano lo spettatore all'interno di un mondo duplicato, ma forse più vero di quello che riesce a percepire la civiltà contemporanea. La fascinazione del colore, unito alla materia e alla ricerca di un assoluto aureo, spingono ad una profonda riflessione in merito alla concatenazione esistenziale di concetti circolari quali quelli di enigma-percorso-scoperta-enigma.
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