Mar Hernandez, Lisa Sebestikova. Strutture di Contenimento
Opera di Mar Hernandez
Dal 18 June 2020 al 18 June 2020
Roma
Luogo: White Noise Gallery
Indirizzo: via della Seggiola 9
Orari: Tue-Fri: 11:00-19:00; Sat: 16:00-20:00
Curatori: Eleonora Aloise, Carlo Maria Lolli Ghetti
Telefono per informazioni: +39 06 6832833
E-Mail info: info@whitenoisegallery.it
Sito ufficiale: http://whitenoisegallery.it
La struttura di contenimento è un sistema per arginare una costruzione o un fenomeno, per rendere controllabile qualcosa che altrimenti sarebbe instabile e sfuggente.
Questi esoscheletri delimitano uno spazio ed un tempo, cingono quello che è al loro interno come delle corazze in grado di proteggere il dentro dal fuori e viceversa.
La ricerca di Mar Hernandez e quella di Lisa Sebestikova sono incentrate sullo studio dello spazio come calco della memoria. Il loro lavoro si sviluppa intorno ai concetti di negativo e positivo, di contenitori che diventano contenuto: Mar Hernandez aggiunge tracce in stanze apparentemente vuote e Lisa Sebestikova crea vuoti artificiali dentro ambienti saturi.
Mar Hernandez presenta una serie di lavori inediti. Attraverso un delicato tratto di matita l’artista aggiunge elementi di arredo a fotografie di costruzioni abbandonate. Spesso non esiste alcuna correlazione reale fra questi luoghi e quello che la Hernandez vi ci proietta; le storie che queste opere raccontano sono sempre plausibili e mai reali. Mai come in questo momento l’idea di ambiente domestico come struttura di contenimento è universale e condivisa ed è proprio ora che la ricerca di Mar, dove lo spazio è custode e testimone unico della nostra quotidianità, esplode in tutta la sua forza. Ecco quindi che una vecchia radio, una cornice sbeccata o un calendario su una parete diventano i simboli di un tempo personale sospeso dalle circostanze.
Lisa Sebestikova, alla sua prima mostra in Italia, ha concepito i lavori esposti dopo la sua prima visita a Roma. Il risultato è nato dal confronto fra la storia umana ed architettonica della città e la sua pratica artistica basata sull’analisi del paesaggio e dei suoi elementi iconici, poi sulla loro cancellazione. Da questa necessità e dalla fascinazione per la pietra, materia prima su cui è fondata la città di Roma, nascono le opere sculturee presentate nella mostra. Strutture di alluminio sospese contengono dei frammenti di pietra saponaria. Queste forme fluttuanti sono una reminiscenza delle armature che cingono le parti più fragili dei monumenti e raccontano la storia di ciò che hanno contenuto attraverso la silhouette impressa nei frammenti di roccia. La Sebestikova stravolge queste strutture privandole del loro scopo di trazione e contenimento, trasformandone la natura: l’armatura diventa un corpo molle e ciò che è nato per sostenere diventa a sua volta mobile e fragile. Tutte le sculture sono pensate per essere dinamiche come dei Mobiles di Calder e per non avere una forma definitiva; lasciano aperta la possibilità di essere modificati e ri-assemblati come diari aperti di infinite storie.
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