IL DIVISIONISMO. La luce del moderno

Giacomo Balla: Ritratto all'aperto, olio su tela, 1902, Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea, Roma
Giacomo Balla: Ritratto all'aperto, olio su tela, 1902, Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea, Roma
Dal 25 Febbraio 2012 al 24 Giugno 2012
Rovigo
Luogo: Palazzo Roverella
Indirizzo: Via Giuseppe Laurenti 8
Orari: feriali: 09-19; sabato e festivi 9-20
Costo del biglietto: intero € 9; ridotto € 7; speciale ragazzi € 5
Telefono per informazioni: +39 0425 460093
E-Mail info: info@palazzoroverella.com
Sito ufficiale: http://www.mostradivisionismo.it
E’ stata una delle più emozionanti stagioni dell’arte italiana negli ultimi secoli e
ora, finalmente, una grande mostra la ripropone, con un taglio nuovo e con una
scelta perfetta di opere.
“Il Divisionismo. La luce del moderno”, che si svolgerà a Rovigo, a Palazzo
Roverella dal 25 febbraio al 23 giugno 2012, sarà sicuramente tra i più
importanti eventi espositivi italiani del prossimo anno. A promuoverla sono la
Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo con il Comune di Rovigo e
L’Accademia dei Concordi.
Il periodo che questa mostra illumina è quello tra il 1890 e l’indomani della
Grande Guerra.
Negli anni in cui in Francia Signac e Seraut “punteggiano” il Neo
Impressionismo, anche in Italia diversi artisti si confrontano con l’uso "diviso"
dei colori complementari. E lo fanno con assoluta originalità. E’, come afferma
il sottotitolo della mostra, la luce del moderno che essi così magistralmente
creano e interpretano.
Sono sperimentazioni che consentono agli artisti che si affacciano alle soglie del
Novecento di affrontare con tecnica spesso audace e coraggiosa le tematiche del
nuovo secolo, dal mutato rapporto con la realtà agreste all’evoluzione della città
moderna, dalle scoperte scientifiche agli incombenti conflitti sociali.
E’ la prima effettiva cesura rispetto agli stili del passato, prima delle
avanguardie.
Nel Divisionismo italiano i puntini e le barrette colorate dei francesi diventano
filamenti frastagliati che invece di accostarsi spesso si sovrappongono. Ma ciò
che è veramente diverso è lo spirito: qui la nuova tecnica pittorica aiuta a
rappresentare, meglio di altre, l’intimità, l’allegria, lo spiritualismo, il
simbolismo, l’ideologia anche politica. Ovvero i sentimenti, le passioni, le
istanze che univano quella generazione di artisti. Pittura di luce, colore ma
anche e soprattutto pittura di emozioni, quindi.
L’indagine che Francesca Cagianelli e Dario Matteoni proporranno a Palazzo
Roverella rilegge la storia di questo momento magico dell’arte italiana.
Valorizzando figure come quella di Vittore Grubicy de Dragon e il suo
Divisionismo fatto di musica e di ricerca scientifica. Poi Plinio Novellini, icona
del Divisionismo tra Toscana e Liguria, prototipo di quelle diverse dimensioni
territoriali che sono forse la maggiore ricchezza del movimento e che questa
mostra mette, per la prima volta, in giusta evidenza.
Poi i grandissimi: Previati, Segantini, Morbelli, Pellizza da Volpedo.
E ancora il ricordo della storica Sala Divisionista della Biennale del 1914. Per
giungere alla straordinaria stagione divisionista di artisti come Giacomo Balla,
Umberto Boccioni, Gino Severini, Carlo Carrà e alla Secessione Romana.
Ultimi, emozionanti bagliori di una vicenda artistica che va a concludersi, per
sfociare nel rivoluzionario “nuovo” del Futurismo. Ed è l’avvio di un’altra
grande storia tutta italiana.
ora, finalmente, una grande mostra la ripropone, con un taglio nuovo e con una
scelta perfetta di opere.
“Il Divisionismo. La luce del moderno”, che si svolgerà a Rovigo, a Palazzo
Roverella dal 25 febbraio al 23 giugno 2012, sarà sicuramente tra i più
importanti eventi espositivi italiani del prossimo anno. A promuoverla sono la
Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo con il Comune di Rovigo e
L’Accademia dei Concordi.
Il periodo che questa mostra illumina è quello tra il 1890 e l’indomani della
Grande Guerra.
Negli anni in cui in Francia Signac e Seraut “punteggiano” il Neo
Impressionismo, anche in Italia diversi artisti si confrontano con l’uso "diviso"
dei colori complementari. E lo fanno con assoluta originalità. E’, come afferma
il sottotitolo della mostra, la luce del moderno che essi così magistralmente
creano e interpretano.
Sono sperimentazioni che consentono agli artisti che si affacciano alle soglie del
Novecento di affrontare con tecnica spesso audace e coraggiosa le tematiche del
nuovo secolo, dal mutato rapporto con la realtà agreste all’evoluzione della città
moderna, dalle scoperte scientifiche agli incombenti conflitti sociali.
E’ la prima effettiva cesura rispetto agli stili del passato, prima delle
avanguardie.
Nel Divisionismo italiano i puntini e le barrette colorate dei francesi diventano
filamenti frastagliati che invece di accostarsi spesso si sovrappongono. Ma ciò
che è veramente diverso è lo spirito: qui la nuova tecnica pittorica aiuta a
rappresentare, meglio di altre, l’intimità, l’allegria, lo spiritualismo, il
simbolismo, l’ideologia anche politica. Ovvero i sentimenti, le passioni, le
istanze che univano quella generazione di artisti. Pittura di luce, colore ma
anche e soprattutto pittura di emozioni, quindi.
L’indagine che Francesca Cagianelli e Dario Matteoni proporranno a Palazzo
Roverella rilegge la storia di questo momento magico dell’arte italiana.
Valorizzando figure come quella di Vittore Grubicy de Dragon e il suo
Divisionismo fatto di musica e di ricerca scientifica. Poi Plinio Novellini, icona
del Divisionismo tra Toscana e Liguria, prototipo di quelle diverse dimensioni
territoriali che sono forse la maggiore ricchezza del movimento e che questa
mostra mette, per la prima volta, in giusta evidenza.
Poi i grandissimi: Previati, Segantini, Morbelli, Pellizza da Volpedo.
E ancora il ricordo della storica Sala Divisionista della Biennale del 1914. Per
giungere alla straordinaria stagione divisionista di artisti come Giacomo Balla,
Umberto Boccioni, Gino Severini, Carlo Carrà e alla Secessione Romana.
Ultimi, emozionanti bagliori di una vicenda artistica che va a concludersi, per
sfociare nel rivoluzionario “nuovo” del Futurismo. Ed è l’avvio di un’altra
grande storia tutta italiana.
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