Giovanni Ozzola. Octilio

© GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana | Giovanni Ozzola, Stealth - Invisible Shipwrecks, 2017 alluminio, pittura, cm. 300x306x213

 

Dal 26 Gennaio 2019 al 07 Aprile 2019

San Gimignano | Siena

Luogo: Galleria Continua

Indirizzo: via del Castello 11

Orari: da lunedì a domenica 10-13 / 14-19

Telefono per informazioni: +39 0577 943134

E-Mail info: sangimignano@galleriacontinua.com

Sito ufficiale: http://www.galleriacontinua.com


Comunicato Stampa:
Si intitola Octillion il progetto espositivo che Giovanni Ozzola concepisce per la personale negli spazi del cinema-teatro di Galleria Continua a San Gimignano e che riunisce nuove sculture, fotografie inedite e un’opera video appositamente prodotta. Nella sua pratica l’artista si è confrontato spesso con questioni filosofiche fondamentali come l’esistenza umana e il senso della vita. In questa mostra molti dei temi che negli anni hanno costituito la base della sua ricerca - la metafora del viaggio, l’esplorazione quale mezzo per affrontare paure ancestrali, la consapevolezza del trascorrere del tempo, la dialettica tra luce e il buio ovvero tra la vita e il luogo mentale delle emozioni e delle fantasie - confluiscono e si sviluppano aprendosi ad una riflessione più ampia sulla relazione tra l’uomo e l’universo. 
 
Una persona di corporatura media è composta da 7 miliardi di miliardi di miliardi di atomi. E’ recente la scoperta di un team di astrofisici coordinati dalla Northwestern University di Evanston che circa la metà del nostro corpo ha origine cosmica: siamo agglomerati di atomi provenienti da collisioni stellari. I nostri corpi e con essi la flora e la fauna del pianeta, sono il risultato dei processi avvenuti milioni di anni fa all’interno delle stelle, che hanno prodotto gli elementi basilari (carbonio, azoto e ossigeno) di cui sono composti persone, piante e animali sulla terra. “Siamo, ad un livello profondo, universo in forma umana… ogni singolo individuo con la sua complessità e con il suo modo di essere e percepire il mondo non è altro che un’infinita parte dell’universo” afferma Ozzola.“L’ottilione, una cifra numerica seguita da quarantotto zeri, è il numero di atomi che compongono il corpo umano ed è idealmente l’immagine da cui ha preso avvio questo progetto espositivo”
 
La scultura di Ozzola è il luogo di uno scambio, di un passaggio di stato, di un contagio. Nei nuovi lavori in mostra, una serie di incisioni realizzate su alluminio, l’artista mette insieme passato e presente, umano e cosmico in un campo percettivo sensoriale unitario, tempi e luoghi diventano secondari. In primo piano ci sono solo linee che s’incrociano a formare un disegno astratto: mappe dell’universo, geografie cosmiche, tragitti di viaggi che sfidano l’ignoto ma anche cicatrici e destini che si delineano sul palmo della mano, si incontrano, si sovrappongono dando vita a combinazioni infinite. Ozzola, proprio come James Hillman nel suo celebre best seller, riflette sul tema del destino. Per decifrare il “codice dell’anima” lo psicologo e analista americano si ispira al mito platonico di Er: prima della nascita l’anima sceglie un demone (daimonper i greci) che lo accompagnerà nel cammino terreno. Vocazione, carattere, destino sono le cose che, insieme, sostanziano la “teoria della ghianda”: ciascun individuo viene al mondo con un’immagine innata che lo definisce, una forma unica ed irripetibile che chiede di essere realizzata per portare equilibrio nella propria vita. “Il nostro destino, spiega l’artista, è già definito dal daimon che ci governa, sia nel Bene e nel Male. Il fatto di essere un tutt’uno con l’universo e di essere composti dalla solita materia ci fa riflettere sull’essere Parte di organismo più grande e sullo svolgere una funzione precisa”.
 
Nonostante Giovanni Ozzola abbia fatto di fotografia, video e installazione i suoi terreni privilegiati, le sue opere hanno qualcosa da spartire con la pittura, questo emerge chiaramente in una serie di lavori inediti presenti in mostra: porzioni di muro “strappate” ad un luogo che portano con sé una moltitudine di storie. “Sono in tutto e per tutto dipinti, che traducono la visione di muri segnati da grafiti (un’immagine che le foto dei bunker mettono spesso in evidenza), attraverso un procedimento che sembra derivare dalla fotografia e rimanda alla tecnica antica dello strappo d’affresco, quello di un foglio di silicone che impressionandosi “per contatto”, si insinua nelle fenditure dei graffiti e ne cattura in positivo la trama. Solo quando il distacco, lo strappo è avvenuto l’artista interviene con il colore creando altre stratificazioni, l’impressione di una altro tempo (quello della pittura) che sovrappone al tempo, incalcolabile, iscritto nella storia dei graffiti.” (Davide Ferri in “Fallen Blossoms”, Gli Ori, 2018). 
 
Al centro del lavoro di Ozzola c’è l’interesse per lo spazio tridimensionale e la luce. La sua ricerca parte dall’osservazione e dall’analisi del mondo visibile: piccoli eventi, fenomeni naturali che ogni giorno si ripetono, uguali a sé stessi e pur sempre unici e diversi. Momenti di un mondo fatto di visioni sul punto di svanire sono sondati con una volontà quasi scientifica. Le sue fotografie catturano il variare delle luci in un continuo tentativo di fermare qualcosa di fluttuante e fugace, quasi a voler confermare le qualità epifaniche del mezzo fotografico. In “Fallen Blossoms”, il nuovo ciclo che l’artista presenta a “Octillion”,foglie e petali di fiori, raggiunto il culmine del loro ciclo vitale, cadono e sisparpagliano sull’asfalto. Sono immagini che riflettono sulla caducità della vita, sul senso effimero della bellezza ma anche sulla possibilità che elementi naturali ed elementi artificiali si mescolino senza soluzione di continuità. 
                                                                                                        
Nato a Firenze nel 1982, Giovanni Ozzola attualmente vive e lavora alle Isole Canarie, Spagna. Ha esposto il suo lavoro a livello internazionale presso numerose istituzioni pubbliche e private, tra le esposizioni più recenti: Pitch Black, Palacio de los Marqueses de Moctezuma, Museo Unicaja Joaquin Peinado, Ronda (Málaga), Spagna, MI VERDAD, CON SU TIEMPO Y ESPACIO – ALGO TUYO Y MÍO, Fundación Unicaja, CUC Centro Unicaja de Cultura de Antequera, Spagna, Vanitas, Rotary Waregem, Claessens Canvas, Waregem, Belgio, RECTO VERSO, Foundation Louis Vuitton, Parigi, Francia, IL RICHIAMO DI CTHULHU, MANIFESTA 12, evento collaterale, Palazzo Mazzarino, Palermo, Italia, WunderMoRE, MAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo di Roma, Italia nel 2018; Relitti e Camere con stelle, Untitled Association Lynchen, Berlino, Germania, Mirage, Suburbia Contemporary Cultures, Granada, Spagna e Fumo, Macro, Roma nel 2017; Adrift, District 6 Museum, Cape Town, Sud Africa, Sistemi di realtà, Sms, Pisa, Italia e Re-Birth, Abu Dhabi Art, Abu Dhabi, Emirati Arabi nel 2016. Le sue opere sono conservate in numerose collezioni private e pubbliche, tra cui il MART di Rovereto, in Italia; Chelsea Art Museum a New York, Stati Uniti; Sharjah Maraya Art  Center a Dubai; Mori Museum a Tokyo in Giappone; Schunck-Glaspaleis a Herleen, Paesi Bassi; Künstlerhaus Palais Thurn Und Taxis, a Bregenz in Austria; Man Museo d'Arte, Nuoro, Italia; Waseda University, Tokyo, Giappone; Centre d'Art Bastille, Grenoble, Francia; GC, AC, Monfalcone, Italia;  Viafarini Docva, Milano, Italia; Centro Arti Visive Pescheria, Pesaro, Italia; OCAT - Contemporay Art Terminal, Shanghai, Guandong Museum of Art, Guangzhou, Cina; 2139, Jeddah, Arabia Saudita; District Six Museum, Città del Capo, Sudafrica, Star Museum, Shanghai, Cina. Tra I premi: “Premio Terna” (2008), “The Talent Prize” (2010) e il “Premio Cairo” (2011), Seat Pagine Gialle, Regione Toscana (2007).
 
Inaugurazione sabato 26 gennaio 2019 ore 18-21

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