Adji Dieye. Continente Arte

 

Dal 11 Settembre 2026 al 10 Ottobre 2026

Luogo: Fondazione Sandretto Re Rebaudengo

Indirizzo: Via Modane 16

Orari: Giovedì: 20:00 -23:00 (Ingresso gratuito) Da venerdì a domenica: 12:00 - 19:00

Curatori: Ilaria Bernardi

Costo del biglietto: INTERO €7 RIDOTTO €5 Studenti sotto i 26 anni e maggiori di 65 anni GRUPPI €6 Minimo 10 persone FREE Minori di 12 anni Insieme per l'Arte Abbonamento Torino Musei Giornalisti Membri ICOM Convenzioni

Sito ufficiale: http://fsrr.org/


Banca Ifis, attraverso Ifis art, sostiene il progetto CONTINENTE ARTE, mostra personale di Adji Dieye presentata da Associazione Genesi in collaborazione con Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Il progetto si inserisce nel percorso di collaborazione tra la Fondazione e l’Associazione, avviato nel 2023 con una mostra collettiva ad Alba e proseguito nel 2024 con la personale dell’artista Binta Diaw presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, confermando la volontà condivisa delle due istituzioni di sostenere e valorizzare le nuove generazioni di artisti italiani attivi nel panorama nazionale e internazionale.
 
Per questa occasione Adji Dieye presenta nuove produzioni che spaziano dalla video-installazione all’installazione scultorea, proseguendo la propria ricerca sui rapporti tra architettura, archivi, rappresentazione pubblica e costruzione delle identità nazionali e post-coloniali.
 
Il titolo della mostra, CONTINENTE ARTE, allude a una tensione che attraversa da tempo il sistema culturale contemporaneo: quella tra l’opera e il contesto geografico, storico e identitario da cui essa proviene. Troppo spesso, infatti, il “continente” — inteso non soltanto come luogo geografico ma come insieme di appartenenze culturali, etniche e politiche — finisce per prevalere sull’arte stessa, diventando la chiave interpretativa dominante attraverso cui il lavoro viene osservato, raccontato e valutato. La mostra nasce proprio da questa riflessione, interrogando i meccanismi che trasformano l’identità dell’artista in un dispositivo narrativo capace talvolta di oscurare la complessità dell’opera.
 
Fulcro del progetto è una nuova video-installazione a due canali che riflette sul concetto di libertà artistica e sui dispositivi attraverso cui l’arte contemporanea viene resa visibile, narrata e resa “comprensibile” nello spazio pubblico. I due video condividono la medesima ambientazione: uno studio televisivo dedicato alla vendita di opere d’arte, allestito come un tradizionale set di televendita. Le opere presentate sono le stesse, così come è la stessa l’artista chiamata a intervenire all’interno della narrazione. A cambiare sono invece i protagonisti incaricati di promuoverle e venderle al pubblico.
 
Attraverso registri differenti, i due televenditori, interpretati da Valeria Bruni Tedeschi e da Alessandro Orlando, costruiscono infatti discorsi che attribuiscono valore alle opere facendo leva quasi esclusivamente su elementi esterni alla loro effettiva complessità formale e concettuale. L’attenzione si concentra sulla provenienza geografica dell’artista, sugli stereotipi associati agli artisti afrodiscendenti, sulle aspettative del pubblico rispetto a determinati temi identitari e sociali, fino a trasformare l’opera in una sorta di pretesto per la conferma di narrazioni già note. La televendita diventa così una metafora dei processi di mediazione culturale che accompagnano l’arte contemporanea, mettendo in discussione il ruolo di critici, curatori, istituzioni, media e mercato nella costruzione del significato e del valore delle opere.
 
Accanto alla video-installazione, la mostra presenta una serie di nuove sculture composte da strutture metalliche che evocano torri instabili, architetture precarie e costruzioni in bilico. Attraversate e rivestite da elementi tessili, queste opere richiamano la fragilità delle narrazioni storiche e identitarie che hanno accompagnato la stagione coloniale e post-coloniale, suggerendo un’immagine di equilibrio sempre provvisorio tra memoria, appartenenza e trasformazione.
 
Il progetto invita così a interrogarsi su chi costruisca il significato delle opere, quali narrazioni vengano privilegiate e quali invece restino inascoltate.
 
La mostra sarà accompagnata da una pubblicazione concepita come un libro d’artista, realizzata per l’occasione.
«Associazione Genesi crede che sostenere i giovani artisti italiani significhi offrire loro non soltanto visibilità, ma anche la possibilità di sviluppare ricerche ambiziose e libere. Con CONTINENTEARTE prosegue il nostro impegno nel promuovere una nuova generazione di artisti italiani capaci di interrogare criticamente il presente attraverso linguaggi innovativi e una profonda consapevolezza culturale», dichiara Letizia Moratti, Presidente di Associazione Genesi.
 
«Il lavoro di Adji Dieye affronta con straordinaria lucidità una questione che attraversa oggi il sistema dell’arte internazionale: il rischio che l’identità dell’artista finisca per precedere, orientare o addirittura sostituire la lettura dell’opera. CONTINENTEARTE mette in scena questo meccanismo con intelligenza e ironia, invitandoci a riflettere sui dispositivi culturali che contribuiscono a costruire il valore e il significato delle opere», afferma Ilaria Bernardi, curatrice della mostra.

Adji Dieye (1991) vive e lavora tra Milano e Dakar. È un’artista multidisciplinare la cui pratica indaga la costruzione delle epistemologie nazionali all’interno di contesti pubblici e istituzionali. Attraverso archivi, architettura, immagini pubblicitarie e dispositivi mediatici, il suo lavoro interroga i paradossi che attraversano l’idea di progresso e le forme attraverso cui esso viene rappresentato e interiorizzato. Il suo lavoro è stato presentato, tra gli altri, presso Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (2024), Fotomuseum Winterthur (mostra personale, 2023), Fondation H (mostra personale, 2023), C/O Berlin (mostra personale, 2021), Biennale de Lyon (2022), Dak’Art Biennale (2022), Rencontres de Bamako (2022), Foam (2020) e Kunsthalle Wien (2020).
 
 
 

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