Liu Bolin. Macerie

Liu Bolin, Gibellina Italia, 2026. Courtesy Liu Bolin e Galleria Gaburro

 

Dal 17 Ottobre 2026 al 10 Dicembre 2026

Gibellina | Trapani | Visualizza tutte le mostre a Trapani

Luogo: MAC – Museo d’Arte Contemporanea Ludovico Corrao

Indirizzo: Viale Segesta

Curatori: Andrea Cusumano

Sito ufficiale: http://gibellina2026.it


Dal 17 ottobre al 10 dicembre 2026, il MAC – Museo d’Arte Contemporanea Ludovico Corrao di Gibellina presenta Macerie, il nuovo progetto di Liu Bolin nato dalle fotografie realizzate durante le performance che l’artista ha condotto a Gibellina e nel territorio del Belìce nel giugno 2026, nell’ambito di Gibellina Capitale dell’Arte Contemporanea 2026.

Celebre in tutto il mondo come The Invisible Man, Liu Bolin utilizza da oltre vent'anni il proprio corpo come superficie di mimetizzazione per interrogare il rapporto tra individuo e società, presenza e assenza, memoria e identità. La progressiva scomparsa della figura umana nello spazio non è un semplice esercizio di illusionismo visivo, ma uno strumento attraverso il quale riflettere sul significato dei luoghi e sulla relazione tra l'uomo e il contesto che abita.

Il progetto presenta dieci fotografie, due delle quali realizzate nel contesto di Gibellina e del territorio del Belìce.
Gli scatti nascono da due performance che hanno avuto luogo in alcuni dei luoghi più emblematici del territorio, come il Cretto di Gibellina e il Tempio di Hera a Selinunte. Le fotografie realizzate restituiscono un ciclo inedito di immagini in cui il corpo si fonde con superfici, colori e architetture di un paesaggio profondamente segnato dalla storia e dalla memoria.

Nel Grande Cretto a Gibellina Vecchia, l’artista si è mimetizzato tra le tracce della città distrutta dal terremoto. Se l’opera di Burri ha trasfigurato nel cemento bianco la ferita del sisma, con questa performance Bolin ha attraversato il labirinto silenzioso, prestando la propria presenza per dare nuova voce a ciò che è andato perduto. Diventando parte integrante dell’opera d’arte, l’artista ha così tracciato un filo invisibile tra passato e futuro, tra distruzione e rinascita.

La seconda performance ha visto l’artista scomparire tra le architetture del Tempio di Hera di Selinunte. Tra le testimonianze più imponenti della Magna Grecia, il Tempio di Hera custodisce una memoria millenaria fatta di stratificazioni, crolli e permanenze. Qui Bolin ha scelto ancora una volta di scomparire, fondendo il proprio corpo con la pietra antica per interrogare il rapporto tra individuo e storia, tra presenza e tempo.
 
Da questi interventi sono nati gli scatti presentati nella mostra Macerie, a cura di Andrea Cusumano e realizzata in collaborazione con la Galleria Gaburro che sostiene l'Artista sin dagli esordi della sua carriera ed è stata la prima, e ad oggi l'unica, galleria a introdurre e promuovere il suo lavoro in Italia. Nel corso degli anni, la Galleria ha sostenuto numerosi progetti dell'Artista, tra cui la realizzazione di una performance presso il Cenacolo Vinciano, dove ha sede L'Ultima Cena di Leonardo da Vinci, consolidando un rapporto artistico e professionale di lunga data. Questo nuovo  costruisce un ponte ideale tra i territori segnati dalla distruzione e la possibilità di una nuova elaborazione della memoria. La maceria non è soltanto il segno di ciò che è andato perduto, ma materia del ricordo e occasione per elaborare una diversa visione del paesaggio.
 
Il processo di mimetizzazione, elemento centrale della ricerca di Liu Bolin, assume qui un significato ulteriore. Le ore di body painting, condotte in stretta relazione con i luoghi, trasformano il corpo dell'artista nella prosecuzione delle superfici circostanti: pietre, vegetazione, ombre, colori e dettagli architettonici vengono riprodotti sulla pelle fino a generare l'illusione della scomparsa. Ma proprio quando il corpo sembra dissolversi nello spazio, la sua presenza emerge con maggiore intensità.

Macerie
invita così a osservare ciò che resta, ciò che scompare e ciò che può riaffiorare, proponendo una riflessione sulla memoria dei luoghi e sulla capacità dell'arte di trasformare una ferita collettiva in un nuovo spazio di racconto.

Con questo progetto, Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026 amplia ulteriormente il proprio programma, rafforzando una visione che mette in dialogo artisti, archivi, collezioni, territori e comunità. La città, i suoi musei, le architetture e il paesaggio continuano così a configurarsi come un unico spazio di produzione, ricerca e confronto, nel quale l’arte contemporanea diventa strumento di lettura del presente.
 

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