Arborea. I monumenti vegetali di Federica Galli & Beth Moon
Beth Moon, Fornax, 2013, stampa al platino palladio, 81x120 cm, tratta dalla serie Diamond Nights © PH Neutro, Pietrasanta
Dal 16 Dicembre 2016 al 12 Febbraio 2017
Trento | Visualizza tutte le mostre a Trento
Luogo: MUSE - Museo delle Scienze
Indirizzo: Corso del Lavoro e della Scienza 3
Orari: Da martedì a venerdì 10 – 18. Sabato, domenica e festivi 10 - 19
Costo del biglietto: Intero € 10, ridotto € 8
Telefono per informazioni: +39 0461 270311
E-Mail info: [email protected]
Sito ufficiale: http://www.muse.it
Il MUSE, il Museo delle Scienze di Trento progettato dall’architetto genovese Renzo Piano, accoglie dal 16 dicembre 2016 al 12 febbraio 2017 la doppia personale di Federica Galli (Soresina, 1932 – Milano, febbraio 2009) e Beth Moon (Neenah, 1956).
La mostra, che nasce da un progetto della Fondazione Federica Galli di Milano – istituzione nata per volere testamentario dell’artista cremonese, esponente di spicco dell’arte incisoria italiana che ha fatto del segno e della natura i suoi tratti distintivi – vede dialogare i monumentali alberi incisi ad acquaforte dalla Galli con i colossi naturali fotografati dalla Moon, che li eterna attraverso la particolare tecnica della stampa al platino palladio.
Tempo, memoria e natura sono i temi centrali delle loro opere, un poetico filo conduttore che unisce tutti i più importanti “monumenti verdi” esistenti al mondo testimoniandone l’incredibile ricchezza naturale. Chiome scheletriche o rigogliose, rami lunghissimi e tentacolari, fusti esili o possenti, cortecce lisce o rugose catturano lo sguardo di grandi e piccini per raccontare, silenziosamente, aneddoti, folklori e storie secolari. A guidare il visitatore nell’affascinante e labirintico allestimento realizzato dell’architetto Michele Piva un percorso obbligato all’interno di una sorta di bosco che, come una madre, lo avvolge e lo abbraccia ricordandogli il proprio posto nell’universo.
Suggellano l’esposizione un ritratto di Federica Galli realizzato dal grande maestro Gianni Berengo Gardin e un testo critico di Tiziano Fratus, poeta e scrittore bergamasco, inventore dell’"alberografia", un processo di mappatura ideale delle specie arboree che lo ha portato a pubblicare una serie di opere legate alla natura, all'identità e agli alberi monumentali. Nel suo excursus narrativo, Fratus ci conduce alla scoperta dei grandi polmoni verdi dell’arco alpino, ripercorrendo, regione per regione, le foreste “scolpite dal gelo, segnate e incise dal dio dei fulmini”, e identificando l’albero con “la macchina che Madre Natura ha progettato per superare i secoli e i limiti che mammiferi, rettili e altri abitanti mobili e migranti del pianeta non possono varcare”.
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