Parmigianino
(Girolamo Francesco Maria Mazzola)
Parma 11/01/1503 — Casalmaggiore 24/08/1540
Figlio del pittore Filippo, Parmigianino viene educato all’arte pittorica dagli zii Pier Ilario e Michele Mazzola. Inizialmente influenzato dallo stile di Correggio, mostra di sapersene distaccare non appena riceve la sua prima commissione importante: gli affreschi per la chiesa di San Giovanni Evangelista a Parma (1521-1524). Il repertorio cui attinge e la sicurezza con la quale dipinge sembrano già denotare una spiccata personalità. Memore degli scorci prospettici operati da Correggio nella Camera di San Paolo, negli affreschi con la Leggenda di Diana e Atteone per la Rocca Sanvitale a Fontanellato, Parmigianino perfeziona il suo stile pittorico, costruito su colori cangianti e algide forme allungate. Di questo stesso periodo è il ritratto di Galeazzo Sanvitale (1524), oggi al Museo di Capodimonte a Napoli, dove la vena intellettualistica che pervade l’opera è confermata dal simbolismo alchemico di alcuni dettagli, come ad es. la medaglia con il numeri 7 e 2 (simboli di Luna e Giove) in mano a Galeazzo. Nel 1523 si reca a Roma, dove è ricevuto da papa Clemente VII: qui si inserisce nella cerchia degli allievi di Raffaello, tra i quali figura Rosso Fiorentino, importante modello per le sue fisionomie allungate. Tra le opere del periodo romano spiccano una Sacra Famiglia, il celebre Autoritratto allo specchio convesso, donato dall’autore a Pietro Aretino, le Nozze mistiche di Santa Caterina e la Visione di San Gerolamo. Fatto prigioniero durante il sacco di Roma (1527) mentre lavorava a quella sintesi stilistica di pittura romana e emiliana che è la Madonna Bufalini, Parmigianino decide di pagare il riscatto e trasferirsi a Bologna, dove dal 1528 al 1531 produce opere significative per il manierismo bolognese, come la Pala di San Rocco per San Petronio, la Madonna col bambino e Santa Margherita (1529) e la Madonna della rosa (1531). Nel 1531 torna a Parma dove riceve l’incarico per la decorazione di Santa Maria della Steccata, un incarico che, a detta di Vasari, Parmigianino non portò mai a termine per la sua irrefrenabile dedizione agli esperimenti alchemici. Con la Schiava Turca (1530), la Madonna dal collo lungo (1534) e il Cupido che prepara l'arco (1535), il pittore emiliano porta a compimento quella sua originalissima poetica di astrazione formale inaugurata anni prima. Oltre che come ritrattista, Parmigianino è anche noto come eccellente incisore e come il primo grande interprete in Italia della tecnica dell’acquaforte. Le incisioni tratte dalle sue opere contribuirono a diffondere il suo stile e la sua fama in tutta Europa.
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