Ritratto di uomo

Girolamo Francesco Maria Mazzola

Le Gallerie degli Uffizi

 
DESCRIZIONE:
La provenienza del dipinto è sconosciuta: compare tra gli autoritratti diproprietà del Granduca Cosimo III e di qui passò alla Galleria degli Uffizi il 27-10-1682. Fino a tutto l'Ottocento fu ritenuto l'autoritratto del pittore. Questa tradizionale identificazione del soggetto viene messa in dubbio da Ghidiglia Quintavalle e da Fagiolo dell'Arco. Il primo dei due studiosi ritiene addirittura (1948) che il dipinto stesso sia "una copia di scuola parmense di un originale perduto". In generale la critica fa riferimento ad un semplice ritratto di ignoto e, basandoci sul Vasari, possiamo dire che il dipinto appartiene al momento in cui il Parmigianino "Fece a Bonifacio Gozzolino il suo ritratto di naturale e quello della moglie che rimase imperfetto" o anche "ritrasse per aver denari non so che conte bolognese". Un altro studioso, il Freedberg (1950), ripreso recentemente da P. Rossi (1980) si schiera per l'autografia al Parmigianino e per la tesi dell'autoritratto, basandosi nel confrono con alcuni disegni che con un certo margine di successo possono ritenersi autoritratti dell'artista, quali il n. 790A della Devonshire Collection di Chatsworth (Autoritratto e studio per gli affreschi della Steccata), il n. 2623 dell'Albertina di Vienna, che probabilmente servì per l'incisione del frontespizio della prima edizione delle vite del Vasari, il n. 1858-7-24-6 del British Museum, dove l'artista appare nell'atto di tenere sollevata la sua cagna ritta sulle zampe posteriori e che, secondo il Popham contiene una iscrizione che dice trattarsi di un autoritratto. A questi disegni si può unire un ritratto, recante il nome, visibile su una iscrizione anonima tardo cinquecentesca di collezione privata parmense. Per quanto riguarda la datazione, fissata da Freedberg e Berenson al 1527-1528, attualmente si tende a posticiparla all'inizio del secondo periodo parmense, in base ad osservazioni stilistiche, alla presenza del rilievo con misteriosa scena allegorica non decifrata, ed anche per l'originale taglio compositivo che lo raffigura solo parzialmente, che presenta affinità con disegni riferibili a questo periodo: inoltre la pennellata rapida, costruita con tocchi sommari, è molto vicina all'ancona del presbiterio della Steccata, 1535-1539. Copie parziali presso le Gallerie Nazionali di Capodimonte (201) e Galleria Nazionale di Parma (313). Su questa ultima tela uno scritto molto indebolito che C. Ricci (La R. Galleria di Parma" 1896) considerava antica: "Franciscus Mazzola Pinxit seipsum anno mdxxx". Il Freedberg, oltre a considerarlo un autoritratto, lo ritiene uno dei più alti esempi stilistici dell'artista che anche qui dimostra l'alta componente psicologica degli ideali di grazia ed eleganza.

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