Miriana Bonazza. Preghiere nel vento
Miriana Bonazza. Preghiere nel vento, Palazzo Berlami, Trieste
Dal 16 Ottobre 2013 al 25 Ottobre 2013
Trieste | Visualizza tutte le mostre a Trieste
Luogo: Palazzo Berlami
Indirizzo: piazza Duca degli Abruzzi 1
Orari: da lunedì a giovedì 9.30-12.30/ 15.30-18; venerdì 9.30-12.30
Telefono per informazioni: +39 040 3728027
E-Mail info: miribruco@yahoo.it
Sito ufficiale: http://preghierenelvento.weebly.com
Il giorno 15 ottobre 2013, alle ore 18.00, presso la sala espositiva del Circolo Generali (Piazza Duca degli Abruzzi, 1 - Trieste), inaugura la mostra della fotografa Miriana Bonazza Preghiere nel vento. Presentazione di Enea Chersicola.
L’esposizione raccoglie una selezione di scatti che la viaggiatrice-fotografa triestina ha eseguito nel suo recente viaggio in Tibet, dove ha avuto modo di conoscere la pesantissima situazione che il popolo tibetano è costretto a vivere in conseguenza all’occupazione cinese.
Tante volte siamo rimasti affascinati dal suono prodotto da una bandiera accarezzata o sbattuta dal vento; più questa vibrazione si ripete e più la bandiera si consuma, si lacera, si consegna fisicamente al vento che a colpi di piccoli fili la porta via, lontano. Proviamo ad immaginare che su quella bandiera ci sia intriso il più sacro e profondo dei pensieri, un’altissima espressione sacra, rivolta al mondo. Immaginiamo che questa venga posta sulle cime più alte, sul “Tetto del mondo”. Ogni colpo prodotto dal vento sarà un’eco protratta all’infinito, una preghiera consegnata alle bufere che la porteranno in luoghi lontanissimi. Queste sono le preghiere nel vento.
Il grande lavoro fotografico di Miriana Bonazza è un punto di vista su un mondo pieno di misteri che attraverso gli scatti può essere intuito. Il cardine, in tutte le sue spedizioni fotografiche, è lo sguardo. Attraverso i volti ci viene palesata una familiarità umana che si offre come maniglia per spalancare la porta sugli enormi contenuti proposti in queste fotografie.
Il lungo legame dell’autrice con questi luoghi si concretizza nel 2012 quando organizza il suo primo viaggio in Nepal e Bhutan. Qui inizia un’intensa analisi di una fede tanto più forte in quanto professata da esuli tibetani; l’esilio dei pellegrini tibetani, infatti, dilata la profondità della preghiera, evidenziando subito quali siano le difficoltà da affrontare per entrare in empatia con luoghi simili.
Il viaggio in Tibet avviene a maggio 2013 proprio in occasione del Saga Dawa, festa centrale nella fede buddista dal momento che celebra proprio il momento di illuminazione di Buddha. L’incontro con il Tibet non può che essere profondo e radicale: incontrare i tibetani da moltissimi anni prigionieri dell’occupazione cinese, vedere come la loro fede sia in grado di superare questa pesantissima minaccia quotidiana, costringe i visitatori a riformulare il concetto della trascendenza. L’incontro con una fede così profonda e così pericolosamente pacifica, è un’esperienza che bisogna necessariamente metabolizzare.
La ricerca di Miriana Bonazza è profondamente antropologica. L’autrice di queste fotografie riesce attraverso un dettaglio a raccontare tutto quel mondo che rimane fuori dall’obbiettivo al momento dello scatto. Il fotografo che mette l’occhio nell’obbiettivo non può diventare cieco rispetto al mondo che lo circonda: tutto ciò che vede nella macchina fotografica ha un contesto che in queste foto ritorna in maniera limpida ed evidente. Se l’autore quindi non si contestualizza nei luoghi dei suoi soggetti, la fotografia, in particolare se da reportage, è legata ad uno stato di abbandono; stato che non riguarda affatto il modo di Miriana Bonazza.
Questa mostra ci consegna uno spaccato commovente di un luogo lontanissimo da molti di noi ma raccontato da una prospettiva di occhi a noi più familiari, quelli di Miriana. Penetrare negli sguardi che l’autrice generosamente ci offre è un’occasione per dialogare con temi profondi spesso dimenticati dalla nostra umanità.
Dopo un intenso incontro avvenuto a Polava (UD) con il Ven. Sogan Rimpoche, Miriana ha concretizzato il suo desiderio di dedicare il proprio lavoro alla divulgazione della questione tibetana e ad una raccolta fondi in favore della Sogan Foundation (http://www.sogan.org/); la fondazione investe le proprie risorse in favore del popolo tibetano con progetti come quello che ha portato all’apertura del Kunsel Kyetsal (Istituto Superiore Tibetano della Scienza e della Tecnica). La mostra, che sarà ripetuta in diverse sedi espositive, si pone pertanto lo scopo di raccogliere fondi attraverso la vendita delle fotografie, per collaborare all’operato di questa fondazione in Tibet.
L’esposizione raccoglie una selezione di scatti che la viaggiatrice-fotografa triestina ha eseguito nel suo recente viaggio in Tibet, dove ha avuto modo di conoscere la pesantissima situazione che il popolo tibetano è costretto a vivere in conseguenza all’occupazione cinese.
Tante volte siamo rimasti affascinati dal suono prodotto da una bandiera accarezzata o sbattuta dal vento; più questa vibrazione si ripete e più la bandiera si consuma, si lacera, si consegna fisicamente al vento che a colpi di piccoli fili la porta via, lontano. Proviamo ad immaginare che su quella bandiera ci sia intriso il più sacro e profondo dei pensieri, un’altissima espressione sacra, rivolta al mondo. Immaginiamo che questa venga posta sulle cime più alte, sul “Tetto del mondo”. Ogni colpo prodotto dal vento sarà un’eco protratta all’infinito, una preghiera consegnata alle bufere che la porteranno in luoghi lontanissimi. Queste sono le preghiere nel vento.
Il grande lavoro fotografico di Miriana Bonazza è un punto di vista su un mondo pieno di misteri che attraverso gli scatti può essere intuito. Il cardine, in tutte le sue spedizioni fotografiche, è lo sguardo. Attraverso i volti ci viene palesata una familiarità umana che si offre come maniglia per spalancare la porta sugli enormi contenuti proposti in queste fotografie.
Il lungo legame dell’autrice con questi luoghi si concretizza nel 2012 quando organizza il suo primo viaggio in Nepal e Bhutan. Qui inizia un’intensa analisi di una fede tanto più forte in quanto professata da esuli tibetani; l’esilio dei pellegrini tibetani, infatti, dilata la profondità della preghiera, evidenziando subito quali siano le difficoltà da affrontare per entrare in empatia con luoghi simili.
Il viaggio in Tibet avviene a maggio 2013 proprio in occasione del Saga Dawa, festa centrale nella fede buddista dal momento che celebra proprio il momento di illuminazione di Buddha. L’incontro con il Tibet non può che essere profondo e radicale: incontrare i tibetani da moltissimi anni prigionieri dell’occupazione cinese, vedere come la loro fede sia in grado di superare questa pesantissima minaccia quotidiana, costringe i visitatori a riformulare il concetto della trascendenza. L’incontro con una fede così profonda e così pericolosamente pacifica, è un’esperienza che bisogna necessariamente metabolizzare.
La ricerca di Miriana Bonazza è profondamente antropologica. L’autrice di queste fotografie riesce attraverso un dettaglio a raccontare tutto quel mondo che rimane fuori dall’obbiettivo al momento dello scatto. Il fotografo che mette l’occhio nell’obbiettivo non può diventare cieco rispetto al mondo che lo circonda: tutto ciò che vede nella macchina fotografica ha un contesto che in queste foto ritorna in maniera limpida ed evidente. Se l’autore quindi non si contestualizza nei luoghi dei suoi soggetti, la fotografia, in particolare se da reportage, è legata ad uno stato di abbandono; stato che non riguarda affatto il modo di Miriana Bonazza.
Questa mostra ci consegna uno spaccato commovente di un luogo lontanissimo da molti di noi ma raccontato da una prospettiva di occhi a noi più familiari, quelli di Miriana. Penetrare negli sguardi che l’autrice generosamente ci offre è un’occasione per dialogare con temi profondi spesso dimenticati dalla nostra umanità.
Dopo un intenso incontro avvenuto a Polava (UD) con il Ven. Sogan Rimpoche, Miriana ha concretizzato il suo desiderio di dedicare il proprio lavoro alla divulgazione della questione tibetana e ad una raccolta fondi in favore della Sogan Foundation (http://www.sogan.org/); la fondazione investe le proprie risorse in favore del popolo tibetano con progetti come quello che ha portato all’apertura del Kunsel Kyetsal (Istituto Superiore Tibetano della Scienza e della Tecnica). La mostra, che sarà ripetuta in diverse sedi espositive, si pone pertanto lo scopo di raccogliere fondi attraverso la vendita delle fotografie, per collaborare all’operato di questa fondazione in Tibet.
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