Andrea Mastrovito. La diseducazione al reale

© Andrea Mastrovito e Galleria Michela Rizzo | Andrea Mastrovito, Schwarze Blumen, 2020, frottage a matita su carta, 215 x 180 cm.

 

Dal 06 Aprile 2021 al 26 Maggio 2021

Venezia

Luogo: Galleria Michela Rizzo

Indirizzo: Giudecca 800/Q

Orari: da martedì a sabato 11-18

Curatori: Alberto Fiz

Telefono per informazioni: +39 0418391711

E-Mail info: info@galleriamichelarizzo.net


La Galleria Michela Rizzo ha piacere di presentare La diseducazione al reale, la prima mostra di Andrea Mastrovito nei propri spazi della Giudecca, curata da Alberto Fiz, con oltre trenta opere in gran parte realizzate per questa occasione.

Andrea Mastrovito torna a esporre in una galleria italiana dopo gli importanti traguardi raggiunti nell’ultimo triennio: la vittoria dell’Italian Council (2019) e la conseguente personale a Palazzo Fabroni – Museo del Contemporaneo di Pistoia (2020), la partecipazione alla XV Biennale di Lione con un solo show alla Fondation Bullukian (2019), e un imponente progetto alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma (2019). Questa nuova mostra alla Galleria Michela Rizzo di Venezia porta ancora una volta il disegno al centro dell’attenzione in modo innovativo, non come surrogato della pittura, ma come tecnica in grado di stravolgere il processo visivo.

Come viene percepita la realtà? Come si modifica la verità soggettiva? Chi sta raccontando cosa? Questi sono solo alcuni dei quesiti che emergono dall'indagine di Mastrovito. Attraverso una serie di rielaborazioni e interpretazioni, il disegno viene esplorato come copia, traccia, impronta, metamorfosi, negazione e assenza. La diseducazione al reale si pone come un rinnovato percorso d'indagine in un contesto che sintetizza le tradizionali modalità dell'artista con le sperimentazioni più recenti. Ne emerge, come spiega il curatore Alberto Fiz: "Una presa di coscienza rispetto a un reale che esce di senno e sfugge a ogni definizione, in una progressiva integrazione di elementi, solo in apparenza antitetici".

Il concetto di diseducazione nasce da una riflessione sulla funzione dell’arte e, in questa circostanza, vengono utilizzati elementi iconici della sfera educativa e ludica secondo un progressivo ribaltamento.
“L'arte non deve rispondere alle logiche del politically correct, né tantomeno sottostare alle convenzioni sociali, etiche o politiche” afferma Andrea Mastrovito. Nel percorso di mostra la presenza di elementi della nostra infanzia e di oggetti legati alla formazione scolastica o pedagogica appaiono come un richiamo intenzionale e fuorviante. I righelli colorati, il frottage, le lavagne, la cattedra e i banchi, senza mai perdere del  tutto il loro significato originario, si trasformano in materiali d'uso dove il disegno si impone per raccontare vicende mitologiche, fiabe paradossali o circostanze reali totalmente imprevedibili, caratterizzate da infiniti rimandi e interferenze semantiche.
Proprio attraverso il disegno si può studiare, reinterpretare e riscrivere il reale.

Con questa modalità, Mastrovito intende posizionare il disegno come linguaggio contrapposto alla scrittura, perché, come suggerito da Alighiero Boetti in Scrivere con la sinistra è disegnare, il disegno è una pratica che rappresenta l'origine e la fine della scrittura stessa, un concetto in totale sintonia con il mondo dei contrasti e delle iperboli, temi centrali della ricerca dell’artista, che emergono ancora una volta con insistenza nelle dicotomie vita/morte, luce/buio, bene/male.
All’interno degli ampi spazi della Galleria Michela Rizzo, il percorso è suddiviso per sezioni tematiche, con oltre trenta opere quasi tutte inedite. Ogni scelta è frutto di un processo che ripercorre le ossessioni dell’artista e le sue ricerche recenti in modo da offrire una panoramica esaustiva del suo lavoro, con una parte di produzione che esplora una tecnica assolutamente nuova in un’installazione centrale e complessa.

La mostra si compone di cinque sezioni:
Ultime pagine: racchiude alcuni trompe-l'oeil che riproducono una selezione di ultime pagine di romanzi derivati (novelization è il genere in voga negli Stati Uniti) con una pratica che perpetua la copia sia scritta sia raffigurata.
Storia di un fiore: è composta da quattro grandi frottage su carta, ricavati da complesse composizioni di monete mediante una tecnica ludica legata all’infanzia, con contenuti che riflettono intorno all'idea di bugia e di denaro attraverso la storia recente del continente europeo.
Conversazioni: descrive una ricerca che caratterizza il lavoro di Mastrovito negli ultimi anni, in cui lo stream of consciousness prende forma attraverso accostamenti tra disegni a matita ed elementi materici.
L’uomo che poteva fare miracoli: È una selezione di lightbox creati con righelli colorati che, partendo dal Mito della Caverna di Platone, ruotano attorno al concetto di percezione di un oggetto e, soprattutto, di un evento, a seconda del contesto.
La diseducazione al reale: è la sezione più ricca e inedita, in cui l'artista riproduce un’intera classe scolastica attraverso una grande installazione ambientale che appare una perfetta metafora di quanto è accaduto durante la pandemia. I dodici banchi sul ripiano riportano disegni di allegorie delle dodici materie elementari e rievocano l’assenza di alunni e materiali scolastici, mentre i temi raffigurati sull’intarsio della cattedra e sull’incisione della lavagna rappresentano lo studio della Melancolia.

Andrea Mastrovito (Bergamo, 1978), artista, regista e autore di libri, si è formato in Italia e vive tra Bergamo e New York. Il suo percorso si concentra sul disegno alternando il lavoro in studio a interventi installativi e performativi. Ha vinto nel 2007 il New York Prize, nel 2012 il Moroso Prize, nel 2016 il Premio Ermanno Casoli e nel 2019 l’Italian Council. Tra le personali, Strange Days, Laznia Center a Danzica, (2021), Io Non Sono Leggenda, Museo del Novecento e del Contemporaneo di Palazzo Fabroni a Pistoia (2020); Le Monde Est Une Invention sans Futur, Fondation Bullukian e 15a Biennale di Lione e Very Bad Things, La Galleria Nazionale a Roma (2019); Symphony of a Century, Kunsthalle, Osnabruck (2018); Here the Dreamers Sleep, Museo Andersen, Roma (2015); At the End of the Line, GAMEC, Bergamo (2014) e Le Cinque Giornate, Museo del Novecento di Milano (2011). Il suo lavoro da regista comprende i due film NYsferatu - Symphny of a Century (2017) e I Am Not Legend (2020). Il suo lavoro è stato incluso in numerose istituzioni in Europa e Stati Uniti, tra cui Museum of Art and Design, New York; MAXXI Museo delle Arti del XXI secolo, Roma; Palazzo delle Esposizioni, Roma; Manchester Art Gallery, Manchester; B.P.S. 22, Charleroi; Museum of Contemporary Design and Applied Arts, Lausanne; MUDAM, Lussemburgo; Belvedere 21, Vienna; Magazzino Italian Art, Cold Spring NY.  

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