Faccia a faccia con l’archivio. L’artista e il tempo riattivato
Cristina Baldacci, Archivi impossibili. Un’ossessione dell’arte contemporanea (Johan & Levi, 2016)
Dal 30 Novembre 2017 al 30 Novembre 2017
Venezia | Visualizza tutte le mostre a Venezia
Luogo: Teatrino di Palazzo Grassi
Indirizzo: Campo San Samuele 3231
Orari: h 18
Costo del biglietto: Ingresso libero sino a esaurimento posti
Sito ufficiale: http://www.palazzograssi.it/
Giovedì 30 novembre, alle ore 18.00, il Teatrino di Palazzo Grassi dedica una speciale riflessione al tema dell’archiviazione nella pratica artistica contemporanea con un incontro aperto al pubblico tra Cristina Baldacci, storica e critica dell’arte contemporanea, Angela Vettese, direttore del corso di laurea specialistica in arti visive presso IUAV Venezia e direttrice di Arte Fiera Bologna, e gli artisti Maria Morganti (Milano, 1965) eAntoni Muntadas (Barcellona, 1942). La conversazione si svilupperà a partire dai contenuti del libro di Cristina Baldacci, Archivi impossibili. Un’ossessione dell’arte contemporanea (Johan & Levi, 2016) e sarà l’introduzione alla prima proiezione italiana dell’ultima opera cinematografica di Muntadas, In girum revisited… (14’ 32’’, 2017). Faccia a faccia con l'archivio. L'artista e il tempo riattivatoapprofondisce l’utilizzo del dispositivo “archivio” nell’espressione contemporanea, rintracciandone le origini, da un lato nell’importanza fondamentale della definizione della memoria personale, tra egocentrismo e ricerca identitaria, e dall’altro nell’analisi della memoria collettiva attraverso un approccio critico alla documentazione politica e culturale. Cristina Baldacci, dopo un’approfondita ricerca lungo la storia dell’arte recente, riunisce i vari episodi e le particolari finalità con cui l’archiviazione si è imposta nel tempo, affermandosi come genere artistico specifico che si declina nell’atto di collezionare, ordinare e catalogare, mixare e mappare informazioni, per poi riadattarle in una narrazione che diventa strumento critico. Ne deriva un desiderio di riattivare la memoria e la coscienza della propria identità attraverso un sistema classificatorio atipico e per certi versi, appunto, impossibile. Eloquente esempio di questo genere di pratica artista è il lungometraggio di Antoni Muntadas. In girum revisited… (12’ 34’’, 2017) che reinterpreta In girum imus nocte consumimur igni(Francia, 1978) di Guy Debord. L’opera di Muntadas riattiva il materiale che compone il “non-film” di Guy Debord, una sequenza di immagini ready-made dedicate a Venezia, in un processo di risignificazione che dà vita a una nuova deriva situazionista tra i canali cittadini. Questo saggio visivo è una metafora dello scorrere del tempo e dell'impermanenza degli oggetti reali, non ultime le ideologie e utopie politiche. Cristina Baldacci (Milano, 1977) è storica e critica dell’arte contemporanea. Dopo il dottorato e due anni di ricerca all’Università iuav di Venezia, è ora fellow all’ici Berlin Institute for Cultural Inquiry. I suoi interessi riguardano soprattutto l’archivio e l’atlante come forme di conoscenza visiva, le strategie del montaggio, la scultura contemporanea, le relazioni tra arte, immagini e nuovi media. All’attività accademica affianca la collaborazione a riviste d’arte e la curatela di mostre. Antoni Muntadas (Barcellona, 1942) negli anni Settanta è stato pioniere della video installazione e ha in seguito proseguito a produrre con differenti media, quali la fotografia, il video, l’installazione, la registrazione audio e l’intervento urbano. L’iterazione dei suoi progetti più iconici come Between the Frames: The Forum (1983–93), The Board Room (1985), e la serie in progress On Translation (1995– ) e The Construction of Fear(2008– ) sono stati ampiamente esposti presso istituzioni e gallerie in Nord e Sud America, Europa e in Medio Oriente. Per più di quattro decenni, Muntadas ha lavorato a questi progetti, che criticamente riflettono sulle principali questioni che intervengono nella definizione dell’esperienza contemporanea. Il suo obiettivo è quello di rintracciare e decodificare i meccanismi di controllo e di potere, attraverso cui le vie egemoniche di comprensione sono costruite ed esplorando il ruolo giocato dai mass media in questo processo. Nelle sue opere, che hanno sempre una chiara dimensione processuale, spesso si rivolge direttamente al pubblico, chiamandolo alla partecipazione.
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