Ghiaccio Nove
Carlo Canè, Favola contemporanea
Carlo Canè, Favola contemporanea, Cà Zenobio, Venezia
Dal 5 Aprile 2012 al 6 Maggio 2012
Venezia | Visualizza tutte le mostre a Venezia
Luogo: Ca’ Zenobio degli Armeni
Indirizzo: Dorsoduro 2596
Curatori: Italo Bergantini, Gianluca Marziani
Telefono per informazioni: +39 041 5228770
E-Mail info: info@collegioarmeno.it
Sito ufficiale: http://www.collegioarmeno.com
“Ghiaccio Nove” è un famoso libro del 1963 dello scrittore americano Kurt Vonnegut. Racconta di Felix Hoenikker, uno dei "padri" della bomba atomica, uomo votato alla scienza, estraneo alla vita sociale, incapace di amare la moglie Emily e di fare da padre ai suoi tre figli. Da qui la rivelazione narrativa di una sua invenzione, nata in risposta alle richieste di un generale della Marina che cercava il modo per solidificare il fango, così da non costringere i marines a combattere nella melma. L'idea era venuta ad Hoenikker proprio il giorno dello sgancio della bomba: una microparticella in grado di cristallizzare e congelare l'acqua (punto di fusione a 114°F) e potenzialmente in grado di creare una reazione a catena su tutto il pianeta. Le visioni di Carlo Cane nascono in maniera autonoma rispetto alla storia appena riassunta. Non ci sono legami diretti eppure le opere rivelano l’impatto delle figurazioni ultimative sul paesaggio contemporaneo. Senti la presa netta di una coscienza urbanistica, la veggenza sul pianeta in mutazione, percepisci l’energia visionaria che applica alcune utopie letterarie al disegno di elementi architettonici. Ma la cosa che più richiama il mondo di Vonnegut è il senso di imperscrutabile passaggio tra stadi liquidi e solidi, forza ed evanescenza, linearità e curvatura. Le opere vivono in un limbo sospeso, coscienti del presente architettonico nonché dell’ingombro spaziale, delle incoerenze ambientali, dell’impatto critico sul contesto. Cemento armato, vetro e leghe metalliche iniziano a sciogliersi, perdono consistenza volumetrica. Le fondamenta rivelano la propria coscienza liquida, diventano laghi d’inchiostro profondo, dilagano lungo i flussi gravitazionali dello spazio. Architetture del presente globale che somatizzano lo stato febbrile della patologia planetaria. Il paesaggio contemporaneo svela il suo “ghiaccio nove”, ovvero, la sua ambiguità morale, il punto interrogativo sul domani, la versione non finita del presente. Un mondo dove l’uomo decide il proprio destino attraverso scelte drastiche, talvolta estreme, comunque pericolose. Scelte che edificano luoghi per riversarsi sul futuro collettivo, sulla possibilità stessa di un futuro. Scelte che ci riportano al capolavoro di Vonnegut attraverso le visioni pittoriche di un artista ‘Carlo Cane’.
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