L’impronta di Andrea Mantegna. UN DIPINTO RISCOPERTO DEL MUSEO CORRER DI VENEZIA
Andrea Mantegna, Madonna col Bambino, San Giovannino e sei sante, 1490-1495 ca. Dipinto a tempera, olio e oro su tavola, cm. 38x44,5
Dal 18 Dicembre 2024 al 18 Dicembre 2024
Venezia | Visualizza tutte le mostre a Venezia
Luogo: Museo Correr
Indirizzo: San Marco 52
Telefono per informazioni: +39 041 2405211
Sito ufficiale: http://correr.visitmuve.it
Torna a casa il dipinto Madonna col Bambino, San Giovannino e sei sante, riscoperto nei depositi del Museo Correr: accolto per la prima volta nelle sale museo veneziano, tra i capolavori della Quadreria, in una sala interamente dedicata con una mostra–dossier ricca di approfondimenti, per scoprire la storia, i risultati delle prime indagini e anche i misteri che ancora avvolgono l’opera. Gli stessi dati sono contenuti nel piccolo catalogo che accompagna l’esposizione, di fatto la prima pubblicazione sulla ‘nuova’ opera.
Una tavola di piccole dimensioni, pervasa dallo spirito delle grandi corti italiane del Rinascimento e che, soprattutto, mostra la chiara 'l’impronta' del celebre pittore padovano: Andrea Mantegna.
Dopo un lungo e complesso restauro e la prima restituzione con la mostra di Villa Contarini - Fondazione G. E. Ghirardi a Piazzola sul Brenta - luogo natale di Andrea Mantegna, torna ora visibile al pubblico, offerta a specifici studi, approfondimenti, confronti.
Le sale della Quadreria del Museo Correr di Venezia accolgono il “ritorno a casa” della piccola e preziosa tavola, rinvenuta nei depositi del museo: una scena sacra tutta “al femminile”, individuata come Madonna col Bambino, San Giovannino e sei sante, oggetto nell’ultimo anno di approfonditi studi scientifici e storico-artistici, esposto oggi al pubblico in un nuovo allestimento che celebra la sua riscoperta e il suo significato nel panorama dell’arte rinascimentale.
Un ritorno nel museo in cui è stato custodito per quasi due secoli come dipinto di autore anonimo e dove ora rientra, dopo un lungo e impegnativo restauro, con l’individuazione certa dell’ideazione e disegno (l’ “impronta”) del grande Mantegna e l’esecuzione quanto meno del suo atelier, sotto il suo diretto controllo, se non addirittura della sua stessa impareggiabile mano.
Un termine di confronto che ha trovato spazio nel corso della prima restituzione al pubblico nella mostra primaverile a Villa Contarini - Fondazione E. Ghirardi scelta per l’accostamento al celebre pittore del Rinascimento - nativo di Isola di Carturo, ora Isola Mantegna, frazione di Piazzola sul Brenta - e proponendo le prime suggestive ipotesi su iconografia e significati polivalenti e nascosti. Un momento di grande significato, non solo per la divulgazione al pubblico, ma anche per avviare un proficuo confronto e dialogo tra studiosi e tra istituzioni.
Tra questi la vista alla mostra di Nathaniel Silver, Associate Director And Chief Curator all’Isabella Stewart Gardner Museum di Boston (USA) accolto lo scorso settembre da Andrea Bellieni, responsabile del Museo Correr di Venezia, primo ad aver intuito il valore e l’interesse eccezionali dell’opera protagonista dell’esposizione. Il primo dato emerso nell’analisi de la Madonna col Bambino, San Giovannino e sei sante, intrigante e singolare, è stata infatti l'uguaglianza con il dipinto oggi conservato proprio all’Isabella Stewart Gardner Museum, storicamente attribuito al grande Andrea Mantegna e già presente nelle celebri collezioni mantovane dei Gonzaga.
Di tale somiglianza le indagini radiologiche e riflettografiche effettuate sul dipinto veneziano hanno dato chiara spiegazione ‘tecnica’, assolutamente inaspettata e sorprendente: il disegno, rilevato strumentalmente sotto al colore, delinea un tracciato pressoché perfettamente coincidente con quello del dipinto di Boston. Dunque, entrambe le opere sembrano effettivamente esser state realizzate a partire dallo stesso cartone, forato per trasferire a spolvero i punti guida del disegno sulle due tavole. Opere dunque ‘quasi’ identiche e coincidenti; non del tutto, poiché il dipinto veneziano ha anche varie diversità di dettaglio e cromatiche; e anche significativi ‘pentimenti’, ossia particolari dapprima realizzati identicamente all’opera di Boston, ma successivamente variati ‘in corso d’opera’; ciò a dimostrare una ben determinata volontà d’autore. Ma un ulteriore elemento aumenta il mistero e gli interrogativi: il dipinto veneziano è evidentemente incompiuto, non finito e – quindi – forse mai consegnato al committente (verosimilmente, alla committente). Per quale ragione? E per volontà di chi fu portato tanto avanti, ma purtroppo non finito?
Indagini, analisi, deduzioni, ipotesi, riflessioni che ora trovano spazio in una prima pubblicazione/catalogo. Restano le molte domande ancora sospese, capaci di generare nuovi stimoli e temi di confronto, studi e approfondimenti, nonché nuovi filoni di indagine per la ricerca storico-artistica.
Una tavola di piccole dimensioni, pervasa dallo spirito delle grandi corti italiane del Rinascimento e che, soprattutto, mostra la chiara 'l’impronta' del celebre pittore padovano: Andrea Mantegna.
Dopo un lungo e complesso restauro e la prima restituzione con la mostra di Villa Contarini - Fondazione G. E. Ghirardi a Piazzola sul Brenta - luogo natale di Andrea Mantegna, torna ora visibile al pubblico, offerta a specifici studi, approfondimenti, confronti.
Le sale della Quadreria del Museo Correr di Venezia accolgono il “ritorno a casa” della piccola e preziosa tavola, rinvenuta nei depositi del museo: una scena sacra tutta “al femminile”, individuata come Madonna col Bambino, San Giovannino e sei sante, oggetto nell’ultimo anno di approfonditi studi scientifici e storico-artistici, esposto oggi al pubblico in un nuovo allestimento che celebra la sua riscoperta e il suo significato nel panorama dell’arte rinascimentale.
Un ritorno nel museo in cui è stato custodito per quasi due secoli come dipinto di autore anonimo e dove ora rientra, dopo un lungo e impegnativo restauro, con l’individuazione certa dell’ideazione e disegno (l’ “impronta”) del grande Mantegna e l’esecuzione quanto meno del suo atelier, sotto il suo diretto controllo, se non addirittura della sua stessa impareggiabile mano.
Un termine di confronto che ha trovato spazio nel corso della prima restituzione al pubblico nella mostra primaverile a Villa Contarini - Fondazione E. Ghirardi scelta per l’accostamento al celebre pittore del Rinascimento - nativo di Isola di Carturo, ora Isola Mantegna, frazione di Piazzola sul Brenta - e proponendo le prime suggestive ipotesi su iconografia e significati polivalenti e nascosti. Un momento di grande significato, non solo per la divulgazione al pubblico, ma anche per avviare un proficuo confronto e dialogo tra studiosi e tra istituzioni.
Tra questi la vista alla mostra di Nathaniel Silver, Associate Director And Chief Curator all’Isabella Stewart Gardner Museum di Boston (USA) accolto lo scorso settembre da Andrea Bellieni, responsabile del Museo Correr di Venezia, primo ad aver intuito il valore e l’interesse eccezionali dell’opera protagonista dell’esposizione. Il primo dato emerso nell’analisi de la Madonna col Bambino, San Giovannino e sei sante, intrigante e singolare, è stata infatti l'uguaglianza con il dipinto oggi conservato proprio all’Isabella Stewart Gardner Museum, storicamente attribuito al grande Andrea Mantegna e già presente nelle celebri collezioni mantovane dei Gonzaga.
Di tale somiglianza le indagini radiologiche e riflettografiche effettuate sul dipinto veneziano hanno dato chiara spiegazione ‘tecnica’, assolutamente inaspettata e sorprendente: il disegno, rilevato strumentalmente sotto al colore, delinea un tracciato pressoché perfettamente coincidente con quello del dipinto di Boston. Dunque, entrambe le opere sembrano effettivamente esser state realizzate a partire dallo stesso cartone, forato per trasferire a spolvero i punti guida del disegno sulle due tavole. Opere dunque ‘quasi’ identiche e coincidenti; non del tutto, poiché il dipinto veneziano ha anche varie diversità di dettaglio e cromatiche; e anche significativi ‘pentimenti’, ossia particolari dapprima realizzati identicamente all’opera di Boston, ma successivamente variati ‘in corso d’opera’; ciò a dimostrare una ben determinata volontà d’autore. Ma un ulteriore elemento aumenta il mistero e gli interrogativi: il dipinto veneziano è evidentemente incompiuto, non finito e – quindi – forse mai consegnato al committente (verosimilmente, alla committente). Per quale ragione? E per volontà di chi fu portato tanto avanti, ma purtroppo non finito?
Indagini, analisi, deduzioni, ipotesi, riflessioni che ora trovano spazio in una prima pubblicazione/catalogo. Restano le molte domande ancora sospese, capaci di generare nuovi stimoli e temi di confronto, studi e approfondimenti, nonché nuovi filoni di indagine per la ricerca storico-artistica.
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