Shirin Neshat. Do U Dare!
Shirin Neshat, Do U Dare!, 2025. Courtesy of the artist, Gladstone, and Lia Rumma Gallery, Milan/Naples
Dal 9 May 2026 al 6 September 2026
Venezia
Luogo: Palazzo Marin
Indirizzo: Fondamenta Narisi, San Marco 2541
Curatori: Ilaria Bernardi, Bartolomeo Pietromarchi
E-Mail info: info@liarumma.it
In occasione della Biennale di Venezia 2026, Associazione Genesi (fondata da Letizia Moratti nel 2020) e Banca Ifis portano a Venezia l’ultimo lavoro della regista e artista visiva Shirin Neshat. Dal 9 maggio al 6 settembre 2026, le sale di Palazzo Marin ospiteranno la nuova trilogia di film dal titolo Do U Dare!, progetto curato da Ilaria Bernardi e Bartolomeo Pietromarchi e presentato da Gladstone Gallery e da Galleria Lia Rumma in collaborazione con Magonza editore.
Ispirata alla tragica storia di Nasim Aghdam, figura mediatica di origine iraniana la cui vita e pratica artistica hanno profondamente ispirato Neshat, Do U Dare! esplora l’intreccio di connessioni che hanno legato le artiste. Girata in tre diversi contesti socioeconomici di New York, la trilogia indaga il paradosso tra mondo interiore e mondo esteriore delle donne tra realtà e illusione, tra società americana e prospettiva femminile iraniana.
Il progetto racconta la storia di Nasim Aghdam, una donna iraniana che, a causa della sua fede bahá’í, fuggì negli Stati Uniti quando era bambina per sottrarsi alle persecuzioni del governo iraniano. Cresciuta in un sobborgo della California, isolata e in difficoltà nel trovare un legame d’appartenenza con la società americana - mentre al contempo perdeva il legame con le proprie radici iraniane - Aghdam creò un suo mondo virtuale, aprendo un canale YouTube ed esibendosi cantando e ballando in video stilizzati che esprimevano la sua volontà, la sua rabbia e la profonda necessità di essere vista. Attraverso questi video provocatori e destabilizzanti, incarnava e sovvertiva l’immagine universale della donna come oggetto di desiderio e di controllo, sfidando e deridendo le aspettative del pubblico. I suoi contenuti diventarono virali, ottenendo milioni di visualizzazioni, finché YouTube non chiuse improvvisamente il suo account. Distrutta da quella che percepì come una forma di censura autoritaria - simile a quella sofferta dalla sua famiglia in Iran - nel 2018, all’età di 38 anni, Aghdam entrò armata nella sede centrale di YouTube ferendo alcune persone e togliendosi la vita.
Ciascuno dei tre video che compongono la trilogia Do U Dare! si sviluppa in un diverso contesto socioeconomico dell’area metropolitana di New York, componendo un ritratto frammentato del mondo interiore di Nasim Aghdam.
LO SRADICAMENTO DELL’ESPERIENZA MIGRATORIA
Ambientato in un quartiere di immigrati a Brooklyn, il primo video segue Nasim mentre attraversa una comunità segnata da povertà, esclusione e silenziosa disperazione. Osservando vite intrappolate nell’indifferenza burocratica e nell’alienazione culturale, diventa testimone della crudeltà che si cela dietro il sogno americano. La sua quieta ribellione cresce progressivamente, fino a trasformarsi in un atto radicale di protesta e vendetta, nel disperato bisogno di essere ascoltata.
LA FAMA E LA FANTASIA DELLA VISIBILITÀ
Girato nel cuore finanziario di Wall Street, il secondo video colloca Nasim in mezzo a un distretto brulicante e frenetico, dove uomini e donne si muovono meccanicamente nella loro routine, emotivamente svuotati e disconnessi. Con il calare della notte, quella folla senza anima viene misteriosamente attratta da una voce musicale senza corpo. Seguendo il richiamo del suono, Nasim scopre di esserne la fonte, trasformata in una performer capace di catturare l’attenzione della folla e commuoverla fino alle lacrime.
L’opera esplora l’ossessione di Nasim per la fama, il riconoscimento e l’approvazione pubblica. La celebrità e l’ingegno artistico emergono come forze seducenti: un desiderio compulsivo di essere vista, ammirata e riconosciuta, alimentato dalla convinzione che la visibilità stessa possa conferire potere, rilevanza e significato.
NASIM NEL SUO STUDIO
Il video finale si svolge nella casa di Nasim, in un sobborgo di New York, dove realizza in segreto i propri contenuti digitali, ispirati alle sue esperienze con il mondo e con i media. Interpreta ripetutamente personaggi diversi — cantando, ballando e passando da una persona all’altra. Attraverso queste performance ridicolizza l’immagine che l’America costruisce di sé come superpotenza globale, mettendo in luce le contraddizioni che la sostengono: l’ipocrisia politica, il razzismo sistemico e le persistenti strutture di ingiustizia che contraddicono la retorica nazionale di libertà e democrazia. Nei suoi video emerge la grottesca disparità tra la ricchezza estrema e la cultura della celebrità da un lato, e le persistenti realtà di povertà, violenza e distruzione globale dall’altro.
Al centro di questo episodio c'è anche l'oggettivazione sessuale delle donne nella cultura visiva americana, che mette in luce il paradosso del corpo femminile nei media contemporanei, il modo in cui viene infinitamente estetizzato e feticizzato come simbolo di bellezza e desiderio, ma allo stesso tempo inesorabilmente mercificato, sorvegliato e consumato.
In linea con la poetica di Neshat, in Do U Dare! i tre film passano dal realismo sociale in bianco e nero a una dimensione magica e surreale, rappresentando la fragilità mentale di Aghdam, la sua instabilità emotiva dovuta all'esilio e allo sradicamento, la sua totale incapacità di distinguere tra immaginazione e realtà e la sua ossessione di impersonare gli altri: esperienze comuni a molti immigrati nel loro tentativo di adattarsi e integrarsi negli Stati Uniti.
Attraverso questa intricata interazione tra verità e finzione, passato e presente, Do U Dare! si configura come uno specchio e un dialogo, una meditazione sull'esilio, la solitudine, l'ossessione artistica e il fragile confine tra creazione e autodistruzione.
La trilogia riflette non solo su quanto un’artista sia disposta a fare per essere vista, riconosciuta e per riappropriarsi della propria voce, ma anche sul costo umano dello sradicamento e sul potere salvifico dell’arte.
Un volume monografico sarà pubblicato da Magonza Editore e includerà testi dei curatori Ilaria Bernardi e Bartolomeo Pietromarchi, oltre a un saggio di Giovanni Curatola, accademico di fama internazionale ed esperto di arte islamica. Piuttosto che limitarsi a documentare la mostra, il volume intende configurarsi come un’esplorazione autonoma dell’opera di Shirin Neshat.
Ispirata alla tragica storia di Nasim Aghdam, figura mediatica di origine iraniana la cui vita e pratica artistica hanno profondamente ispirato Neshat, Do U Dare! esplora l’intreccio di connessioni che hanno legato le artiste. Girata in tre diversi contesti socioeconomici di New York, la trilogia indaga il paradosso tra mondo interiore e mondo esteriore delle donne tra realtà e illusione, tra società americana e prospettiva femminile iraniana.
Il progetto racconta la storia di Nasim Aghdam, una donna iraniana che, a causa della sua fede bahá’í, fuggì negli Stati Uniti quando era bambina per sottrarsi alle persecuzioni del governo iraniano. Cresciuta in un sobborgo della California, isolata e in difficoltà nel trovare un legame d’appartenenza con la società americana - mentre al contempo perdeva il legame con le proprie radici iraniane - Aghdam creò un suo mondo virtuale, aprendo un canale YouTube ed esibendosi cantando e ballando in video stilizzati che esprimevano la sua volontà, la sua rabbia e la profonda necessità di essere vista. Attraverso questi video provocatori e destabilizzanti, incarnava e sovvertiva l’immagine universale della donna come oggetto di desiderio e di controllo, sfidando e deridendo le aspettative del pubblico. I suoi contenuti diventarono virali, ottenendo milioni di visualizzazioni, finché YouTube non chiuse improvvisamente il suo account. Distrutta da quella che percepì come una forma di censura autoritaria - simile a quella sofferta dalla sua famiglia in Iran - nel 2018, all’età di 38 anni, Aghdam entrò armata nella sede centrale di YouTube ferendo alcune persone e togliendosi la vita.
Ciascuno dei tre video che compongono la trilogia Do U Dare! si sviluppa in un diverso contesto socioeconomico dell’area metropolitana di New York, componendo un ritratto frammentato del mondo interiore di Nasim Aghdam.
LO SRADICAMENTO DELL’ESPERIENZA MIGRATORIA
Ambientato in un quartiere di immigrati a Brooklyn, il primo video segue Nasim mentre attraversa una comunità segnata da povertà, esclusione e silenziosa disperazione. Osservando vite intrappolate nell’indifferenza burocratica e nell’alienazione culturale, diventa testimone della crudeltà che si cela dietro il sogno americano. La sua quieta ribellione cresce progressivamente, fino a trasformarsi in un atto radicale di protesta e vendetta, nel disperato bisogno di essere ascoltata.
LA FAMA E LA FANTASIA DELLA VISIBILITÀ
Girato nel cuore finanziario di Wall Street, il secondo video colloca Nasim in mezzo a un distretto brulicante e frenetico, dove uomini e donne si muovono meccanicamente nella loro routine, emotivamente svuotati e disconnessi. Con il calare della notte, quella folla senza anima viene misteriosamente attratta da una voce musicale senza corpo. Seguendo il richiamo del suono, Nasim scopre di esserne la fonte, trasformata in una performer capace di catturare l’attenzione della folla e commuoverla fino alle lacrime.
L’opera esplora l’ossessione di Nasim per la fama, il riconoscimento e l’approvazione pubblica. La celebrità e l’ingegno artistico emergono come forze seducenti: un desiderio compulsivo di essere vista, ammirata e riconosciuta, alimentato dalla convinzione che la visibilità stessa possa conferire potere, rilevanza e significato.
NASIM NEL SUO STUDIO
Il video finale si svolge nella casa di Nasim, in un sobborgo di New York, dove realizza in segreto i propri contenuti digitali, ispirati alle sue esperienze con il mondo e con i media. Interpreta ripetutamente personaggi diversi — cantando, ballando e passando da una persona all’altra. Attraverso queste performance ridicolizza l’immagine che l’America costruisce di sé come superpotenza globale, mettendo in luce le contraddizioni che la sostengono: l’ipocrisia politica, il razzismo sistemico e le persistenti strutture di ingiustizia che contraddicono la retorica nazionale di libertà e democrazia. Nei suoi video emerge la grottesca disparità tra la ricchezza estrema e la cultura della celebrità da un lato, e le persistenti realtà di povertà, violenza e distruzione globale dall’altro.
Al centro di questo episodio c'è anche l'oggettivazione sessuale delle donne nella cultura visiva americana, che mette in luce il paradosso del corpo femminile nei media contemporanei, il modo in cui viene infinitamente estetizzato e feticizzato come simbolo di bellezza e desiderio, ma allo stesso tempo inesorabilmente mercificato, sorvegliato e consumato.
In linea con la poetica di Neshat, in Do U Dare! i tre film passano dal realismo sociale in bianco e nero a una dimensione magica e surreale, rappresentando la fragilità mentale di Aghdam, la sua instabilità emotiva dovuta all'esilio e allo sradicamento, la sua totale incapacità di distinguere tra immaginazione e realtà e la sua ossessione di impersonare gli altri: esperienze comuni a molti immigrati nel loro tentativo di adattarsi e integrarsi negli Stati Uniti.
Attraverso questa intricata interazione tra verità e finzione, passato e presente, Do U Dare! si configura come uno specchio e un dialogo, una meditazione sull'esilio, la solitudine, l'ossessione artistica e il fragile confine tra creazione e autodistruzione.
La trilogia riflette non solo su quanto un’artista sia disposta a fare per essere vista, riconosciuta e per riappropriarsi della propria voce, ma anche sul costo umano dello sradicamento e sul potere salvifico dell’arte.
Un volume monografico sarà pubblicato da Magonza Editore e includerà testi dei curatori Ilaria Bernardi e Bartolomeo Pietromarchi, oltre a un saggio di Giovanni Curatola, accademico di fama internazionale ed esperto di arte islamica. Piuttosto che limitarsi a documentare la mostra, il volume intende configurarsi come un’esplorazione autonoma dell’opera di Shirin Neshat.
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