The Poetics of Correspondence - Biennale Arte Venezia 2026
Carlo Caldara, The Universe is mute, 2026, dibond, polystyrene, polymer concrete, acrylic paints and intercom with bell sound | Courtesy © the artist
Dal 9 Maggio 2026 al 22 Novembre 2026
Venezia | Visualizza tutte le mostre a Venezia
Luogo: Spazio Berlendis - Padiglione Grenada
Indirizzo: Cannaregio 6301/A
Orari: Mar - Dom 10.00 - 18.00 | Lun chiuso
Curatori: Susan Mains (commissioner), Daniele Radini Tedeschi (curator)
Enti promotori:
- Ministry of Tourism
- Creative Economy & Culture
Il Grenada torna alla 61° Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia con The Poetics of Correspondence, un progetto espositivo profondo e polifonico curato da Daniele Radini Tedeschi. Ospitata nell'affascinante Spazio Berlendis a Cannaregio 6301, la mostra - con commissario Susan Mains - dà voce a un’arte “curativa”, che nasce dalla corrispondenza tra persone, culture, isole, memorie.
“The Poetics of Correspondence” è il titolo della mostra del Grenada, piccolo stato caraibico, presente alla Biennale di Venezia Arte 2026, a cura di Daniele Radini Tedeschi con commissario Susan Mains - nominati dal Ministro della Cultura Adrian Thomas. L’esposizione è presso Spazio Berlendis in Cannaregio (Ve). Corrispondenza intesa tra uomini, isole, natura, arcipelaghi, correnti di conoscenze e influssi multietnici che da sempre toccano i mari dei Caraibi. Mentre nel mondo si assiste passivamente a guerre – si pensi alla tensione tra USA, Russia e Cina unitamente ai conflitti in Medio Oriente e addirittura nel cuore dell' Europa, come il caso dell'Ucraina - al progressivo abbandono di valori culturali e dei riferimenti morali relativi alla solidarietà umana e alla fraternità, alla distruzione delle foreste, alla perturbazione dei climi, all’impoverimento del capitale genetico della biosfera, il Grenada mira a un messaggio globale per un bene comune. Se l'umanità sembra perdere la testa in un accecante individualismo – causato principalmente dall’avanzare di una tecnologia disgiunta dai valori umani- la mostra antepone una visione basata su una nuova “coscienza planetaria” grazie alla convinzione che l’arte odierna possa assumere un ruolo di primo piano nel campo sociale. In tal senso l’opera, seppur nata dal disegno di una mano, resta poi disponibile a innumerevoli incontri che le porteranno nuova vitalità, permettendo all’immaginario di ritornare alla “poetica definibile del nostro mondo” (Édouard Glissant) o, piuttosto, alla comunicazione con l’anima del mondo.
L’intellettuale Tim Ingold afferma che: “La vita sociale è una lunga corrispondenza”; corrispondere equivale a “co-divenire”, impegnarsi in un percorso di reciproca formazione. L’arte, secondo questa visione, non è oggetto ma rivelazione: un processo vissuto, dialogico, che sostiene la vita attraverso attenzione e responsabilità. Le opere in mostra incarnano proprio l’etica dell’attenzione, non proclamano, ma sussurrano, non concludono ma trasportano. Prendono forma attraverso il respiro condiviso, il tocco collettivo, l’incontro prolungato. Esse sono: “universi intimi e conviviali che rigenerano e sostengono” (Koyo Kouoh), specialmente in questi tempi complessi.
Daniele Radini Tedeschi così spiega il senso profondo di due parole richiamate nel titolo della mostra cioè Poetica e Corrispondenza: “Proprio nel termine Poesia - da Poetica - si trova il plurale, o almeno il duale... tutto fuorché il singolare: nessuna poesia canta l’egoismo, nessun lirismo accoglie l’io. La poetica quindi diventa il diapason del nostro aprirci all’altro, ma anche lo strumento per superare la solitudine e andare oltre l’individualità dilagante. Un mondo di odio e violenza risulta tanto soggettivo quanto una poesia possa apparire universale: il primo è chiuso nelle logiche di potere e profitto, la seconda vive semplicemente aperta alle correlazioni, alla semina del bene, alla cura verso il prossimo. La corrispondenza non conosce confini, attraversa i muri con l’impalpabilità di un fantasma, viaggia nel sangue al di là delle etnie, si flette sinuosa oltre il mondo, tra gli infiniti universi che abbiamo in tasca o sopra il cappello. Meraviglioso è che questa poetica resista, nonostante la sordità dell’uomo, continuando a credere, imperterrita, disperata, perché come l’amore, sopravvive solo se corrisposta”. Le opere in mostra formano un coro fra artisti e comunità, materiali e ambienti, passati e possibili futuri. La creazione celebra gli artisti che ci riportano, con gentilezza e determinazione, al lavoro lento del costruire significato assieme, con il fine di far riemergere sistemi di valori opposti al capitalismo, come la gioia di vivere, la solidarietà, la compassione per gli altri, la responsabilità ecologica.
Il Concept: verso una nuova “Coscienza Planetaria”
Al centro della narrazione l’idea che la corrispondenza — tra persone, culture, isole, memorie — sia oggi un gesto necessario, quasi un antidoto a un mondo attraversato da conflitti, crisi ambientali e un crescente individualismo. L’arte può ancora tornare a comunicare l’anima del nostro mondo, offrendo uno sguardo diverso di stare insieme, più attento e più responsabile. La mostra non presenta opere come oggetti isolati, ma “entità organiche”, fatte di incontri, scambi, ascolto. Sono lavori che non proclamano, ma sussurrano, non concludono ma trasportano. Prendono forma attraverso il respiro condiviso, il tocco collettivo, l’incontro prolungato. Daniele Radini Tedeschi, il curatore della mostra, spiega: “Nel titolo “Poetica della Corripondenza” ci sono due parole chiave, la prima è “Poesia” che chiama il noi, il plurale, perché nessuna poesia canta l’egoismo. La poetica quindi diventa lo strumento per superare la solitudine, l’individualità dilagante; vive aperta alle correlazioni, alla semina del bene, alla cura verso il prossimo. La “Corrispondenza” invece non conosce confini, attraversa i muri, viaggia al di là delle etnie, si flette sinuosa oltre il mondo, tra gli infiniti universi”
La mostra si inserisce perfettamente nel tema della Biennale 2026, "In Minor Keys" di Koyo Kouoh che invita ad ascoltare le tonalità “minori” della relazione, dell’intimità e della resistenza, i toni sommessi, le frequenze più basse “tutti varchi di improvvisazione verso l’altrove e l’altrimenti”.
Attraverso una selezione di artisti nativi e internazionali legati al Grenada, l'esposizione esplora: Opere che orientano all’attenzione e alla cura come strumenti per recuperare una “etica della responsabilità”; Opere che trovano un nuovo senso nella Natura come risorsa.
“The Poetics of Correspondence” è il titolo della mostra del Grenada, piccolo stato caraibico, presente alla Biennale di Venezia Arte 2026, a cura di Daniele Radini Tedeschi con commissario Susan Mains - nominati dal Ministro della Cultura Adrian Thomas. L’esposizione è presso Spazio Berlendis in Cannaregio (Ve). Corrispondenza intesa tra uomini, isole, natura, arcipelaghi, correnti di conoscenze e influssi multietnici che da sempre toccano i mari dei Caraibi. Mentre nel mondo si assiste passivamente a guerre – si pensi alla tensione tra USA, Russia e Cina unitamente ai conflitti in Medio Oriente e addirittura nel cuore dell' Europa, come il caso dell'Ucraina - al progressivo abbandono di valori culturali e dei riferimenti morali relativi alla solidarietà umana e alla fraternità, alla distruzione delle foreste, alla perturbazione dei climi, all’impoverimento del capitale genetico della biosfera, il Grenada mira a un messaggio globale per un bene comune. Se l'umanità sembra perdere la testa in un accecante individualismo – causato principalmente dall’avanzare di una tecnologia disgiunta dai valori umani- la mostra antepone una visione basata su una nuova “coscienza planetaria” grazie alla convinzione che l’arte odierna possa assumere un ruolo di primo piano nel campo sociale. In tal senso l’opera, seppur nata dal disegno di una mano, resta poi disponibile a innumerevoli incontri che le porteranno nuova vitalità, permettendo all’immaginario di ritornare alla “poetica definibile del nostro mondo” (Édouard Glissant) o, piuttosto, alla comunicazione con l’anima del mondo.
L’intellettuale Tim Ingold afferma che: “La vita sociale è una lunga corrispondenza”; corrispondere equivale a “co-divenire”, impegnarsi in un percorso di reciproca formazione. L’arte, secondo questa visione, non è oggetto ma rivelazione: un processo vissuto, dialogico, che sostiene la vita attraverso attenzione e responsabilità. Le opere in mostra incarnano proprio l’etica dell’attenzione, non proclamano, ma sussurrano, non concludono ma trasportano. Prendono forma attraverso il respiro condiviso, il tocco collettivo, l’incontro prolungato. Esse sono: “universi intimi e conviviali che rigenerano e sostengono” (Koyo Kouoh), specialmente in questi tempi complessi.
Daniele Radini Tedeschi così spiega il senso profondo di due parole richiamate nel titolo della mostra cioè Poetica e Corrispondenza: “Proprio nel termine Poesia - da Poetica - si trova il plurale, o almeno il duale... tutto fuorché il singolare: nessuna poesia canta l’egoismo, nessun lirismo accoglie l’io. La poetica quindi diventa il diapason del nostro aprirci all’altro, ma anche lo strumento per superare la solitudine e andare oltre l’individualità dilagante. Un mondo di odio e violenza risulta tanto soggettivo quanto una poesia possa apparire universale: il primo è chiuso nelle logiche di potere e profitto, la seconda vive semplicemente aperta alle correlazioni, alla semina del bene, alla cura verso il prossimo. La corrispondenza non conosce confini, attraversa i muri con l’impalpabilità di un fantasma, viaggia nel sangue al di là delle etnie, si flette sinuosa oltre il mondo, tra gli infiniti universi che abbiamo in tasca o sopra il cappello. Meraviglioso è che questa poetica resista, nonostante la sordità dell’uomo, continuando a credere, imperterrita, disperata, perché come l’amore, sopravvive solo se corrisposta”. Le opere in mostra formano un coro fra artisti e comunità, materiali e ambienti, passati e possibili futuri. La creazione celebra gli artisti che ci riportano, con gentilezza e determinazione, al lavoro lento del costruire significato assieme, con il fine di far riemergere sistemi di valori opposti al capitalismo, come la gioia di vivere, la solidarietà, la compassione per gli altri, la responsabilità ecologica.
Il Concept: verso una nuova “Coscienza Planetaria”
Al centro della narrazione l’idea che la corrispondenza — tra persone, culture, isole, memorie — sia oggi un gesto necessario, quasi un antidoto a un mondo attraversato da conflitti, crisi ambientali e un crescente individualismo. L’arte può ancora tornare a comunicare l’anima del nostro mondo, offrendo uno sguardo diverso di stare insieme, più attento e più responsabile. La mostra non presenta opere come oggetti isolati, ma “entità organiche”, fatte di incontri, scambi, ascolto. Sono lavori che non proclamano, ma sussurrano, non concludono ma trasportano. Prendono forma attraverso il respiro condiviso, il tocco collettivo, l’incontro prolungato. Daniele Radini Tedeschi, il curatore della mostra, spiega: “Nel titolo “Poetica della Corripondenza” ci sono due parole chiave, la prima è “Poesia” che chiama il noi, il plurale, perché nessuna poesia canta l’egoismo. La poetica quindi diventa lo strumento per superare la solitudine, l’individualità dilagante; vive aperta alle correlazioni, alla semina del bene, alla cura verso il prossimo. La “Corrispondenza” invece non conosce confini, attraversa i muri, viaggia al di là delle etnie, si flette sinuosa oltre il mondo, tra gli infiniti universi”
La mostra si inserisce perfettamente nel tema della Biennale 2026, "In Minor Keys" di Koyo Kouoh che invita ad ascoltare le tonalità “minori” della relazione, dell’intimità e della resistenza, i toni sommessi, le frequenze più basse “tutti varchi di improvvisazione verso l’altrove e l’altrimenti”.
Attraverso una selezione di artisti nativi e internazionali legati al Grenada, l'esposizione esplora: Opere che orientano all’attenzione e alla cura come strumenti per recuperare una “etica della responsabilità”; Opere che trovano un nuovo senso nella Natura come risorsa.
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