Due appuntamenti con i misteriosi Rasna

Da Bologna al MANN, un viaggio sulle tracce degli antichi Etruschi, dominatori del mare

Oinochoe attica a testa di Dioniso, Provenienza Orvieto, Campo della Fiera,
480 a.C, Orvieto, Museo Archeologico Nazionale
Polo Museale dell’Umbria
 

Samantha De Martin

09/06/2020

Bologna - Per Dionigi di Alicarnasso erano thalassokrátores, dominatori del mare, mentre Cicerone li considerava abili marinai e mercanti esperti.
Da Bologna a Napoli, il risveglio dell’arte dopo il lungo lockdown è affidato alla storia degli Etruschi, attraverso due viaggi - uno al Museo Civico Archeologico di Bologna, l’altro al MANN di Napoli  - alla scoperta di un popolo tanto misterioso quanto affascinante. Elmi in bronzo, canopi, orecchini in ambra e oro, la meravigliosa Testa di giovinetto da Fiesole ci accolgono tra le cinque sezioni della mostra Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna allestita al Museo Civico Archeologico di Bologna.
Qui ha luogo un viaggio affascinante, dalle nebbiose pianure del Po all’aspro Vesuvio, tra paesaggi marini e corsi di fiumi, alla scoperta di tesori e abitudini dei Rasna, come gli Etruschi usavano chiamarsi.


Coppia di orecchini in ambra e oro, Verucchio, Tomba Moroni 23/1969, Fine VIII - Inizio VII secolo a.C., Verucchio, Museo Civico Archeologico, Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini

Non esiste una sola Etruria, bensì tante “Etrurie”, territori diversi per insediamento, urbanizzazione, modello economico e di governo, cresciute tutte sotto l'egida di un’unica grande cultura. Così la mostra cuce cinque sezioni per cinque Etrurie diverse - ciascuna caratterizzata da avvincenti temi e novità di scavo e di studio - a scandire un percorso che riunisce circa 1400 oggetti provenienti da 60 musei, tra istituzioni italiane e internazionali.

L’esposizione, che avrebbe dovuto chiudere i battenti il 24 maggio, proseguirà fino al prossimo 29 novembre per condurre il pubblico alla scoperta dei molteplici territori che hanno dato differenti esiti di insediamento, urbanizzazione, gestione e modello economico nello spazio e nel tempo.


Una sezione della mostra dedicata agli Etruschi | Foto: © Roberto Serra per Electa

Una breve introduzione dedicata ai ricordi affidati alle penne e ai pennelli di artisti come Samuel J. Ainsley, tra le rovine di Vulci o al cospetto dell’imponente Rupe di Orvieto, lascia spazio ad un moderno allestimento incentrato sul “Tempo dei Rasna” scandendo le fasi principali della lunga storia etrusca. I Rasenna (divenuti poi Rasna) erano il “popolo della città”. È Plutarco a raccontare che l’intera regione anticamente occupata dagli Etruschi “aveva diciotto grandi e belle città, attrezzate per guadagni derivati dal lavoro e per un sontuoso tenore di vita”. Mentre, secondo Tito Livio “gli elementi caratterizzanti della presenza e dell’espansione di questo popolo furono la struttura urbana e una solida organizzazione territoriale imperniata sulle città”.
Dalle origini (IX secolo a.C.) all’alba della città (fine del IX - terzo quarto dell’VIII secolo a.C.) fino al potere dei principi (ultimo quarto dell’VIII - inizi del VI secolo a.C.), il viaggio tra abitudini e testimonianze del popolo Etrusco prosegue fino al loro declino (IV - I secolo a.C.), scalzati dal confronto con Celti, Sanniti e Romani.


Testa di giovinetto da Fiesole, 330 a.C. circa, Firenze, Museo Archeologico Nazionale, Polo Museale della Toscana 

Alle semplici forme dei vasi biconici - che caratterizzano gli albori della storia etrusca - si affiancano presto le tombe, con la solida rete di scambi nel Mediterraneo. La nascita delle città assume consistenza attraverso i templi e le decorazioni architettoniche, mentre l’ideologia funeraria guarda al mondo greco attraverso oggetti di straordinaria bellezza. Tra questi ci sono le testimonianze provenienti dalla Tomba delle hydriae di Meidias, mentre le copie ottocentesche della tarquiniese Tomba del Triclinio, in prestito dai Musei Vaticani, restituiscono la ricostruzione degli apparati decorativi di una tomba dipinta. Un focus su Tarquinia, Veio, Cerveteri, Pyrgi e Vulci pone l’accento sull’Etruria meridionale, il cui paesaggio, tra pianori tufacei e pianure fertili, ha notevolmente influenzato la nascita dei primi insediamenti, favorendo la trasformazione di questi in città e in empori dediti al commercio con l’intero Mediterraneo.


Corredo della Tomba delle hydriae di Meidias, Prima metà V secolo a.C., Firenze, Museo Archeologico Nazionale, Polo Museale della Toscana

I nuovi rinvenimenti - come la Tomba della sacerdotessa di Tarquinia, i materiali votivi dal Santuario-emporio di Pyrgi, la Tomba dello scarabeo dorato da Vulci, o la Maschera-visiera di uomo barbato - incontrano i corredi funerari principeschi dell’Etruria Campana. Particolarmente raffinato quello della Tomba femminile 74 da Monte Vetrano (Salerno), databile tra la metà e il terzo quarto dell’VIII secolo a.C.
Passando all’Etruria interna - quella attraversata dal Tevere, quella di Orvieto, Perugia, Chiusi e Cortona - scopriamo Velzna, come gli Etruschi chiamavano Orvieto, dalla quale arriva in mostra una delle scoperte archeologiche più importanti degli ultimi anni: il Fanum Voltumnae, santuario federale di tutti gli Etruschi. Le ricche offerte votive, le iscrizioni dedicate agli dei testimoniano una vivacità culturale e spirituale che dall’età arcaica arriva fino alla romanizzazione.

La descrizione del rapporto con la morte, tra rituali e aspettative, è invece affidato alle raffinate urne policrome dall’area perugina e ai volti dei canopi di Chianciano. Da Populonia proviene invece l’importante sepoltura bisoma di bambini in pithos, databile al IX secolo a.C., o il deposito delle armi rinvenuto sulla spiaggia di Baratti (V-IV secolo a.C.).

L’Etruria padana - un ampio territorio che da Verucchio, terra dei signori dell’ambra, passando per Felsina, arriva fino all’Adriatico - chiude il percorso. Giungono invece da Bologna gli eccezionali rinvenimenti della Tomba 142 della Necropoli di Via Belle Arti: un corredo di suppellettili in legno di eccezionale rarità.

La mostra - che vanta opere provenienti da importanti istituzioni internazionali come il British Museum di Londra, il Musée du Louvre, il Musée Royal d’Art e d’Histoire di Bruxelles, il Ny Carlsberg Glyptotek di Copenhagen e iMusei Vaticani - è accompagnata dal catalogo Electa.

Affibbiaglio della Tomba Bernardini di Palestrina, Inzio del secondo quarto del VII secolo a.C.,In mostra al Museo Archeologico Nazionale di Napoli nell'ambito della mostra "Gli Etruschi e il MANN"

Gli Etruschi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Da Bologna a Napoli, nel segno degli Etruschi. Nella città partenopea il 12 giugno inaugura la mostra Gli Etruschi e il MANN, a cura di Paolo Giulierini e Valentino Nizzo, promossa dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, con l’organizzazione di Electa.

Il pubblico avrà la possibilità di aggirarsi tra 600 reperti, mentre 200 opere saranno visibili per la prima volta dopo un'attenta campagna di studio, documentazione e restauro.
Il percorso - che abbraccia un arco temporale di circa sei secoli, spaziando dal X al IV secolo a.C. - è suddiviso in due sezioni. La prima, Gli Etruschi in Campania, indagherà la presenza dell'antica civiltà nel Mezzogiorno d'Italia; la seconda, Gli Etruschi al MANN, valorizzerà i materiali etrusco-italici acquisiti sul mercato collezionistico dal Museo di Napoli. Tra i prestiti più attesi, il corredo della famosa Tomba Bernardini da Palestrina dal Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, una tra le più ricche sepolture restituiteci dal mondo antico.

Ad accompagnare la mostra, il catalogo Electa, a cura di Valentino Nizzo, mentre per l’occasione è stato edito nelle pubblicazioni scientifiche Quaderni del MANN il volume, a cura di Valentino Nizzo, Gli Etruschi in Campania. Storia di una (ri)scoperta dal XVI al XIX secolo.

 
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