Dal 19 aprile al 19 luglio a Ferrara

Il fuoco del modernismo catalano divampa a Ferrara

Antoni Gaudí, Chiesa della Colònia Güell, esterno, 1908-10. Carboncino, acquerello e gouache su carta eliografica, mm 610 x 475. Collezione María del Carmen Gómez Navarro
 

Ludovica Sanfelice

14/04/2015

Ferrara - La Barcellona di fine Ottocento e primi del Novecento si accende nella pittura, nell’architettura, nella scultura, nella fotografia e nella grafica. È il fuoco del rinnovamento del modernismo catalano che, sul modello dell’Art Nouveau parigina, cambia il volto della città offrendo una spinta alla cultura di tutta Europa.

L’ascesa comincia con l’Esposizione Universale del 1888 e ha la forma di una esplosiva celebrazione dello sviluppo urbanistico ed economico della capitale catalana pronta a diffondere le sue idee. Ma c’è un rovescio della medaglia: la quinta di questa crescita esuberante e feconda sono infatti aspri conflitti sociali che culminano negli scontri tra popolo ed esercito nella “settimana tragica” del 1909 facendo calare il sipario su una stagione irripetibile che impresse un solco profondo nell’arte di tutto il Novecento.

Lo racconta la mostra “La rosa di fuoco. La Barcellona di Picasso e Gaudí” allestita nelle sale di Palazzo dei Diamanti a Ferrara dal 19 aprile al 19 luglio.

Alle invenzioni di Lluís Domènech e soprattutto di Gaudí, visionario innovatore delle forme architettoniche e del design d’interni, si succedono i capolavori dei protagonisti della pittura e scultura catalana, come Ramon Casas, Santiago Rusiñol, Joaquim Mir, Hermen Anglada Camarasa, Isidre Nonell, Juli González e di un giovane di nome Picasso, che con stili differenti catturano l’essenza della vita moderna, notturna e bohemienne e con lei la solitudine che il progresso andava lasciando dietro di sè.

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