In mostra dal 27 febbraio a Palazzo Roverella
Degas e Zandomeneghi, un’amicizia nel segno dell’Impressionismo
Federico Zandomeneghi, Il te, 1893. Collezione privata
Francesca Grego
16/12/2025
Rovigo - Amicizie, incontri, scambi e rivalità hanno scritto la storia dell’Impressionismo al pari di celebri esposizioni. Uno scorcio prezioso e poco conosciuto di questa storia dell’arte parallela si svelerà nella mostra Zandomeneghi e Degas. Impressionismo tra Firenze e Parigi, in programma a Palazzo Roverella di Rovigo dal 27 febbraio al 28 giugno 2026: un’occasione per rileggere i fermenti della pittura di fine Ottocento attraverso le voci dei protagonisti e le loro relazioni, in viaggio tra l’Italia e la Francia, la tradizione e l’avanguardia, la Macchia e l’Impressione.
Due caratteri non facili, quelli di Edgar Degas e Federico Zandomeneghi, che tuttavia dialogarono a lungo in nome dell’arte, animati da profonda stima reciproca. Per Zandomeneghi il pittore parigino fu un mentore e un maestro, “l’artista il più nobile e il più indipendente dell’epoca nostra”. Con affettuosa ironia Degas era solito chiamare il collega “le vénetien”, alludendo all’orgoglio con cui Zandomeneghi difendeva la propria identità all’interno della cerchia impressionista. Ma in che modo questa amicizia ha influenzato i loro dipinti? La mostra a cura di Francesca Dini promette di rivelarlo in un racconto chiaro e puntuale, illustrato da prestigiosi prestiti da musei e collezioni italiane e internazionali, evidenziando affinità, influenze, scambi e sorprendenti convergenze che, in un costante confronto, alimentarono l’opera di entrambi gli artisti.

Edgar Degas, Classe de ballet, 1880 circa. Collezione privata. Foto Dominic Büttner
Dal Musée d’Orsay arriveranno capolavori di Degas come Dans un café (la famosa bevitrice d’assenzio) e i ritratti di Thérèse de Gas e di Hilaire de Gas, da scoprire insieme a Lezione di Danza, in prestito da collezione privata, e alla scultura Piccola danzatrice di quattordici anni, custodita presso l’Albertinum - Staatliche Kunstsammlungen di Dresda e restaurata di recente. Da non perdere sarà poi il delicatissimo pastello preparatorio del capolavoro giovanile di Degas La famiglia Bellelli, per la prima volta in Italia per gentile concessione del Museo Ordrupgaard di Copenaghen. Tra i gioielli di Zandomeneghi spiccano invece Il tè, Al Caffé Nouvelle Athènes, Le Moulin de la Galette, A letto, Visita in camerino, Bambina dai capelli rossi.
Passo dopo passo, la mostra ricostruirà la storia di un’amicizia e i suoi riflessi nel mondo della pittura: un racconto che inizia a Firenze, dove entrambi gli artisti maturano parte della propria formazione e Degas entra in contatto con i Macchiaioli, per proseguire a Parigi con l’adesione di Zandomeneghi all’Impressionismo e la sua partecipazione alle mostre del movimento. Fino al 1886, anno dell’ultima collettiva del gruppo, quando il pittore veneziano resterà vicino ai compagni di avventura pur prendendo una strada diversa, per declinare la propria visione della modernità in modo ancor più autonomo e personale.
Federico Zandomeneghi, Al Caffè Nouvelle Athènes, 1885, Olio su tela, 90 × 70 cm, Collezione privata
Due caratteri non facili, quelli di Edgar Degas e Federico Zandomeneghi, che tuttavia dialogarono a lungo in nome dell’arte, animati da profonda stima reciproca. Per Zandomeneghi il pittore parigino fu un mentore e un maestro, “l’artista il più nobile e il più indipendente dell’epoca nostra”. Con affettuosa ironia Degas era solito chiamare il collega “le vénetien”, alludendo all’orgoglio con cui Zandomeneghi difendeva la propria identità all’interno della cerchia impressionista. Ma in che modo questa amicizia ha influenzato i loro dipinti? La mostra a cura di Francesca Dini promette di rivelarlo in un racconto chiaro e puntuale, illustrato da prestigiosi prestiti da musei e collezioni italiane e internazionali, evidenziando affinità, influenze, scambi e sorprendenti convergenze che, in un costante confronto, alimentarono l’opera di entrambi gli artisti.

Edgar Degas, Classe de ballet, 1880 circa. Collezione privata. Foto Dominic Büttner
Dal Musée d’Orsay arriveranno capolavori di Degas come Dans un café (la famosa bevitrice d’assenzio) e i ritratti di Thérèse de Gas e di Hilaire de Gas, da scoprire insieme a Lezione di Danza, in prestito da collezione privata, e alla scultura Piccola danzatrice di quattordici anni, custodita presso l’Albertinum - Staatliche Kunstsammlungen di Dresda e restaurata di recente. Da non perdere sarà poi il delicatissimo pastello preparatorio del capolavoro giovanile di Degas La famiglia Bellelli, per la prima volta in Italia per gentile concessione del Museo Ordrupgaard di Copenaghen. Tra i gioielli di Zandomeneghi spiccano invece Il tè, Al Caffé Nouvelle Athènes, Le Moulin de la Galette, A letto, Visita in camerino, Bambina dai capelli rossi.
Passo dopo passo, la mostra ricostruirà la storia di un’amicizia e i suoi riflessi nel mondo della pittura: un racconto che inizia a Firenze, dove entrambi gli artisti maturano parte della propria formazione e Degas entra in contatto con i Macchiaioli, per proseguire a Parigi con l’adesione di Zandomeneghi all’Impressionismo e la sua partecipazione alle mostre del movimento. Fino al 1886, anno dell’ultima collettiva del gruppo, quando il pittore veneziano resterà vicino ai compagni di avventura pur prendendo una strada diversa, per declinare la propria visione della modernità in modo ancor più autonomo e personale.
Federico Zandomeneghi, Al Caffè Nouvelle Athènes, 1885, Olio su tela, 90 × 70 cm, Collezione privata
LA MAPPA
NOTIZIE
VEDI ANCHE
-
Roma | Dal 20 febbraio al 19 luglio
I 150 anni di Brancusi ai Mercati di Traiano
-
Mondo | Dal 24 ottobre al 28 febbraio al Kunsthal
Signac presto in arrivo a Rotterdam
-
Rovigo | A Rovigo dal 27 febbraio al 28 giugno
Zandomeneghi e Dagas faccia a faccia a Palazzo Roverella
-
Roma | Dal 12 febbraio al 5 luglio a Palazzo Velli
Roma in noir con le atmosfere di Jack Vettriano
-
Roma | Dal 12 febbraio alle Gallerie Nazionali d’Arte Antica
Bernini e i Barberini. La nascita del Barocco si racconta a Roma
-
Torna in Italia il dipinto quattrocentesco
Tutto sull’Ecce Homo, il capolavoro di Antonello da Messina acquisito dallo Stato