In mostra alle Gallerie degli Uffizi fino al 12 marzo

Il mito e la pietra. Il destino di Niobe in due grandi gruppi scultorei

La Sala di Niobe agli Uffizi I Courtesy Gallerie degli Uffizi
 

Francesca Grego

15/11/2022

Firenze - Da Sofocle a Dante, fino ad Alberto Savinio, la tragica storia di Niobe e dei suoi figli ha ispirato artisti, scrittori e musicisti di ogni tempo. Agli Uffizi torna alle origini, in una mostra che mette a confronto per la prima volta alcuni celebri capolavori di scultura antica. Fino al 12 marzo 2023, accanto alle 13 statue classiche collezionate dai Medici ne troveremo infatti altre nove, recentemente rinvenute nei dintorni di Roma presso le terme di una villa antica. 

“Il gruppo di statue dei Niobidi fiorentini è stato per secoli uno dei principali interessi dei protagonisti del Grand Tour”, racconta il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt: “Il confronto diretto fra le sculture scoperte a Ciampino e quelle medicee consentirà di meglio apprezzarne le affinità e le discontinuità, permettendo al tempo stesso di far maggior luce sui prototipi da cui dipendono. La sala di Niobe, ora più che mai, merita il suo nome, ospitando una folla di sculture che narrano la crudeltà degli dei e la stoltezza degli uomini”. 


© Photo Quirino Berti per Istituto Villa Adriana e Villa d'Este

Fiera regina di Tebe, Niobe commise il tragico errore di vantarsi della propria prole offendendo la dea Latona, madre di Apollo e di Artemide. La vendetta degli dei gemelli fu spietata: i dodici figli di Niobe caddero sotto i loro strali, mentre la regina, letteralmente pietrificata dal dolore, rimase al mondo nelle sembianze di una roccia. Il suo pianto, racconta Ovidio, fu tramutato in una fonte eterna. 
Rinvenute nel 1583 in una vigna romana Mura Aureliane, le 13 statue dei Medici furono portate a Firenze solo nel 1770. Il gruppo scultoreo ospite è invece una scoperta recente: il suo ritrovamento risale al 2012, quando sorprese gli archeologi riemergendo da una vasca termale di una villa romana nell’area di Ciampino. Dopo un importante intervento di restauro, le nove statue hanno trovato casa nel Santuario di Ercole Vincitore a Tivoli, complesso architettonico legato all’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este. 


© Photo Quirino Berti per Istituto Villa Adriana e Villa d'Este

““I due gruppi, quello degli Uffizi e quello di Tivoli, possono essere interpretati come tableau vivant, una sorta di performance solidificata al cui interno la narrazione si struttura in maniera cinematografica”, spiega il direttore dell’Istituto autonomo Villa Adriana e Villa d’Este Andrea Bruciati. Se la storia è la stessa, molto diverso è il racconto che viene fuori dalle due serie di sculture. “La politezza e la perfezione del gruppo degli Uffizi sono indice e manifestazione di un pensiero kantiano di distanza e padronanza della ragione sull’emotività, dove è il controllo l’unica arma a disposizione”, prosegue Bruciati. “Nel complesso di Tivoli, invece, la corruzione fisica della materia sembra suggerirci una descrizione più attenta alla forza primigenia, quasi junghiana e ctonia, residuo esistenziale e poroso di una tragedia apocalittica”. 
Nell’esposizione fiorentina potremo letteralmente toccarlo con mano, grazie alle visite con esplorazione tattile aperte a tutti prenotabili sul sito del museo. E per un colpo d’occhio preliminare, all’indirizzo www.uffizi.it la mostra è disponibile in versione virtuale. 


La Sala di Niobe agli Uffizi I Courtesy Gallerie degli Uffizi

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