Elogio della asimmetria

Gravità zero
 

02/10/2001

Nell’età antica la proporzione era alla base della conoscenza e la sezione aurea costituiva l’esempio paradigmatico della divina proporzione. I pitagorici affermavano che la possibilità di misurare ogni cosa era alla base dell’armonia dell’universo. L’uomo ha cercato di scoprire le leggi di questa armonia e di riproporle nella costituzione delle sue case, delle sue città, in ogni cosa riferibile alla sua vita quotidiana. La classificazione scientifica riguardante gli animali, le piante, i fenomeni naturali e l’interesse di comprendere le cause dell’ordine naturale, una delle utopie dell’ottocento, derivarono da una grande fede nel positivismo. Studi recenti hanno confermato l’esistenza di simmetria in ogni fenomeno vivente ma anche che l’origine di ogni fenomeno, si deve ad una asimmetria. Questi sostengono che l’universo sia stato originato da una grande esplosione all’interno di quella che, in matematica, si chiama “singolarità” e le teorie più avanzate parlano di formazione esplosiva improvvisa di tanti universi come il nostro all’interno di un più infinito universo sempre presente, stazionario. La riflessione sul moderno proposta oggi da alcuni artisti internazionali mette al centro la verifica delle strutture di un sistema, qualunque esso sia, e nel ripercorrerne le modalità, vuole verificare il momento in cui, in esso, si verifica una rottura. In un mondo che non dà più certezze, che seduce continuamente con nuovi modelli, gli artisti propongono una nuova utopia, quella di entrare nel meccanismo del cambiamento o della violazione della regolarità. A questo tema si rivolgono alcuni artisti presenti nella mostra “Gravità Zero” al Palazzo delle Esposizioni fino al 27 settembre. Per accentuare il tema della imprevedibilità Dara Friedman si affida al video. I suoi video hanno infatti una trama precisa, codici estetici definiti: spesso essa vi inserisce un accompagnamento musicale che sottolinea il ritmo costante e ripetitivo dell’azione. Insistere sulla regolarità le serve pour afferrare il momento in cui avverrà la rottura ad interrompere il suono, la luce, il ritmo della narrazione. Il lavoro “Governement cut” , presenta una lunga serie di sequenze al rallentatore e senza suono, di giovani che si tuffano nell’oceano dal bordo di una diga. La ripetizione continua e costante del salto nel vuoto, eseguito dal corpo che si libra nell’aria, realizza una sospensione temporale che si rompe e deflagra nel momento che il corpo ha raggiunto l’acqua. La Friedman in una recente intervista, cerca, servendosi del mezzo cinematografico, di riproporre una regolarità, una sorta di inevitabilità. Se il ritmo si rompe, si entra nell’imprevisto. Tutti i suoi lavori inoltre rivelano una analisi profonda degli elementi primari della cinematografia che utilizza per metterli continuamente in discussione o per arrivare attraverso la decostruzione della struttura ad evidenziare la discrepanza tra immagine, suono e narrazione. Lo svedese Henry Håkansson seguendo il suo interesse per i fenomeni della natura ricrea complicate installazioni che mettono insieme elementi naturali, piante e animali e vi inserisce tecnologie moderne con cui può studiarne i fenomeni e le leggi che ne guidano la nascita, la morte e la riproduzione. Per l’installazione “The Monster of Rock Tour”, 1996, riunisce grilli domestici, amplificatori, microfoni, piante, pinspot, acqua, patate, cibo per “Thousand Leaves” 2000, propone, in un’ area verde di Helsinki, vicino al porto, un habitat adatto ad una pianta particolare del posto e vi inserisce delle telecamere per inquadrare, da vicino, le piante e le attività intorno ad esse. Vuole conoscere il mondo della natura nelle sue manifestazioni e la tecnologia è lo strumento per approfondire il suo interesse. Realizza uno scenario, un set cinematografico, un microcosmo per osservarne i processi di trasformazione e crescita. Vuole documentare con precisione il momento in cui accadrà qualcosa di imprevedibile ad interrompere un percorso ripetitivo e ritmico. Utilizza anche impianti musicali per cercare, ascoltando il canto di un uccello, di averne una comprensione diversa e di capire se è possibile inserirsi nel flusso delle comunicazioni tra animali. Propone negli spazi museali un tipo di esperimento per sottolineare che la comprensione di una esperienza dipende da come la definiamo. La tecnologia crea una reale possibilità di catturare, nel ciclo continuativo e ritmico dell’avvenimento, movimenti casuali. Ad Håkansson interessa la perdita momentanea e casuale di una organizzazione, il momento in cui viene perduto il controllo. La milanese Sabrina Torelli invita con il suo lavoro lo spettatore ad ascoltare bisogni e desideri atrofizzati dall’abitudine, dall’indifferenza. Per rimuovere questa pigrizia si affida a meccanismi visivi, uditivi, olfattivi. Introduce lo spettatore nel mondo di alcune patologie che rivelano il momento di malattia in cui ancora non è chiaro cosa e come avverrà un cambiamento, probabilmente con dinamiche comportamentali non prevedibili. La tecnologia serve alla Torelli come amplificatore di zone della coscienza nascoste, rimosse o sconosciute l’avvicinamento alle quali porterà ad individuare momenti di riflessione e a prevedere eventuali cambiamenti. Lei stessa, in una intervista, sottolinea come in alcune tradizioni attraverso ritualità ossessive, glossolalie, melopee gutturali, mantra, si è dato un assetto alla realtà. Infatti la ripetizione, il ritornello è un tentativo di ridurre il caos ad un ordine naturale. “Sulle linee motrici gestuali di certe sindromi, s’innestano o continuano a germogliare delle “linee d’erranza”: nodi, velocità, movimenti gesti e sonorità differenti”. Interessano infatti all’artista tutti quei territori in cui coglie dei collassi strutturali. Per esempio cerca in “Parentele”, attraverso immagini provenienti da ambiti disciplinari diversi di realizzare una mappatura di situazioni che siano reali, visibili e invisibili, dannose e inoffensive. La relazione tra quei disegni, in un insieme privo di distinzioni disciplinari, ha fatto sì che in ognuno di loro si verificasse uno slittamento di significato. .

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