Intervista a Ulrich Wilmes, curatore dell'Haus der Kunst

Haus der Kunst: un tempio di storia e di arte dal passato difficile

La facciata dell'Haus der Kunst | Foto: Maximilian Geuter, 2012
 

Samantha De Martin

13/10/2017

Come un silenzioso gigante nel cuore di Monaco, che qualcuno in passato pensò persino di demolire quale simbolo storico dell’ “abuso ideologico” perpetrato dal nazional-socialismo, l’Haus der Kunst, con la sua possente sagoma in travertino voluta da Adolf Hitler è oggi un monumento che pone in dialogo la memoria storica con il vivace panorama artistico cittadino e internazionale.


Nella primavera del 1936 Adolf Hitler ispezionò la costruzione dell'Haus der Kunst (la Casa d'Arte tedesca) a Monaco di Baviera

A distanza di 80 anni dalle due mostre Große Deutsche Kunstausstellung e Entartete Kunst, l’una che  inaugurava - il 18 Luglio del 1937 - il nuovo spazio espositivo per l’arte di regime e la seconda che prendeva di mira l'arte “degenerata” delle Avanguardie, l’Haus der Kunst ricorda quel triste capitolo di storia con la mostra Monaco, Settembre 1937 allestita fino al prossimo 4 Febbraio presso l’Archive Gallery.


L'installazione dell'esposizione dedicata alle opere di "Arte Degenerata"

Ulrich Wilmes è oggi il curatore di questo importante spazio espositivo
, memoria visibile della turbolenta storia dell’edificio.
«L’Archivio dell’Haus der Kunst è uno spazio dinamico e aperto, di lavoro e condivisione - spiega Ulrich Wilmes - che mette a disposizione del pubblico, ma anche di storici e curatori, un imponente numero di materiali e documenti. Chiunque può entrare a visitarlo gratuitamente avendo libero accesso alla storia, all’architettura di questo luogo che, oltre ad essere un’importante sede di mostre d’arte contemporanea, ha avuto un peso storicamente notevole nel nostro panorama culturale».
 
La nuova galleria permanente dedicata all’archivio storico che racchiude tutta la documentazione sull’architettura e la storia dell’edificio ha aperto i battenti nel 2014.
La sua posizione, proprio in corrispondenza dell’accesso del pubblico, nel middle hall, enfatizza ancora di più la sua identità di spazio rivolto a tutti, destinato alla memoria e all’accoglienza.


Documenti dagli anni 1933 al 1950 | Foto: Sabine Brantl
 
E proprio nell’Archive Gallery è allestita, fino al prossimo 4 febbraio 2018, la mostra che ricorda quel 1937 e gli anni a seguire, a conferma dell’alta missione svolta dall’istituzione monacese.
Al centro della mostra attuale le due importanti esposizioni Große Deutsche Kunstaustellung e Entartete Kunst, con le quali i nazionalsocialisti avevano presentato, nell’estate del 1937, il loro programma politico culturale.
 
L’ “Entartete Kunst”  era una vera e propria condanna dell’ “arte degenerata” a seguito della quale erano state confiscate circa 650 opere provenienti dalle collezioni di 32 musei tedeschi.
 
La “Große Deutsche Kunstaustellung” si sarebbe, invece, dovuta tenere ogni anno per mantenere viva l’attenzione sull’edificio voluto dal Führer. Ed in effetti le sue otto edizioni, che si svolsero regolarmente fino al 1944, attirarono quasi quattro milioni e mezzo di visitatori, con oltre 12mila opere di scultura pittura e grafica esposte e oltre 7mila vendute, mentre tra il 1937 e il 1944 si alternarono oltre 9mila artisti.


La Grande Mostra dell'arte della Germania si tenne all'Haus der Kunst dal 1937 al 1944 | Fonte: Archivi di città Monaco di Baviera, DE-1992-FS-NS-00456
 
L’Archive Gallery si presenta oggi come “sala lettura”, con documenti storici, cinematografici, numerose pubblicazioni e materiali sulla storia dell'edificio a memoria del triste capitolo che ha segnato un grave sconvolgimento nel clima culturale in Germania.
Per la prima volta è consultabile, in formato digitale, l'indice degli artisti registrati alla House of German Art a partire dal 1938.
 
L’Archive Gallery dell’Haus der Kunst - palazzo divenuto a partire dal 1955 sede di mostre di arte contemporanea di fama internazionale - rappresenta d’altronde un po’ il cuore dell’edificio. Quando chiediamo a Wilmes se il monumento sia una presenza ingombrante oppure isolata in questa aperta città d’avanguardie, sospesa tra tradizione e innovazione, il curatore risponde secco. «L'Haus der Kunst non costituisce affatto un’isola all’interno del panorama culturale di Monaco. E’ piuttosto un potente polo di condivisione che attrae istituti e studiosi, membri di quel mondo accademico e universitario fortemente partecipe alle iniziative del museo».


Ulirch Wilmes, curatore dell'Haus der Kunst | Foto: Jörg Koopmann

In realtà il ruolo centrale dell’Haus der Kunst divenne evidente dopo il 1945, quando le potenze occupanti vollero ristabilire Monaco come capitale culturale della Germania meridionale, ma essendo stati i musei della città gravemente danneggiati, l’edificio, con il suo generoso spazio espositivo, rimaneva l’unico disponibile in quanto scampato alla guerra.
 
All’interno di quello che Wilmes definisce «una delle principali destinazioni per gli appassionati di arte contemporanea, con il suo ruolo di spicco nello scenario culturale cittadino», i visitatori possono frugare tra oltre 80 anni di storia, scoprendo le diverse destinazioni di questo monumento, che nel tempo ha ospitato la divisione Bilancio e Finanza del Dipartimento di Giustizia, un parrucchiere e tutt'ora ospita la P1, la discotecha più famosa di Monaco, nata come club per gli ufficiali dell'esercito alleato nei sotteranei del museo, subito dopo la Seconda Guerra Mondiale.
 
Sono tanti e diversi gli oggetti esposti in Archivio: dall’elenco delle donazioni aziendali per la Casa dell’Arte tedesca a un disegno non datato che confronta l’altezza del soffitto dei musei in Austria, Inghilterra, Germania, Paesi Bassi, dagli studi per luci, mobili, segnaletica, ai libri contabili per le “Grandi mostre d’Arte tedesca” e persino l’Hauspasse, l’unico documento che attesta l’autorizzazione di accesso dei dipendenti dell’edificio.
Più volte, all’indomani della partenza del governo militare americano, si tentò di intervenire sulla struttura per cercare di cancellare o almeno nascondere le tracce del passato ingombrante.
 
Il Ministero della Cultura Bavarese pensò addirittura a un progetto architettonico che avrebbe dovuto ridisegnare l’atrio e la sala centrale per ricavarne aree polifunzionali, con lo scopo, sebbene non espressamente dichiarato, di sradicare e occultare la memoria nazista dell’edificio. La proposta dell’architetto di Monaco, Josef Wiedemann, fu accolta e il rivestimento in marmo rosso fu ricoperto con vernice bianca, mentre si cercò di ridurre le dimensioni monumentali dell’edificio. Ma questi interventi furono rimossi nel 2004, nell’ambito di quella “Ricostruzione critica”, finalizzata a ripristinare l’identità storica dell’edificio.
 
L’approccio dinamico all’edificio diviene particolarmente evidente nel 2011 anno in cui il nuovo direttore dell’Haus der Kunst, Okwui Enwezor, curatore di fama internazionale che tra i numerosi incarichi ha ricoperto nel 2015 il ruolo di direttore della Biennale dell’Arte di Venezia, concepisce nuovi format interattivi per la presentazione del materiale storico destinato a un pubblico sempre più ampio.


Un particolare della terrazza presso l'Haus der Kunst, 2012 | Foto: Maximilian Geuter

Ed è anche grazie a questo intervento che oggi Haus der Kunst si colloca al centro del panorama artistico della città.
 
Parlando infine delle mostre in corso o in programma per il prossimo autunno, Ulrich Wilmes snocciola importanti iniziative: «Oltre a un percorso dedicato al fotografo tedesco Thomas Struth e a lavori del pittore inglese Frank Bowling, oltre alle iniziative dedicate agli artisti emergenti internazionali, l’Haus der Kunst ospiterà anche l’artista colombiano Oscar Murillo».

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