La Centrale Montemartini

Montemartini
 

25/02/2004

Montemartini è la sede di un museo molto spesso dimenticato nei percorsi turistici o nelle conoscenze dei cittadini romani, invece è una delle più belle ed interessanti collezioni d’arte antica romana. Questa centrale idroelettrica fu inaugurata nel 1912 e realizzata grazie al progetto tecnico finanziario dell’ing. Montemartini, dal quale prende il nome, e all’esecuzione dell’ing. Puccioni. Grazie ai nuovi macchinari diesel (non a vapore), secondo uno stile detto proto-razionale, la società, che iniziò illuminando già metà della città di Roma, ebbe sempre più utenti, vendendo l’energia a prezzi più bassi rispetto alle altre ditte private. I moderni macchinari permettono alla centrale di lavorare per anni, anche durante la seconda guerra mondiale (i tedeschi non distrussero il complesso perché ingannati dagli addetti con bandiere del Vaticano, poste all’esterno dell’edificio) e successivamente, anche grazie al rinnovo di alcuni mezzi, il complesso riuscì a funzionare fino agli anni ’50; è proprio in questo periodo che inizia il declino dell’azienda a causa dei costi troppo elevati di manutenzione dell’impianto, e perché priva di nuovi automatismi.Chiude definitivamente nel 70 e solo nel 72-74 furono realizzati due nuovi impianti vicini, tuttora funzionanti. L’intento utilitario dell’edificio, sebbene in modo diverso, è stato riproposto negli anni 89-90 con la sua ristrutturazione e la decisione di usare gli ambienti per accogliere mostre, convegni, spettacoli. Questa cattedrale dell’archeologia industriale è oggi uno dei migliori esempi di recupero di vecchi complessi. L’idea di esporre questa collezione nasce dalla volontà di non togliere al pubblico alcuni pezzi dei musei Capitolini in ristrutturazione, ma ora l’istallazione, che si pensava sarebbe stata temporanea, sarà lasciata definitivamente. Su tutto il piano terra si snoda una serie d’ambienti che accolgono resti di età arcaica e repubblicana. Al piano superiore due sale, le più spettacolari non solo per gli oggetti conservati ma anche per l’ambiente che li ospita. La prima sala è quella detta “delle macchine” perché qui sono conservati due grandi motori realizzati già negli anni ’30 dalla ditta Franco Tosi di Legnano. Lungo il corridoio una serie di busti, di teste, di statue della fine dell’età repubblicana e dell’età imperiale: sono volti di donne, raffigurazioni di divinità, soprattutto copie romane di originali greci. Da notare due statue in basolite ritrovate presso l’area del Celio (ospedale militare) dove si trovava il Tempio del Divo Claudio, ora non più esistente ma segnato sulla Forma Urbis Severiana: una rappresenta Agrippina in veste di sacerdotessa, l’altra è una statua di menade (danzatrice) da un modello ellenistico. Di fronte si vedono le statue che decoravano il frontone del tempio di Apollo Sosiano. L’edificio sacro fu costruito nella metà del V sec. a..C., per ringraziare il dio dopo una peste, fu dedicato quindi ad Apollo Medicus. Il nome sosiano è dovuto alla ristrutturazione del 34 a.C., per opera di Sosio, che lo dedicò ad Augusto. È rappresentata un’amazzonomachia con al centro Atena (statue greche del V, tolte da un tempio) Bellissima ed enorme è qui conservata anche una statua della dea fortuna: stante, con cornucopia, era acrolita (marmo-vesti in bronzo), alta circa 8 m. era posta all’interno del tempio rotondo di L.go Argentina. Segue la sala delle caldaie, perché in fondo all’ambiente c’è appunto una caldaia degli anni ’50. La sala ospita le statue e opere ritrovate durante gli scavi di aree occupate in tarda età repubblicana dai cd. horti, ovvero i giardini di proprietà delle grandi famiglie patrizie del tempo; compresi quasi tutti nell’area dell’Esquilino e specchio di un’urbanizzazione di tipo residenziale, in età imperiale questi terreni venivano lasciati in eredità all’imperatore alla morte del proprietario, andando ad accrescere il demanio imperiale. Resti più importanti sono, al centro della sala un mosaico d’età tarda (IV-V d.C.), raffigurante scene di caccia al cinghiale e di cattura di animali da circo e una statua in atteggiamento pensoso, è Polimnia, musa protettrice dell’arte della pantomima.

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