Maddalena in Estasi
Maddalena in estasi di Caravaggio
24/10/2003
Eseguito nel 1601, sotto la protezione di Don Marzio Colonna e della Marchesa di Caravaggio, Costanza Colonna, la prima testimonianza dell'opera risale ad una lettera del 29 luglio 1610.
La vicenda critica dell'immagine caravaggesca segue varie traversie, ed ha inizio nel 1935 con un'intuizione di Roberto Longhi che ipotizza che la Maddalena a mezza figura firmata dal fiammingo Louis Finson, sia attribuibile al Merisi.
La figura della Maddalena caravaggesca, del tutto rivoluzionaria, è impostata sulla diagonale e occupa la metà del dipinto, l'altra parte rimane al buio. La luce sferzante colpisce la giovane donna dalla testa riversa, il corpo sembra ansimare nel rapimento dell'estasi mistica.
La bocca, le labbra livide si schiudono in una voluttà del tutto assente nelle opere iconografiche ispirate all'estasi. L'intera immagine appare tracciata nella sua propria essenzialità. Tranne i capelli sciolti, la santa non mostra i consueti attributi canonici tanto cari alla rappresentazione iconografica sacra.
La Maddalena è rappresentata dal Caravaggio come morente, quasi a voler significare che il sommo grado dell'amore puro sia quello morto, nel quale l'essere che ama è del tutto annullato.
LA MAPPA
NOTIZIE
VEDI ANCHE
-
Venezia | Un documentario su Peggy Guggenheim e Edmondo Bacci nella Venezia del dopoguerra
Edmondo Bacci, il colore come evento
-
Dal 24 al 30 novembre sul piccolo schermo
La settimana dell’arte in tv, dal capolavoro perduto di Klimt ai dipinti di Vermeer sotto la lente
-
Roma | Dal 12 febbraio alle Gallerie Nazionali d’Arte Antica
Bernini e i Barberini, una grande mostra in arrivo a Roma
-
Mondo | Al MET dal 29 marzo al 28 giugno 2026
Raffaello conquista New York
-
Firenze | Uno spazio rinnovato per l’opera iconica dell’arte etrusca
Riapre la sala della Chimera. Al Museo Archeologico Nazionale di Firenze un’esperienza immersiva tra teatralità e contemplazione
-
Mondo | A Sindelfingen, vicino a Stoccarda, fino al 21 giugno 2026
Mario Schifano: quando l'arte è propaganda