Aspettando la ripartenza

Sei luoghi da segnare in agenda in attesa della riapertura

La Basilica di Aquileia | Foto: © Gianluca Baronchelli
 

Samantha De Martin

24/04/2020

È ancora troppo presto per pensare di andare lontano, ma l’attesa della riapertura corrobora l’entusiasmo, e l’emozione di ripartire si fa timidamente spazio tra incertezze e domande sul dopo e sul dove.
Se questi due mesi di costrizione (legittima) di fronte all’emergenza coronavirus, ci hanno avvicinato alle atmosfere hopperiane pervase dalle silenziose attese dei loro malinconici protagonisti, possiamo ogni tanto permetterci di cedere all’immaginazione.
Provare forse a pensare al primo luogo che ci piacerebbe ritrovare non appena possibile, una volta che l’emergenza si sarà quanto meno attenuata, può forse contribuire a rendere la nostra attesa meno dura.
Proviamo allora ad immaginare le sei destinazioni nelle quali fare un salto, anche in auto, al momento della ripartenza, con la speranza che il sogno acquisti presto la consistenza di un’antica strada, di un giardino, di una chiesa, da tornare ad ammirare e di cui godere.


Il Duomo di Orvieto, Inizio costruzione 1290, Tra gli architetti Lorenzo Maitani e Arnolfo di Cambio

• Il Duomo di Orvieto
Basta rimanere anche solo nella piazza per godersi lo spettacolo. Quando il sole colpisce i mosaici della facciata, con alcuni episodi della vita di Maria, il Duomo di Orvieto assomiglia ad uno scrigno di luce e colore. Osservarlo dall’ampia piazza che accoglie anche il Museo Etrusco è un’esperienza che emoziona.
Questo capolavoro dell’architettura gotica tutta guglie e bassorilievi che tracciano il destino dell’uomo, dalla Creazione al Giudizio, al rosone dell’Orcagna, ci sorprende anche all’interno.

Quando, dopo la riapertura, lo si potrà ammirare in tutta la sua bellezza, basterà recarsi nella preziosa Cappella di San Brizio per contemplare un altissimo esempio di pittura rinascimentale. La sua decorazione pittorica fu avviata nel 1447 dal Beato Angelico con l'aiuto di Benozzo Gozzoli, e fu terminata tra il 1499 e il 1504 da Luca Signorelli.


Beato Angelico e aiuti, Vela del Cristo giudice, Cappella di San Brizio, Duomo di Orvieto

• A Sansepolcro con Piero della Francesca

Passeggiando nel centro di Sansepolcro, costeggiando il Palazzo dei Conservatori che accoglie il Museo Civico, ci si imbatte in una vetrina speciale. Il colpo d’occhio è potente. Non si tratta di una vetrina qualsiasi. Avvicinandoci dalla strada è possibile scorgere una grande finestra affacciata sulla grande sala del Museo che accoglie la Resurrezione di Piero della Francesca.
In genere la vetrata viene lasciata aperta per consentire a chiunque passi dalla strada di ammirare il capolavoro dell’illustre cittadino di Sansepolcro.


Piero della Francesca, Resurrezione, 1463 -1465, Affresco e tempera, 225 x 200 cm, Museo Civico di Sansepolcro

Dopo il restauro conclusosi due anni fa, realizzato dall'Opificio delle pietre dure di Firenze, la luce è tornata a risplendere in questa icona del cristianesimo rinascimentale, come il cielo terso e il paesaggio sullo sfondo, con edifici e castelli.
Eseguita intorno al 1463 da Piero della Francesca, l’opera esprime al meglio il paradosso della Fede in un Salvatore morto e risorto. L’intera composizione insiste sul contrasto tra il piano orizzontale della tomba, con i quattro militi assopiti ai piedi del sepolcro, e quello verticale costituito da un Cristo vigile che si staglia contro il cielo.
A sinistra il pittore raffigura l’inverno, con gli alberi spogli, a destra è la primavera, al centro Cristo, con uno stendardo in mano, ritratto nell’atto di risorgere dal sepolcro, come si evince dalla gamba appoggiata sul parapetto.

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La Resurrezione di Cristo nell'Arte
Da Raffaello a Caravaggio, passando per Giotto, Piero della Francesca e Andrea Mantegna, come i grandi Maestri hanno celebrato la vittoria del Risorto sulla Morte.

A pochi chilometri da Sansepolcro, a Pieve Santo Stefano, c’è un luogo magico. Si chiama Piccolo museo del diario e,  quando l’emergenza sarà finita, è senza dubbio una meta da non perdere per ascoltare un pezzo di storia d’Italia.
Questo museo piccolissimo è un intenso percorso multisensoriale e interattivo nato per raccontare l’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano. Circa 8mila storie “scritte dal basso”, dai soldati della Prima Guerra Mondiale a Rabito, “cantoniere inaffabeto”, raccontate attraverso un fruscio che ci avvolge e ci conduce nelle stanze della memoria, trasformano la visita in un’esperienza indimenticabile, fatta di suoni, voci, luci, parole che volano nell’aria e dialogano con il visitatore.


Villa d’Este | Foto: waldomiguez / Pixabay

• Il giardino delle meraviglie di Villa d’Este
L’apoteosi del barocco si compie tra i giochi d’acqua e gli zampilli, le bocche di drago che sputano limpidi getti a incantare chi guarda, gli stemmi, le grotte, gli uccelli, le infinite specie di piante e i cipressi secolari di uno dei giardini più suggestivi al mondo.
Goethe considerava il giardino d’acqua di Villa d’Este “una delle somme visioni offerte dalla natura”, e ancora oggi la residenza voluta dal cardinale Ippolito d'Este, con i suoi ninfei, il vialone, le grotte e le cento fontane continua a snocciolare un modello più volte emulato nei giardini europei del manierismo e del barocco.


Villa medici di Belcanto, Fiesole, XV secolo, Architetto Michelozzo | Foto: sailko (Opera propria) via Wikimedia Creative Commons

• Villa Medici a Fiesole

A meno di mezz’ora d'auto da Firenze, Fiesole accoglie il primo esempio di Villa Rinascimentale in cui l’idea di residenza di campagna abbandona il tradizionale concetto di fortezza o di castello per evolvere in una forma indipendente.
Costruita tra il 1451 e il 1457 per Giovanni, figlio di Cosimo Il Vecchio, fu ereditata da Lorenzo il Magnifico nel 1469 che la utilizzò come dimora estiva, accogliendovi umanisti del calibro di Pico della Mirandola, Marsilio Ficino e Poliziano.
L'aspetto della villa, fortemente geometrizzata, aperta verso l'esterno e senza cortile centrale, si discosta molto dalle dimore medicee precedenti. La struttura si spoglia del suo antico aspetto difensivo, scompaiono le torrette, i camminatoi, il fossato, mentre trapela una nuova attenzione per il paesaggio e per il dominio visivo.
Il giardino corre su tre terrazzamenti, tra cipressi, aiuole, grandi alberi secolari, magnolie, fontane e piante di limone.

• Un tuffo nel Medioevo tra le strade di Cortona
Affacciata sulla Valdichiana, con una vista che spazia fino ai confini dell’Umbria per affondare nel Lago Trasimeno, Cortona, con le sue origini etrusche, conserva ancora le antiche mura e il ricordo di illustri personaggi come Luca Signorelli, Beato Angelico, Pietro Berrettini.
Quando la riapertura dei musei lo permetterà, varrà la pena visitare il Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona, con il lampadario etrusco in bronzo, la cosiddetta Musa Polimnia o le opere del pittore cortonese Gino Severini, tra i fondatori del Futurismo.


Lampadario etrusco, IV sec. a.C., Museo dell'Accademia Etrusca e della Città di Cortona - MAEC 

Il Museo Diocesano conserva invece importanti opere di Pietro Lorenzetti, Beato Angelico, Luca Signorelli. In alternativa, sarà comunque suggestivo passeggiare a Piazza della Repubblica con il Palazzo Comunale trecentesco e la sua caratteristica torre dell’orologio. Per ammirare uno dei primi insediamenti francescani voluti dal Santo di Assisi basta raggiungere l’Eremo de “Le Celle”.
Oltre al Parco archeologico del Sodo, alla pianura dominata dai “meloni” - tumuli etruschi di età arcaica - alla tanella di Pitagora, celebre monumento noto ai viaggiatori fin dal 1500, e alla Chiesa di Santa Maria Nuova costruita, verso la metà del XVI secolo, da Giorgio Vasari, c’è Via Jannelli, una delle strade più suggestive di Cortona, con gli edifici dall’architettura medievale.


Foro romano, Area archeologica di Aquileia | Foto: © Gianluca Baronchelli

• Passeggiata ad Aquileia tra il Foro e la Via Sacra
Basta percorrere in auto la Via Giulia Augusta per ammirare i resti del Foro Romano, una delle tante bellezze di Aquileia.
Sito Unesco dal 1998 per l’importanza della sua area archeologica e lo splendore dei mosaici pavimentali che custodisce, la città friulana vanta anche il più esteso mosaico paleocristiano del mondo occidentale, risalente al IV secolo. Quando musei e luoghi d’arte riapriranno lo si potrà ammirare all’interno della Basilica di Santa Maria Assunta, assieme al Museo Nazionale Paleocristiano e al Museo Archeologico Nazionale.
Da non trascurare la Via Sacra, una suggestiva passeggiata archeologica che si sviluppa all’aperto, all’ombra dei cipressi tra il porto fluviale e l’area della basilica.

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