A Palazzo Ducale dall'8 settembre al 6 gennaio

A Mantova, tutte le forme del destino secondo l'arte

Scultore del XVI secolo, Cupido dormiente, Seconda metà del XVI secolo, marmo, Mantova, Museo della città - Palazzo San Sebastiano
 

Samantha De Martin

03/09/2018

Mantova - Se il destino avesse una forma e un colore, i suoi contorni non sfuggirebbero al fantasioso universo dell’arte. Capita così che una mostra raccolga i lavori che indagano il tema del fato, declinato dall’antichità ai nostri giorni da artisti come Domenico Fetti, Gustav Klimt, Adolfo Wildt, Angelo Morbelli, Mattia Moreni ed altri.
Succede a Palazzo Ducale, dove 70 opere, tra sculture, dipinti e mosaici provenienti dalla Fondazione Cariplo, da istituzioni come il MAR - Museo d’Arte delle Città di Ravenna - dal Museo Civico di Palazzo Te, e da collezioni private, regaleranno ai visitatori un affascinante viaggio suddiviso in dieci sezioni.

Nell’Appartamento della Rustica, ideato da Giulio Romano per il duca Federico II Gonzaga, una Sfinge raffigurata in un busto di marmo greco del V secolo a. C. introduce al tema delle verità, alcune nascoste nel profondo di ogni uomo, altre insite nei segreti del cosmo.
Nel linguaggio artistico moderno questi concetti si traducono nella Vecchia con candela, una copia di Pieter Paul Rubens e nella Maddalena di un pittore francese del XVII secolo, dove la fiamma simboleggia il perdersi nell’io interiore.

Opere come Ritratto di donna con moneta, dipinto da un pittore toscano nella seconda metà XVII secolo, Il veggente di scuola ottocentesca veneziana o La cartomante di Jules Jean-Baptiste Dehaussy documentano l’attitudine di ogni essere umano ad acquisire il potere divino di conoscere il passato e di prevedere gli eventi che determineranno il futuro.

Il viaggio del visitatore nell’universo del fato prosegue in mostra con opere riferibili all’ambito di Pompeo Batoni e Giulio Cesare Procaccini, che ribadiscono la predisposizione degli uomini a seguire gli insegnamenti divini.
Tra sacro e profano si muovono anche Eva di Giovanni Maria Benzoni e lo Studio per un monumento funerario di Vincenzo Gemito, dove una giovane fanciulla rivolge preghiere a Dio per la salvezza dell’anima.

Il confronto incentrato su Eros e Thanatos cede poi il passo al tema della vanitas, ampiamente diffuso in epoca barocca ed analizzato in Vita in un vaso dove campeggiano nature morte floreali e dipinti nei quali il tema dell’abbondanza e della sua caducità trova espressione tra la figura umana e i cesti di verdura.

Nella sezione dedicata al sonno e alla morte un delicato Cupido dormiente, proveniente dalla collezione di Vespasiano Gonzaga a Sabbioneta, si accompagna al Nudo di donna di Klimt, dove una figura femminile, quasi riversa sul suo giaciglio, cede a un mondo onirico che l’allontana sempre di più dalla vita.

La risalita dalla terra al cielo chiude il percorso espositivo. Questa prospettiva di speranza, sebbene non messianica, è affidata ad opere come le Icone di Sonia Costantini che ammiccano a un varco possibile da rintracciare dentro l’orizzonte umano di un determinismo che origina dal dover essere, come espressione di un’etica che è irrinunciabile aspirazione e espressione umana.

Il saggio in catalogo, opera della curatrice Renata Casarin, interpreta le opere d’arte alla luce del pensiero filosofico, estetico, religioso, psicanalitico, scientifico e storico lungo la traiettoria che procede dall’antichità all’età contemporanea.


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