Dal 28 gennaio al 7 maggio presso il Zentrum Paul Klee

I "nuovi orizzonti" di Joan Miró in una mostra a Berna

Joan Miró, Tela bruciata 2, 1973, Acrilico su tela tagliata e bruciata, 195 x 130 cm, Fundació Joan Miró, Barcellona, on loan from a private collection | Foto: © Joan Ramon Bonet, Successió Miró Archive © Successió Miró / 2022, ProLitteris, Zurich
 

Samantha De Martin

29/12/2022

Mondo - “Quello con Paul Klee è stato un incontro determinante nella mia vita. Sotto la sua influenza la mia pittura si è liberata da ogni vincolo terreno”.
Scriveva così Joan Miró a proposito del collega tedesco di quattordici anni più anziano di lui. Nonostante i due non si siano mai visti di persona, l'incontro con l'opera di Paul Klee è durato a lungo nel tempo segnando a fondo lo stile di Miró.
Entrambi i pittori, ad esempio, vivevano una comune passione per i disegni d'infanzia e l'arte rupestre, influssi particolarmente evidenti nel linguaggio formale ridotto che accomuna le opere dei due.
Adesso, grazie alla mostra Joan Miró. New Beginnins, attesa dal 28 gennaio fino al 7 maggio presso il Zentrum Paul Klee di Berna, a cura di Fabienne Eggelhöfer, Miró potrà finalmente incontrare l’opera di Klee conosciuta a Parigi grazie ad André Masson.


Joan Miró, Donna e uccelli, 1969, Olio su tela, 81 x 65 cm, Fundació Joan Miró, Barcelona, on loan from a private collection | Foto: © Joan Ramon Bonet, Successió Miró Archive © Successió Miró / 2022, ProLitteris, Zuric

Il museo di Berna si appresta infatti ad accogliere un’ampia rassegna dedicata al lavoro tardo, e poco conosciuto, dell'artista catalano. Le opere di grande formato mostrano un lato sorprendentemente crudo anche per gli amanti di Miró, e si distinguono per una costante ricerca di nuove forme espressive. Un esempio di questo cambio di rotta è infatti costituito dalle “tele bruciate”, opere dipinte con il fuoco piuttosto che con il pennello, ma anche usando forbici e una scopa bagnata: un autentico atto di distruzione che ha generato nel pittore una nuova creatività.

Conosciuto per i suoi coloratissimi mondi onirici surrealisti realizzati tra il 1920 e il 1930, Miró ha iniziato presto a mettere in discussione la pittura tradizionale. Soprattutto dopo il tanto atteso trasferimento nel suo grande studio a Palma di Maiorca, nel 1956, l'artista catalano ha esteso il suo concetto di pittura verso una direzione fino ad allora sconosciuta, rivisitando il lavoro precedente o completando opere rimaste incompiute. Questo momento di autocritica e di un nuovo inizio segna il punto di partenza della mostra al Zentrum Paul Klee.


Joan Miró mentre lavora a una delle sue tele bruciate, 1973 | Foto: © Francesc Català-Roca © Photographic Archive F. Català-Roca – Arxiu Històric del Col·legi d'Arquitectes de Catalunya

Il percorso abbraccia 74 opere, realizzate principalmente tra la fine degli anni Sessanta, gli anni Settanta e i primi anni Ottanta, in arrivo dalla Fundació Joan Miró di Barcellona e dalla Fondazione Pilar e Joan Miró di Maiorca, molte delle quali mostrate in Svizzera per la prima volta.
A Palma la vita e il lavoro dell’artista furono segnati da non pochi cambiamenti. Fino allo scoppio della guerra civile spagnola nel 1936 Miró trascorse circa quattro mesi all'anno a Parigi e il resto del suo tempo in Spagna, a Barcellona o Mont-roig, dove la sua famiglia aveva una casa in campagna. Costantemente in contatto con la scena artistica parigina, in Spagna poté dedicarsi al lavoro senza distrazioni. Lo scoppio della guerra civile spagnola costrinse la famiglia Miró a una permanenza in Francia tra il 1936 e il 1940. Dopo l'invasione delle truppe tedesche nel 1940 i Miró tornarono nella Spagna fascista dove Joan lavorò in un modesto studio a Barcellona come anche nella casa di campagna di Mont-roig fino alla fine della seconda guerra mondiale. Nonostante questi sconvolgimenti, il suo lavoro fu enormemente fruttuoso in quegli anni. Nel suo nuovo studio a Palma, Miró ebbe finalmente modo di riunire tutti gli scatoloni con le opere fino a quel momento realizzate. Quando iniziò a disimballarle e riordinarle, iniziò a rivedere i suoi dipinti, i disegni, le bozze, i taccuini.


Joan Miró, Donna di fronte al sole, 1974, Acrilico su tela, 194 x 258.5 cm, Fundació Joan Miró, Barcelona | Foto: © Jaume Blassi © Successió Miró / 2022, ProLitteris, Zurich

“Nel nuovo studio ho avuto per la prima volta spazio a sufficienza. Sono stato in grado di disimballare casse di opere che risalgono ad anni e anni. Non vedevo queste cose da quando avevo lasciato Parigi […] prima della guerra. […] Quando finalmente li ho disimballati a Maiorca, ha attraversato un processo di autoanalisi”.
Dopo questo "autoesame" critico, Miró ha iniziato a cercare nuove forme di espressione. Sentiva che la pittura convenzionale al cavalletto era una limitazione, andò alla ricerca di nuove forme di espressione prendendo le distanze dai suoi primi lavori influenzati dal surrealismo e sviluppando un linguaggio pittorico più semplice e universale. La sua arte doveva essere accessibile a tutti e facilmente comprensibile.
Un esempio di questo cambio di rotta sono le “tele bruciate”, opere dipinte con il fuoco piuttosto che con il pennello, ma anche usando forbici e una scopa bagnata. Miró ha quindi esteso la sua tecnica ai cosiddetti "sobreteixims", dove ha combinato arazzi, collage e pittura. Ha lavorato con tessuti o quadri classici sovraverniciati acquistati al mercato delle pulci, realizzati con pennellate impulsive e semplici segni poetici come come cerchi, stelle e lune crescenti.

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