Alla Fondazione Sant'Elia dal 21 dicembre al 28 febbraio
Dalle stanze di rappresentanza della Banca d'Italia in arrivo a Palermo gli artisti del dopoguerra
Renato Guttuso, Barche nella tempesta, 1950, olio su tela, 108 x 91 cm, Collezione d’arte della Banca d’Italia
Samantha De Martin
14/11/2018
Palermo - Ci sono i pescatori di Renato Guttuso in preda a una mareggiata, il Porto di Giulio Turcato, e ancora una tela di Burri e un'opera di Corrado Cagli tra i 40 capolavori in mostra alla Fondazione Sant’Elia nell’ambito della rassegna Altre stanze. Gli artisti italiani del secondo dopoguerra.
Dal 21 dicembre al 28 febbraio 40 lavori provenienti da diverse sedi della Banca d’Italia, parte della collezione destinata agli ambienti di rappresentanza degli istituti di credito, escono dagli studi dirigenziali per raggiungere, per la prima volta, Palermo.
La Capitale italiana della Cultura 2018 è infatti una delle tappe di un viaggio che porta a spasso per l’Italia un patrimonio vario e prezioso frutto di un’arte che segue le vicende del paese. E così il percorso espositivo interpreta ora quel “sogno” italiano, ora racconta un paese sfiancato dalla guerra, il benessere delle famiglie, l’esigenza di una maggiore libertà.
È l’Italia del primo Festival di Sanremo, delle “borgate” di Pasolini, delle prime lavatrici e frigoriferi, di Enrico Mattei e Adriano Olivetti.
Sono anni in cui l'arte è un tutt'uno con la storia, con lo spirito degli italiani.
Ed eccoli i lavori di Lucio Fontana e Franco Angeli, Ugo Attardi ed Enrico Baj, Giorgio De Chirico, Tano Festa, ciascuno convinto del proprio “segno”, e con qualcosa di intimo da comunicare.
«Altre stanze - spiega Mariastella Margozzi, curatrice della mostra assieme a Morena Costantini - deve il suo titolo a un’opera di Corrado Cagli del 1950. È un rimando all’uscita di questi capolavori dalle “stanze” nelle quali sono abitualmente collocati, non visibili al pubblico. In questa occasione si offrono insieme con l’ambizione di tendere dei fili che li riconnettano al flusso dell’arte italiana fino alla fine degli anni Sessanta».
Come il visitatore avrà modo di notare, la raccolta della Banca d’Italia in mostra alla Fondazione Sant'Elia non segue un filo conduttore preciso, ma racchiude opere acquistate soprattutto sul mercato nazionale e internazionale, tra la fine degli anni Ottanta e gli anni 2000, per rispondere ad un’esigenza di rappresentanza. Tra gli spazi della Fondazione si ricompone pertanto quella sorta di puzzle che contribuisce a descrivere la storia dell’arte italiana attraverso due decenni.
Leggi anche:
• Altre stanze. Opere dalle raccolte della Banca d'Italia
Dal 21 dicembre al 28 febbraio 40 lavori provenienti da diverse sedi della Banca d’Italia, parte della collezione destinata agli ambienti di rappresentanza degli istituti di credito, escono dagli studi dirigenziali per raggiungere, per la prima volta, Palermo.
La Capitale italiana della Cultura 2018 è infatti una delle tappe di un viaggio che porta a spasso per l’Italia un patrimonio vario e prezioso frutto di un’arte che segue le vicende del paese. E così il percorso espositivo interpreta ora quel “sogno” italiano, ora racconta un paese sfiancato dalla guerra, il benessere delle famiglie, l’esigenza di una maggiore libertà.
È l’Italia del primo Festival di Sanremo, delle “borgate” di Pasolini, delle prime lavatrici e frigoriferi, di Enrico Mattei e Adriano Olivetti.
Sono anni in cui l'arte è un tutt'uno con la storia, con lo spirito degli italiani.
Ed eccoli i lavori di Lucio Fontana e Franco Angeli, Ugo Attardi ed Enrico Baj, Giorgio De Chirico, Tano Festa, ciascuno convinto del proprio “segno”, e con qualcosa di intimo da comunicare.
«Altre stanze - spiega Mariastella Margozzi, curatrice della mostra assieme a Morena Costantini - deve il suo titolo a un’opera di Corrado Cagli del 1950. È un rimando all’uscita di questi capolavori dalle “stanze” nelle quali sono abitualmente collocati, non visibili al pubblico. In questa occasione si offrono insieme con l’ambizione di tendere dei fili che li riconnettano al flusso dell’arte italiana fino alla fine degli anni Sessanta».
Come il visitatore avrà modo di notare, la raccolta della Banca d’Italia in mostra alla Fondazione Sant'Elia non segue un filo conduttore preciso, ma racchiude opere acquistate soprattutto sul mercato nazionale e internazionale, tra la fine degli anni Ottanta e gli anni 2000, per rispondere ad un’esigenza di rappresentanza. Tra gli spazi della Fondazione si ricompone pertanto quella sorta di puzzle che contribuisce a descrivere la storia dell’arte italiana attraverso due decenni.
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