Una mostra celebra, fino al 28 febbraio, i 50 anni dalla morte

Lettere, disegni, costumi di scena: Roma ricorda Totò

Totò al Giardino Zoologico © Istituto Luce Cinecittà
 

Samantha De Martin

19/10/2017

Roma - Il principe dello risata che fece della strada popolata da scugnizzi il suo primo palcoscenico, e che sferzò l’arroganza con l’ingenuità dello sberleffo insegnando a generazioni la bellezza dellla pernacchia, arriva a Roma per farci sorridere con il suo genio, brillante, ancora oggi, a cinquant’anni dalla sua morte.

Arriva a Roma, Totò, o meglio ritorna, visto che il Principe Antonio de Curtis nella capitale ci viveva, in un appartamento di Viale Parioli prima, e di Viale Bruno Buozzi poi, per stabilirsi definitivamente nella casa di Monti Parioli dove si spense il 15 aprile 1967.

Quella dedicata, fino al 28 febbraio, all’istrione dai mille volti, nella cui brillante figura dimoravano due anime - quella comica della marionetta, delle posture e delle mille sfaccettature del volto e del corpo, del funambolico rimbalzare delle parole dal senso al non senso, e quella, saggia, del principe elegante, compositore di poesie e canzoni - è molto più di una mostra. È piuttosto un omaggio devoto, appassionato, costruito grazie anche al contributo dall'Associazione Antonio de Curtis, dell’Istituto Luce Cinecittà, in collaborazione con Rai Teche e SIAE - Società Italiana degli Autori ed Editori - alla sua poliedrica figura che forse un po’ manca, alle nuove quanto alle vecchie generazioni.

Al Museo di Roma in Trastevere, in punta di piedi il visitatore entra in un diario fatto di musica, poesia e grandi teatri, partendo dal rione Sanità, dove Antonio Clemente era nato il 15 febbraio 1898. Mentre lo stesso Totò dialoga con il pubblico, il Principe recita il suo componimento più noto, ’A livella, che distribuendo sorrisi e incatenando sguardi, accompagna i visitatori verso l’arte più intima e complessa delle canzoni.
Dagli scritti autografi di Miss mia cara miss al suo capolavoro, Malafemmina, il percorso espositivo, a cura di Vincenzo Mollica e Alessandro Nicosia, passa in rassegna lettere, cimeli, costumi di scena, ma anche i commenti di stima che il mondo della cultura e dello spettacolo ha sempre nutrito nei confronti dell’artista. Ci sono le testimonanze filmate - oltre 50 - di Aldo Fabrizi e Ninetto Davoli, c’è il ricordo di Achille Bonito Oliva e Camilleri, l’omaggio di Benigni e di Carlo Verdone.

I disegni realizzati da Pier Paolo Pasolini per la Terra vista dalla luna, episodio del film Le streghe, interpretato da Totò, lasciano spazio a quelli di Federico Fellini, che in lui vedeva un artista senza tempo, e ancora ai lavori di fumettisti celebri come Crepax, Pratt, Manara.

E c’è soprattutto l’universo privato, l’indole schiva e riservata del Principe, i suoi affetti più grandi, Napoli in primis, perché “Quanno se dice ‘Napule’ s’annomena ’a riggina!”, diceva. E allora ecco un filmato eccezionale che lo mostra nell’inedita veste di cicerone mentre illustra ai turisti in gita su un torpedone le bellezze di Partenope.
C’è l’affetto incondizionato del principe de Curtis per gli animali, in particolare per i cani - che ebbe sempre accanto e per i quali si prodigò - la passione, quasi ossessiva, per l’araldica, il gusto per la cucina, raccontato dalle ricette tramandate dalla figlia Liliana, ma anche il suo rapporto con la pubblicità che lo vide testimonial di alcuni prodotti italiani di quegli anni, come la Lambretta e la Perugina. Non mancano poi i manifesti e le locandine che ricordano i 97 film che lo videro protagonista, in questo omaggio speciale che, dopo Napoli e Lugano, approda anche nella capitale a contraddire la profezia di questo genio, convinto che nessuno, dopo la sua morte, si sarebbe ricordato più di lui.
Nessuno mi ricorderà si intitola infatti l’ultima sezione della mostra, nella quale vengono ricordate le tre cerimonie funebri organizzate a Roma, a Napoli e al rione Sanità, dando ampio spazio al commiato di quel maestro che con la morte dialogava, con la facile e convinta saggezza della sua Livella, ma anche con l'amara e cosciente lucidità della precarietà dell'esistenza. Ma forse in quella sua convinzione, smentita dal tempo e dai successi anche dopo la morte, il principe sbagliava. Perché Totò continuerà a sedurre anche le generazioni future facendole passare “dal riso al pianto” ancora per molto tempo.

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