Un nuovo polo archeologico a Sud-Est della Capitale
Riaperto a Roma il Mausoleo di Sant’Elena
Il Mausoleo di Sant'Elena. Courtesy Soprintendenza Speciale di Roma
Francesca Grego
14/10/2019
Roma - Un imponente edificio in mattoncini sormontato da una grande cupola alla base della quale, per reggere il peso, esperti muratori inserirono tante anfore vuote, in romanesco “pignatte”. Fu così che già nel XVI secolo la tomba di Elena, madre del nobile e potente Costantino, diventò Tor Pignattara, monumento dimenticato ma ancora presente nel nome di un noto quartiere popolare di Roma.
Per decenni una sorta di oggetto misterioso nella periferia Sud-Est della capitale, da ieri il Mausoleo di Sant’Elena è tornato accessibile e ha riacquistato di colpo la propria identità.
Un laborioso intervento di restauro condotto dalla Soprintendenza Speciale di Roma lo ha restituito all’antico splendore, facendone il fulcro di un interessante polo archeologico: insieme alla struttura monumentale che ha perso gran parte dell’apparato decorativo ma ha conservato le famose anfore, i visitatori possono osservare le Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro, quasi una pinacoteca del mondo tardo antico con numerose pitture risalenti al IV secolo, e il nuovo Antiquarium che trova posto all’interno di una chiesetta sorta nel Seicento proprio tra le mura dell’edificio. I reperti del museo raccontano l’intera vicenda storica dell’area: dal complesso costantiniano, dove ritrovamenti stratificati illustrano la progressiva cristianizzazione delle campagne intorno all’Urbe, all’abbandono tra il XI e il XII secolo, quando il sarcofago in porfido di Elena fu trasferito in Laterano.
Per la sepoltura di sua madre Costantino fece predisporre un monumento dal diametro di oltre 20 metri giusto accanto alla nuova Basilica dei Santi Marcellino e Pietro, periti sotto le persecuzioni di Diocleziano. Chiamata anticamente Ad duas Lauros o Fundus Lauretus, la località era collegata con il grande palazzo imperiale del Sessorium che sorgeva presso l’attuale Porta Maggiore. Nei secoli le sue necropoli hanno accolto le spoglie degli equites singulares – i cavalieri della guardia imperiale – così come quelle degli ultimi martiri della Cristianità.
Oltre a consolidare e ripulire l’edificio, il restauro ne ha migliorato la luminosità e favorito la fruizione con ballatoi che permettono di ammirarne da vicino materiali e architetture, mentre è stato valorizzato l’atrio che collegava il Mausoleo all’antica Basilica. Ripristinata anche una chicca ottocentesca: il contrafforte Nord-Est, che Giuseppe Valadier eresse dopo secoli di abbandono.
Da oggi il monumento è visitabile tutti i giorni escluso il giovedì insieme alle Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro, con prenotazione obbligatoria all’indirizzo santimarcellinoepietro@gmail.com o ai numeri 06.2419446 / 339.6528887.
Per decenni una sorta di oggetto misterioso nella periferia Sud-Est della capitale, da ieri il Mausoleo di Sant’Elena è tornato accessibile e ha riacquistato di colpo la propria identità.
Un laborioso intervento di restauro condotto dalla Soprintendenza Speciale di Roma lo ha restituito all’antico splendore, facendone il fulcro di un interessante polo archeologico: insieme alla struttura monumentale che ha perso gran parte dell’apparato decorativo ma ha conservato le famose anfore, i visitatori possono osservare le Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro, quasi una pinacoteca del mondo tardo antico con numerose pitture risalenti al IV secolo, e il nuovo Antiquarium che trova posto all’interno di una chiesetta sorta nel Seicento proprio tra le mura dell’edificio. I reperti del museo raccontano l’intera vicenda storica dell’area: dal complesso costantiniano, dove ritrovamenti stratificati illustrano la progressiva cristianizzazione delle campagne intorno all’Urbe, all’abbandono tra il XI e il XII secolo, quando il sarcofago in porfido di Elena fu trasferito in Laterano.
Per la sepoltura di sua madre Costantino fece predisporre un monumento dal diametro di oltre 20 metri giusto accanto alla nuova Basilica dei Santi Marcellino e Pietro, periti sotto le persecuzioni di Diocleziano. Chiamata anticamente Ad duas Lauros o Fundus Lauretus, la località era collegata con il grande palazzo imperiale del Sessorium che sorgeva presso l’attuale Porta Maggiore. Nei secoli le sue necropoli hanno accolto le spoglie degli equites singulares – i cavalieri della guardia imperiale – così come quelle degli ultimi martiri della Cristianità.
Oltre a consolidare e ripulire l’edificio, il restauro ne ha migliorato la luminosità e favorito la fruizione con ballatoi che permettono di ammirarne da vicino materiali e architetture, mentre è stato valorizzato l’atrio che collegava il Mausoleo all’antica Basilica. Ripristinata anche una chicca ottocentesca: il contrafforte Nord-Est, che Giuseppe Valadier eresse dopo secoli di abbandono.
Da oggi il monumento è visitabile tutti i giorni escluso il giovedì insieme alle Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro, con prenotazione obbligatoria all’indirizzo santimarcellinoepietro@gmail.com o ai numeri 06.2419446 / 339.6528887.
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