Aspettando la 58esima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, dall’11 maggio al 24 novembre

Un labirinto dalle infinite possibilità: ecco il Padiglione Italia di Milovan Farronato

Arsenale, Venezia | Foto:  Andrea Avezzù | Courtesy of La Biennale di Venezia
 

Samantha De Martin

27/03/2019

Roma - Una volta giunti al Padiglione Italia avrete effettivamente quattro strade: imboccare il percorso di destra, optare per quello di sinistra, seguire l’itinerario al centro o non entrare affatto. Qualunque sia la scelta, perdersi non sarà peccato, ma potrebbe comportare l’apertura di nuove porte e altrettante strade.
Benvenuti nel Padiglione Italia della 58esima Biennale di Venezia, firmato Milovan Farronato, dove, citando Umberto Eco, “anche le scelte sbagliate producono soluzioni e tuttavia contribuiscono a complicare il problema” e dove allo spettatore è affidato un ruolo decisamente attivo: decidere di orientare a piacimento il proprio percorso creando molteplici narrative percorribili, alla scoperta di narrazioni non lineari, ciascuna portatrice di un proprio significato.

Né altra né questa. La sfida al Labirinto è il titolo scelto per la mostra che sarà aperta al pubblico dall’11 maggio al 24 novembre, presentata al ministero per i Beni e le Attività culturali alla presenza del ministro Alberto Bonisoli, del presidente della Biennale di Venezia, Paolo Baratta, del commissario del Padiglione Italia, Federica Galloni, e del curatore Milovan Farronato.
I tre artisti italiani che vi parteciperanno con lavori inediti e opere storiche saranno Enrico David, Liliana Moro e Chiara Fumai, “che ci segue in collegamento astrale” scherza affettuosamente il curatore ricordando la giovane artista scomparsa nel 2017.
A celebrare il sodalizio tra arte e letteratura, Farronato ha scelto Italo Calvino, nel cui saggio che ha ispirato il sottotitolo dell’esposizione, l’autore propone un lavoro culturale aperto a tutti i linguaggi possibili.
Lo scrittore aveva scelto la metafora del labirinto - un apparente intrico di linee e tendenze , costruito in realtà seguendo regole precise - per dare una forma ai volti sfaccettati e molteplici della realtà contemporanea. Interpretando questa linea di pensiero in chiave artistica, Né altra Né questa, a partire dal suo titolo disorientante (“che apre tuttavia le porte a due, tre, quattro, cinque, infinite possibilità”), svela il proprio percorso espositivo non lineare che sfugge a qualsiasi traiettoria prevedibile.

Venezia, Borges, Calvino e il Labirinto
Ma che cos’è che mette in connessione Venezia e le labirintiche visioni calviniane che smuovono ad oggi i marchingegni dell’arte?
“Venezia - spiega Farronato - è un labirinto che nei secoli ha affascinato e ispirato l’immaginazione di tanti creativi, tra i quali Luis Borges e Italo Calvino. Venezia, indiscusso centro cartografico del Rinascimento, viene descritta da Calvino come un luogo in cui le carte geografiche sono sempre da rifare, dato che i limiti tra terra e acqua cambiano continuamente rendendo gli spazi di questa città dominati da incertezza e variabilità”.
Ed è in questo contesto che prende forma Né altra né questa, una mostra in cui le opere esposte saranno in stretto dialogo tra loro e con l’allestimento, generando nuovi percorsi e nuove interpretazioni, “ramificati come un micelio”.

“L’idea del labirinto che può condurre per varie vie e interruzioni di percorsi alla ricerca di una via di uscita - commenta Paolo Baratta - ben si affianca all’idea di una Biennale, un luogo di dialogo, ma anche di sfide e sorprese, nella quale si offrono a chi la percorre una miriade di occasioni , di porte aperte e di luoghi del desiderio. In questo spazio il curatore ha un ruolo, che non è quello di raccontare la sua weltanschauung, ma di stimolare questo dialogo, questa singolar tenzone”.

I protagonisti del Padiglione Italia
Nel Padiglione Italia a cura di Milovan Farronato, come lo stesso artista ammette, “non esiste il perdersi, ma solo il tornare sui propri passi”. In questo labirinto dove regredire non significa peggiorare, dove non esistono scelte sbagliate, dove lo spazio offre generosamente ossigeno e dove potrebbe capitare di imbattersi in qualcuno che ci distragga o faccia cambiare ancora una volta strada, ci sono due attori: l'artista (in realtà i tre artisti) e il pubblico.
“Se scegliete di andare a destra - spiega Farronato - vi imbatterete nel lavoro di Liliana Moro” e nella sua attitudine all’essenzialità, nei suoi oggetti d’uso comune la cui funzione l’artista rivisita invitando il pubblico ad andare oltre il visibile.
Per il Padiglione Italia saranno presentate alcune opere storiche accanto a nuove produzioni, lavori mai esposti, accumulati dall’artista nel proprio studio nel corso degli anni.
A sinistra c’è invece Enrico David, le cui opere, popolate da immagini contorte e grottesche, mettono in scena ricordi personali e collettivi, un immaginario ricco di suggestioni maturate nel corso degli anni, a partire dalla formazione londinese. Appositamente per l’itinerario espositivo della Biennale, David concepisce nuove creazioni, dalle figure antropomorfe a scala naturale in bronzo, ai piccoli oggetti e dipinti.
Scomparsa a soli 39 anni, Chiara Fumai è stata ammirata per la sua rilettura in chiave femminista del canone storico occidentale improntato sui valori di dominazione patriarcale. Riportando alla luce figure di opposizione alla cultura dominante, dando voce a donne talvolta dimenticate o vilipese, l'artista ha adoperato come chiave l’uso della parola, scritta, ricamata, pronunciata, talvolta codifcata in sigilli magici. A Venezia sarà presentata in esclusiva e in anteprima una sua nuova produzione, accompagnata da opere del passato con l’aiuto di The Church of Chiara Fumai.

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