Intervista a Renato Saporito di Cose Belle d’Italia Media & Entertainment

Giotto, Canova, Raffaello. Parola d'ordine: investire in bellezza

Magister Giotto, Nascita del mito. A Venezia, presso la Scuola della Misericordia, fino al 23 novembre
 

Samantha De Martin

10/11/2017

Venezia - Intercettare, promuovere, diffondere la bellezza attraverso la valorizzazione del patrimonio culturale, rivitalizzandolo in chiave contemporanea. E se poi “bello”, come ritenevano i classici, fa anche rima con “buono”, la missione di Cose Belle d’Italia Media & Entertainment - società collegata al Gruppo Cose Belle d’Italia, che mira alla valorizzazione delle eccellenze legate alla cultura del nostro paese attraverso la produzione di format ideati, creati, gestiti e distribuiti sul mercato italiano e a livello internazionale - può dirsi perfettamente compiuta.
D’altronde il grande successo di Magister Giotto, in corso fino al 23 novembre alla Scuola della Misericordia di Venezia, e che sta già registrando il sold out, è una conferma delle scelte vincenti e lungimiranti di questa società che trova nelle collaborazioni e nelle coproduzioni in chiave intersettoriale gli elementi fondanti della propria strategia.

Ma com’è nata l’idea di una mostra che pur non racchiudendo fisicamente opere d’arte, spiega, racconta, attraverso un sorprendente percorso fatto di immagini, musica e parole, accompagnato da un sofisticato design, l’intera produzione artistica del maestro che ha rappresentato il primo bacio nella storia dell’arte italiana?
«Servirebbe mettere in cantiere un libro intero per raccontare com’è nata l’idea - scherza Renato Saporito, amministratore delegato di Cose Belle d'Italia Media & Entertainment -. Sono essenzialmente quattro le componenti che hanno rappresentato la chiave di accesso alla esperienza Magister Giotto. Innanzitutto la necessità di rivitalizzare i valori globali del nostro patrimonio artistico e culturale in chiave contemporanea, ma anche la convinzione che l’innovazione al servizio della creatività favorisca la scoperta di nuove forme del mondo e della sua rappresentazione oggi.
Ci sono poi la disponibilità di un importante gruppo finanziario che ha fatto della missione culturale un suo pilastro e un dream team interdisciplinare che, con me, ha creduto fortemente nell’impresa e lavora già al prossimo progetto.
L’obiettivo, e allo stesso tempo la premessa, a tutto questo è l’assoluta urgenza di una divulgazione culturale di qualità».

Ma andiamo con ordine. Com’è stata realizzata la mostra immersiva Magister Giotto?
«Non essendo una semplice mostra, abbiamo pensato a percorso culturale multimediale che si sviluppa lungo sette aree tematiche, mentre una musica (Paolo Fresu) e una voce (Luca Zingaretti) d’eccezione accompagnano il visitatore attraverso suggestive immagini filmiche».

La delicatezza e l'accuratezza dei dettagli artistici incontrano una multimedialità sempre più presente nel settore culturale
«Una certezza posso dargliela, Magister è un format che rappresenta un nuovo approccio al patrimonio culturale e incentiva le relazioni culturali. L’innovazione tecnologica asseconda e valorizza l'arte, sollecita lo sviluppo creativo di nuovi paradigmi estetici e comunicativi, si incentra su un processo interdisciplinare, interculturale e intergenerazionale, aperto a collaborazioni e partnership».

Che tempi di realizzazione ha avuto Magister Giotto?
«L’esecuzione è avvenuta in pochi mesi. Una corsa contro il tempo. Ma più ci allontaniamo da quegli inizi, più mettiamo a fuoco il senso di quella corsa, guardando con maggiore determinazione alla prossima sfida».

La mostra è corredata dal catalogo FMR e dal volume di pregio in tiratura limitata pubblicato da Utet Grandi Opere. In che termini queste due case editrici hanno contribuito all’iniziativa?
«Utet e FMR sono parte del polo culturale di Cose Belle d’Italia, con cui condividiamo il ruolo fondamentale attribuito alla cultura. All'interno del progetto Magister Giotto, Utet Grandi Opere e FMR hanno un ruolo non soltanto di editore, ma di vero e proprio operatore culturale. La Utet, in particolare, ha sempre svolto - e svolge anche in questo caso - una funzione di elaborazione originale di contenuti culturali, con particolare riguardo agli approfondimenti artistici e storici.
Questo ha consentito di dar vita anche alla pubblicazione di un volume che, integrandosi perfettamente con il format della mostra, ha raccontato l’opera di Giotto utilizzando anche strumenti di carattere iconografico, realizzati con nuove tecniche, specie fotografiche.
Con FMR si è invece voluto realizzare un catalogo specifico della mostra, che ne ripercorre i contenuti, le finalità e l'originalità attraverso scritti e immagini, dando vita a un racconto capace di approfondire tutto quello che il visitatore vive e vede».

Magister Giotto si avvale anche di altre sinergie
«Sì, le scelte musicali sono state condivise con Amadeus (autorevole testata specializzata in musica classica ndr). Le sinergie del gruppo sono parte fondamentale della nostra strategia».

A cosa è dovuta la scelta di una location come Venezia, in particolare, la Scuola della Misericordia, il secondo spazio veneziano per ampiezza dopo Palazzo Ducale?
«Il nostro piano editoriale triennale prevede tre autori - Giotto, Canova e Raffaello - che sarebbero stati destinati naturalmente ciascuno a location diverse. Venezia è la sede ideale di Magister in quanto vetrina della trattazione del nostro patrimonio artistico in chiave contemporanea agli occhi del mondo».

Nella primavera del 2018 Magister Giotto partirà per il Giappone. Le prossime tappe saranno Tokyo e Kyoto
«Dopo la “prima” a Venezia, Magister Giotto (e poi Canova e Raffaello) intraprenderà un viaggio all’estero volto innanzitutto ad incentivare le relazioni culturali con i paesi riceventi e le co-produzioni con i partner locali. Abbiamo trattative aperte in tutti i continenti in ambiti e con obiettivi anche molto diversi: dai paesi in via di sviluppo - dove condivideremo con i partner locali la nostra esperienza come modello di sviluppo e di valorizzazione del loro patrimonio - a quelli più avanzati».

Quella dedicata a Giotto è la prima delle tre mostre che compongono la trilogia Magister. In attesa dell’ultima - nel 2019 - che avrà per protagonista Raffaello, l'appuntamento del 2018 sarà dedicato a Canova. Perché questa scelta?
«Perché è uno dei rappresentanti del nostro patrimonio artistico. Intorno a lui ruota un universo che ci dice molto più dello schema nel quale lo abbiamo rigidamente relegato. E poi Canova è legato geograficamente al territorio immediatamente intorno a Venezia e racchiude un senso profondo in termini di identità europea».

Come sarà il vostro Canova?
«Non si tratterà di una mostra, bensì di una “Canova agorà”, con le stesse funzioni che la piazza per antonomasia svolgeva nell’antichità. Al suo interno il visitatore si farà esploratore non solo del neoclassicismo di Canova, ma anche di tutti quegli aspetti relativi alla vita del grande maestro, ancora troppo trascurati».

Tecnicamente come sarà realizzata?
«Ancora una volta metteremo l’innovazione al servizio dell’arte. Stavolta entreranno in scena anche realtà virtuale e realtà aumentata. Ologrammi. Non mancheranno i colpi di scena, ma per quelli dobbiamo rivederci o rischiamo di rovinare la sorpresa!»

Ci faccia pregustare qualche opera di Canova presente in mostra
«Grazie per la domanda, che mi permette di dire piuttosto che saranno presentate secondo una prospettiva totalmente nuova. (Non si lascia scappare proprio nulla, l’ad di Cose Belle d'Italia Media & Entertainment, ndr). Per un nuovo paradigma estetico su Canova. È un obiettivo chiave anche di Magister».

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