A Venezia dal 26 maggio al 25 novembre

La Biennale di architettura 2018 alla ricerca del "freespace"

Veduta dell’Arsenale con le Gaggiandre | Foto © Andrea Avezzù | Courtesy of La Biennale di Venezia
 

Samantha De Martin

21/05/2018

Venezia - Parola d’ordine “spazio”, libero, pubblico, gratuito. Ma anche necessità di promuovere il “desiderio” di architettura attraverso un messaggio generoso, ottimista, sviscerato e interpretato dall'intelligenza e dalla creatività di architetti di tutto il mondo che si offrono di presentarlo ad una città magica.
La Mostra Internazionale di Architettura scalda i motori in attesa della grande ouverture che da sabato 26 maggio a domenica 25 novembre porterà ai Giardini e all’Arsenale le proposte di 71 partecipanti internazionali - provenienti da 65 paesi - sparse tra il centro storico di Venezia e l’Isola di San Giorgio Maggiore, dove è ospitato il padiglione diffuso della Santa Sede.
E se un passaggio importante del Manifesto è affidato all’illuminante proverbio “Una società cresce e progredisce quando gli anziani piantano alberi alla cui ombra sanno che non potranno sedersi”, bene si intuisce l’obiettivo di questa edizione numero sedici. Un inno agli esempi di generosità e di sollecitudine nell’architettura in tutto il mondo, ma anche la considerazione della terra come cliente e la metafora di un'architettura quale gioco di luce, sole, ombra, luna, aria, vento, forza di gravità.

Freespace è dunque il titolo di questa Biennale dell’Architettura 2018 a cura di Yvonne Farrell e Shelley McNamara, organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta. Ai 71 partecipanti si affiancheranno quelli raccolti in due sezioni speciali: la prima, intitolata Close Encounter, meetings with remarkable projects, presenterà lavori che nascono da una riflessione su progetti noti del passato; mentre la seconda, The Practice of Teaching, raccoglierà opere sviluppate nell’ambito dell’insegnamento.
«Con l'architettura - commenta Baratta - quel che creiamo per uso privato diviene struttura dello spazio pubblico. Con l'architettura si producono beni pubblici e questi per loro natura possono essere o frutto di un’azione pubblica o nascere come dono. Senza di questa siamo più poveri. Il vantaggio della ricorrenza delle Biennali sta anche nel fatto che ciascuna può affrontare un tema, compiere scelte coraggiose e sottolineare punti di vista particolari, perché è con queste visioni individuali che si vivifica il dialogo pluriennale. Con questa edizione poniamo al centro dell'attenzione la questione dello spazio, della qualità dello spazio, dello spazio libero e gratuito. La volontà di creare freespace può risultare in modo specifico come caratteristica propria di singoli progetti. Ma Space, free space, public space possono anche rivelare la presenza o l'assenza in genere dell’architettura, se intendiamo come architettura il pensiero applicato allo spazio nel quale viviamo e abitiamo. E la mostra ci darà esempi, insegnamenti e motivi di discussione».

Tra Antigua & Barbuda, Arabia Saudita, Guatemala, Libano, Mongolia, Pakistan e Santa Sede - al loro debutto in Biennale - il visitatore cerca il modo di districarsi tra il fitto dedalo di padiglioni che caratterizzano il percorso.
Da Álvaro Siza Vieira all’Atelier Peter Zumthor & Partner, da BIG - Bjarke Ingels Group a David Chipperfield Architects, dal duo giapponese Kazuyo Sejima+Ryue Nishizawa / SANAA allo Studio Odile DECQ non c’è che l’imbarazzo della scelta. Ma senza dubbio, la prima tappa, per entrare nello spirito della mostra e carpirne il filo conduttore, potrebbe essere negli spazi monumentali dell’Arsenale e nel Padiglione Centrale ai Giardini.

«Invitiamo tutti i partecipanti e tutti i padiglioni nazionali a presentare a Venezia il proprio Freespace, in modo che insieme si possa rivelare la diversità, la specificità e la continuità nell’architettura sulla base delle persone, dei luoghi, del tempo e della storia, per promuovere la cultura e l’importanza dell’architettura in questo dinamico pianeta» commentano le curatrici. E aggiungono: «Quando abbiamo scritto il Manifesto volevamo che contenesse soprattutto la parola spazio. Per noi l'architettura è la traduzione di necessità - nel significato più ampio della parola - in spazio significativo. Nel tentativo di tradurre Freespace in uno dei tanti splendidi linguaggi del mondo, speriamo che possa dischiudere il 'dono' che l'invenzione architettonica ha la potenzialità di elargire con ogni progetto. La nostra speranza è che questa parola ci permetta di sondare le aspirazioni, le ambizioni e la generosità dell'architettura».

Durante la Biennale, il pubblico avrà la possibilità di partecipare a Meetings on Architecture, incontri con architetti presenti in mostra, mentre giovani laureati, quasi come fossero un “catalogo attivo”, saranno pronti ad assistere i visitatori con diverse informazioni.
Per tutta la durata della Biennale Architettura 2018 si svolgeranno, poi, due progetti speciali, numerosi eventi collaterali e manifestazioni legate a tutti gli altri settori, come il Festival Internazionale di Danza Contemporanea, il Festival Internazionale del Teatro, la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica e il Festival Internazionale di Musica contemporanea. Indubbiamente da non perdere il Padiglione Italia alle Tese delle Vergini in Arsenale, sostenuto e promosso dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, direzione generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane, curato da Mario Cucinella e dal titolo Arcipelago Italia.

«È meraviglioso pensare - commentano le curatrici - che da mesi architetti di tutto il pianeta stiano pensando e preparando risposte al Manifesto Freespace, per cercare di comunicare il significato del loro lavoro, impegnandosi in una indagine profonda che sveli l'ingrediente Freespace che si annida nei loro progetti».

Ancora qualche giorno di pazienza e tutto sarà svelato.

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