Visitazione
L'episodio della Visitazione, in cui si incontrano Maria e sant'Elisabetta abbracciandosi e riconoscendo i miracoli dello Spirito Santo che le ha entrambe riguardate, una madre eppur vergine, l'altra incinta seppure anziana, è ambientato sullo sfondo di un grandioso arco all'antica, che dà alla composizione solennità e vastità di respiro, grazie all'apertura paesistica al centro. Elisabetta, dalla voluminosa veste gialla, rende omaggio alla giovane Maria inginocchiandosi, e questa ricambia il gesto facendo per piegarsi umilmente. L'incontro è ricco di spunti psicologici attentamente studiati, dall'affetto tra le donne, intuibile nel loro contatto fisico e visivo, alla dolce sottomissione di Elisabetta, fino al raccoglimento e la serena trepidazione di Maria. I dettagli decorativi sono molto curati, con particolare attenzione alla rifrazione della luce, che il maestro apprese studiando le opere fiamminghe a Firenze: dalle dorature del fregio tempestato di perle e conchiglie (richiami alla purezza di Maria e al suo ruolo di "Nuova Venere"), all'impalpabile velo della Madonna, fino alla spilla dorata con perle e un rubino al centro (richiamo al sangue della Passione di Cristo) che essa tiene appuntato al petto per reggere il mantello. Esiste un disegno al Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi del mantello di Maria, testimonianza dell'accurato studio sulla posa e sul panneggio della figura. Le due donne ai lati sono, come recitano le iscrizioni dorate sull'arco, Maria di Giacobbe (Maria di Cleofa) e Maria Salomè, la cui presenza rimanda ai giorni della Crocifissione e della resurrezione di Gesù, preannunciandone il sacrificio per la redenzione umana. Maria Salomè, che si avvicina con le mani giunte, ha un abito leggero e svolazzante che cita, ancora una volta, il Tondo Bartolini di Filippo Lippi, fonte di ispirazione per numerose figure leggiadre di Ghirlandaio, Botticelli e altri. Il bordo che taglia fuori una parte delle figure laterali dà alla scena un senso dinamico e moderno. Alcune differenze di stile tra le varie figure testimoniano l'uso di collaboratori di bottega, forse Sebastiano Mainardi. Sull'arco, in basso a destra, si legge anche la data: MCCCCLXXXXI (1491). La città sullo sfondo, velata dalla foschia, sembra una rielaborazione di Roma, a giudicare dall'arco di trionfo e dal Pantheon.
LE OPERE
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