Dal 9 maggio al 22 novembre

“In Minor Keys”. Venezia svela la Biennale Arte 2026

Padiglione Centrale, Giardini | Foto: © Francesco Galli. Courtesy of La Biennale di Venezia
 

Francesca Grego

25/02/2026

Venezia - “C’è una ragione, dopotutto, se esistono persone che vogliono colonizzare la luna e altre che danzano dinnanzi a essa come un’antica amica”, scriveva James Baldwin nel ‘72. Appartengono alla seconda categoria Koyo Kouoh, curatrice della 61° Biennale d'Arte di Venezia, e gli artisti da lei scelti per questa edizione, dal titolo In Minor Keys, aperta al pubblico dal 9 maggio al 22 novembre 2026. “Mentre il mondo alza il volume, e le voci si sovrappongono nel frastuono – fino ad annullare i significati – esiste un solo modo per comunicare, creare una zona d’ascolto sintonizzata su una frequenza minore. Più raccolta, accogliente, umana, e non per questo meno carismatica”, ha spiegato durante la presentazione di questa mattina a Ca’ Giustinian il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco

A esporre il progetto è il team di Kouoh, che lo ha sviluppato e portato a termine dopo l’improvvisa scomparsa della curatrice nel maggio 2025. È la prima volta che una Biennale d’Arte prende forma a partire dal programma di un curatore non più in vita e Kouoh sarebbe stata la prima donna africana a curare la rassegna lagunare. La sua squadra, composta da Gabe Beckhurst Feijoo, Marie Hélène Pereira e Rasha Salti (advisor), Siddhartha Mitter (editor-in-chief) e Rory Tsapayi (assistente alla ricerca) ha lavorato tra Europa, Africa e Stati Uniti, alternando incontri in presenza e coordinamento a distanza per dar vita alla Biennale 2026. 

Sono 111 gli artisti e i collettivi al centro della mostra e dialogano tra loro in una partitura collettiva, una trama di relazioni sotterranee e convergenze improvvis che mescola coesione e dissonanze "alla maniera di un ensemble di free jazz”, attraversando metodi, scale, sensi e forme. Perché, ha scritto Kouoh, nonostante il frastuono cacofonico che ci circonda, “la musica continua” nei “canti di chi genera bellezza nonostante la tragedia, nelle melodie dei fuggitivi che riemergono dalle rovine, nelle armonie di chi ripara ferite e mondi”. Installazioni immersive, ambienti multisensoriali, pratiche performative capaci di attivare il corpo e la comunità invitano a un ascolto che coinvolge le emozioni: l’arte non è solo un oggetto da contemplare, ma soprattutto un’esperienza da attraversare. 

Alla tradizionale scansione in sezioni, la 61° Mostra Internazionale d’Arte sostituisce nuclei tematici che funzionano come i movimenti di una composizione. “Altari”, per esempio, rende omaggio alle figure chiave di Issa Samb e Beverly Buchanan: entrambi hanno privilegiato la forza generativa dell'arte rispetto alla monumentalità, lavorando sulla memoria dei luoghi e sulla dimensione comunitaria della creazione. Le “Processioni”, invece, si ispirano alle coreografie carnevalesche e ai raduni afroatlantici, invitando il pubblico a unirsi al corteo e a muoversi, anziché restare a osservare. Nelle “Oasi” i visitatori troveranno spazi di riposo e contemplazione dove rallentare e lasciarsi andare alla metamorfosi, mentre le “Scuole” sono concepite come ecosistemi radicati nei territori e insieme transnazionali, luoghi di apprendimento e rigenerazione fondati sull’incontro, la condivisione e l’autonomia dalle leggi del mercato. Il programma di “Performance”, infine, si struttura attorno al corpo come luogo di conoscenza, memoria e veicolo politico di resistenza collettiva e guarigione. Nei Giardini della Biennale, una processione di poeti ispirata al Poetry Caravan - il viaggio intrapreso da Koyo Kouoh con nove poeti africani da Dakar a Timbuktu nel 1999 - renderà omaggio alla memoria della curatrice e ai griot, rinnovando il potere della parola e favorendo una dimensione di guarigione spirituale.

Due progetti speciali troveranno posto presso la Polveriera austriaca di Forte Marghera e nel Padiglione delle Arti Applicate all’Arsenale. Nel primo Temitayo Ogunbiyi, Uriel Orlow e Fabrice Aragno invitano i visitatori al movimento libero, all’interazione, al gioco, al riposo, attraverso sculture ondulanti, installazioni video, mappe botaniche che rileggono i temi della mostra dalla prospettiva delle piante. 
Gala Porras-Kim è invece l’artista scelta da Koyo Kouoh per il Padiglione delle Arti Applicate all’Arsenale, realizzato in collaborazione con il Victoria and Albert Museum di Londra. Con disegni, video e sculture, l’artista esplorerà il complesso rapporto tra artefatti culturali, pratiche museali e convenzioni istituzionali che ne classificano e narrano il ruolo nella storia.