DanteDì al Museo MArTA
DanteDì al Museo MArTA, Taranto
Dal 25 Marzo 2021 al 25 Marzo 2021
Taranto | Visualizza tutte le mostre a Taranto
Luogo: Facebook e Youtube Museo MArTA
Indirizzo: online
E-Mail info: man-ta.comunicazione@beniculturali.it
Sito ufficiale: http://www.museotaranto.beniculturali.it
Anche il Museo Archeologico Nazionale di Taranto celebra il 700imo anniversario della morte di Dante Alighieri con la ricorrenza del DanteDì del prossimo 25 marzo 2021.
Per l’occasione, nella giornata celebrativa istituita nel 2020 dal MiBACT, i versi di Dante Alighieri incontrano i miti e le storie, raccontate all’interno del Museo Archeologico Nazionale di Taranto.
Non c’è un reperto riferito direttamente a Dante – dice Eva Degl’Innocenti, direttrice del MArTA – ma c’è di più.
C’è il richiamo alla storia che il sommo poeta amava tanto, la stessa che ispirò i suoi versi, e che crea un collegamento straordinario tra la sua scrittura e le nostre collezioni.
Così il MArTA sceglie gli Inferi per celebrare il padre della lingua italiana, ma anche l’uomo e lo studioso che raccontò meglio le virtù e le debolezze degli umani nella sua Divina Commedia.
Tra Dante e il Museo si staglia la figura di Anfiarao, l’indovino di Argo che tentò inutilmente di opporsi alla spedizione dei Sette contro Tebe perché ne aveva previsto l’insuccesso.
Dante lo incontra nel Canto XX dove tratta di indovini, sortilegi e incantatori. Ma Anfiarao è anche al centro della Sala IX al primo piano del Museo Archeologico Nazionale di Taranto, in uno dei capolavori assoluti della ceramografia apula: ovvero il monumentale cratere a mascheroni a figure rosse attribuito al Pittore di Dario databile intorno al 330 a.C.
Dante racconta, anche grazie alle informazioni assunte dalla Tebaide di Stazio, dell’arrivo all’Inferno al cospetto del giudice Minosse di Anfiarao. Il cratere, rientrato in Italia nel 2009 grazie a una restituzione del Cleveland Museum of Art, è invece la fotografia della sua partenza. Qui il mitico guerriero e indovino indossa l’armatura, impugna la lancia e lo scudo e sale sulla quadriga che lo porterà alla guerra, ma anche alla morte.
L’inizio e la fine di una storia che Dante stigmatizzerà ponendo proprio l’indovino di Argo, tra coloro che sono costretti per contrappasso a guardare solo indietro “perché volse veder troppo davante” (v. 37).
Due capolavori saranno in correlazione – specifica la direttrice del Museo, Eva Degl’Innocenti – fornendo alle celebrazioni dantesche anche un ulteriore elemento di approfondimento e rarità narrativa.
Sotto gli hashtag ufficiali #DanteDì e #IoLeggoDante, nella giornata del 25 marzo il Museo Archeologico Nazionale di Taranto predispone una programmazione di eventi digitali che lo stesso MiBACT a livello nazionale ha voluto riconoscere.
La mattina alle 11.00 in diretta dal primo piano del Museo, e sui canali Facebook e Youtube del MArTA, ci sarà un breve omaggio musicale offerto dalle giovani musiciste del Conservatorio “Giovanni Paisiello” di Taranto, Giovanna Delfino (chitarra), Gabriella Caroli (flauto) e Flora Contursi (voce).
Alle ore 18.00 sarà la volta, invece, dell’approfondimento teso a mettere in evidenza possibili ambiguità e complicazioni del giudizio dantesco, che condanna agli inferi chi ha la pretesa di profetizzare il futuro, oggetto della conferenza della professoressa Beatrice Stasi, docente di letteratura italiana all’Università del Salento che parlerà de “Il vate e i vaticini: su Inferno XX”. La relazione si terrà in diretta sul canale Facebook e Youtube del Museo Archeologico Nazionale di Taranto.
Per l’occasione, nella giornata celebrativa istituita nel 2020 dal MiBACT, i versi di Dante Alighieri incontrano i miti e le storie, raccontate all’interno del Museo Archeologico Nazionale di Taranto.
Non c’è un reperto riferito direttamente a Dante – dice Eva Degl’Innocenti, direttrice del MArTA – ma c’è di più.
C’è il richiamo alla storia che il sommo poeta amava tanto, la stessa che ispirò i suoi versi, e che crea un collegamento straordinario tra la sua scrittura e le nostre collezioni.
Così il MArTA sceglie gli Inferi per celebrare il padre della lingua italiana, ma anche l’uomo e lo studioso che raccontò meglio le virtù e le debolezze degli umani nella sua Divina Commedia.
Tra Dante e il Museo si staglia la figura di Anfiarao, l’indovino di Argo che tentò inutilmente di opporsi alla spedizione dei Sette contro Tebe perché ne aveva previsto l’insuccesso.
Dante lo incontra nel Canto XX dove tratta di indovini, sortilegi e incantatori. Ma Anfiarao è anche al centro della Sala IX al primo piano del Museo Archeologico Nazionale di Taranto, in uno dei capolavori assoluti della ceramografia apula: ovvero il monumentale cratere a mascheroni a figure rosse attribuito al Pittore di Dario databile intorno al 330 a.C.
Dante racconta, anche grazie alle informazioni assunte dalla Tebaide di Stazio, dell’arrivo all’Inferno al cospetto del giudice Minosse di Anfiarao. Il cratere, rientrato in Italia nel 2009 grazie a una restituzione del Cleveland Museum of Art, è invece la fotografia della sua partenza. Qui il mitico guerriero e indovino indossa l’armatura, impugna la lancia e lo scudo e sale sulla quadriga che lo porterà alla guerra, ma anche alla morte.
L’inizio e la fine di una storia che Dante stigmatizzerà ponendo proprio l’indovino di Argo, tra coloro che sono costretti per contrappasso a guardare solo indietro “perché volse veder troppo davante” (v. 37).
Due capolavori saranno in correlazione – specifica la direttrice del Museo, Eva Degl’Innocenti – fornendo alle celebrazioni dantesche anche un ulteriore elemento di approfondimento e rarità narrativa.
Sotto gli hashtag ufficiali #DanteDì e #IoLeggoDante, nella giornata del 25 marzo il Museo Archeologico Nazionale di Taranto predispone una programmazione di eventi digitali che lo stesso MiBACT a livello nazionale ha voluto riconoscere.
La mattina alle 11.00 in diretta dal primo piano del Museo, e sui canali Facebook e Youtube del MArTA, ci sarà un breve omaggio musicale offerto dalle giovani musiciste del Conservatorio “Giovanni Paisiello” di Taranto, Giovanna Delfino (chitarra), Gabriella Caroli (flauto) e Flora Contursi (voce).
Alle ore 18.00 sarà la volta, invece, dell’approfondimento teso a mettere in evidenza possibili ambiguità e complicazioni del giudizio dantesco, che condanna agli inferi chi ha la pretesa di profetizzare il futuro, oggetto della conferenza della professoressa Beatrice Stasi, docente di letteratura italiana all’Università del Salento che parlerà de “Il vate e i vaticini: su Inferno XX”. La relazione si terrà in diretta sul canale Facebook e Youtube del Museo Archeologico Nazionale di Taranto.
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