Irina Zatulovskya. Primavera Sacra
Dal 2 April 2026 al 4 May 2026
Venezia
Luogo: Galleria 200C
Indirizzo: Giudecca, Fondamenta S. Giacomo, 200/C
Orari: Gio - Sab 11.00 - 17.00 | Dom - Mer chiuso
Curatori: Olga Strada, Anna Sartor
Costo del biglietto: Ingresso gratuito
E-Mail info: olga1strada@gmail.com
Sito ufficiale: http://www.galleria200cgiudecca.com
Giovedì 2 aprile alle ore 12.00 alla Galleria 200C (Giudecca, Fondamenta S. Giacomo, 200/C) inaugura al pubblico la mostra personale dell’artista Irina Zatulovskaya Primavera Sacra, a cura di Olga Strada e Anna Sartor, visitabile fino al 4 maggio 2026. La mostra è il frutto di una residenza d’artista organizzata dalla Galleria 200C Giudecca di Olga Strada.
Irina Zatulovskaya, artista e poeta, è attiva sulla scena artistica moscovita a partire dagli anni ’80, con sempre maggiore seguito; ne è conferma la sua ultima mostra al Moscow Museum of Modern Art, con straordinaria affluenza di pubblico. La sua ricerca formale si fonda sulla rappresentazione del quotidiano: un universo creativo in cui si condensano l’eredità nazionale delle Avanguardie e le ricerche dei non-conformisti, in un dialogo con le tradizioni dell’icona e dell’arte popolare russe. Formatasi tra i cézannisti, la cosiddetta Scuola di Mosca, approda negli anni ‘80 a una svolta estetico-creativa, quando abbandona la tela a favore di materiali poveri come il ferro, il legno e gli oggetti di scarto privati della loro funzionalità. Gli esperimenti artistici di Zatulovskaya sono analizzati nel contesto del neoprimitivismo russo degli anni ‘70 e ‘80 dello scorso secolo: nell’esplorazione della forma primaria e sintetica, le ricerche di Zatulovskaja attingono al neoprimitvismo di Natalja Goncharova, alla “pittura da palizzata” (zabornaja živopis’) di Michail Larionov, nonché ai cicli pittorici di Kazimir Malevich, dando vita a un universo silenzioso denso di memorie e ricordi personali.
Il ruolo assunto dal materiale quale simbolo della prosaicità dell’esistenza si eleva a spazio metafisico, colloca la Zatulovskaya tra le ricerche non conformiste e l’estetica cosiddetta “della spazzatura” del Concettualismo moscovita. La trasfigurazione del materiale povero o degli scarti per mezzo del gesto creativo, che suggerisce i legami con il movimento poverista italiano degli anni ‘60, potrebbe essere catalogata come "arte povera russa". L’arte della Zatulovskaya è innervata di una profonda sacralità che attinge a una visione intimamente religiosa dell’esistenza che con l'antica pittura russa di icone, accogliendo le lezioni in materia del filosofo e matematico Pavel Florenskij.
Per la mostra veneziana Irina Zatulovskaya ha elaborato una serie di lavori in cui si è avvalsa di stoffe di varia provenienza, alcune delle quali veneziane. “L’estetica di Zatulovskaya – scrive Anna Sartor - si caratterizza per l’uso e l’ostensione di materiali poveri come il ferro, il compensato, la pietra ed altri oggetti privati della loro funzionalità, operando così una scelta radicale non solo sul piano estetico ma anche etico. L’ethos si manifesta nell’abbandono della tela che, con il suo candore artificiale, è percepita come eccessivamente bella e pertanto inadatta a descrivere la nostra realtà. Adottando lo scarto, Zatulovskaya non solo esprime la libertà di affrancarsi dalle forme che hanno già assolto il loro fine (le tele bianche), ma compie al contempo una scelta morale: non è tanto l'elemento estetico ad essere enfatizzato, quanto l'elemento etico a partire dal quale l'artista ci obbliga ad osservare la realtà attraverso il prisma della virtù e della verità, senza le quali la bellezza non è possibile."
Irina Zatulovskaya. Nata a Mosca il 25 aprile del 1954, Irina Zatulovskaya ha cominciato a disegnare in giovanissima età e si è diplomata all’Istituto Poligrafico di Mosca. Nel 1979 entra a far parte dell’Unione degli Artisti sovietici, da cui viene allontanata pochi anni dopo a causa di un ritratto considerato una falsa rappresentazione dell’uomo sovietico. Da qui sviluppa la sua identità artistica in netta contrapposizione al sistema ufficiale. Seppur figurativa la sua arte si inserisce in una tradizione profondamente diversa da quella accreditata. Un figurativismo intimo e quotidiano che si colloca nel filone del primitivismo russo di Larionov e Goncharova. Nel 2004 è stata insignita del premio d'arte "Master". Ha tenuto più di 50 mostre personali a Londra, Milano, Mosca, Nairobi, Parigi, San Pietroburgo, Stoccolma, Tokyo, Helsinki. Le sue opere si trovano in oltre 30 musei russi ed europei, tra cui la Galleria Statale Tret’jakov, il Museo Statale di Belle Arti Pușhkin, il Museo Russo, il Museo d'Arte Moderna di Mosca, il Museo d'Arte Contemporanea Kiasma (Helsinki) e il Museo del Mediterraneo (Gibellina, Sicilia) e in importanti collezioni private russe e internazionali.
Irina Zatulovskaya, artista e poeta, è attiva sulla scena artistica moscovita a partire dagli anni ’80, con sempre maggiore seguito; ne è conferma la sua ultima mostra al Moscow Museum of Modern Art, con straordinaria affluenza di pubblico. La sua ricerca formale si fonda sulla rappresentazione del quotidiano: un universo creativo in cui si condensano l’eredità nazionale delle Avanguardie e le ricerche dei non-conformisti, in un dialogo con le tradizioni dell’icona e dell’arte popolare russe. Formatasi tra i cézannisti, la cosiddetta Scuola di Mosca, approda negli anni ‘80 a una svolta estetico-creativa, quando abbandona la tela a favore di materiali poveri come il ferro, il legno e gli oggetti di scarto privati della loro funzionalità. Gli esperimenti artistici di Zatulovskaya sono analizzati nel contesto del neoprimitivismo russo degli anni ‘70 e ‘80 dello scorso secolo: nell’esplorazione della forma primaria e sintetica, le ricerche di Zatulovskaja attingono al neoprimitvismo di Natalja Goncharova, alla “pittura da palizzata” (zabornaja živopis’) di Michail Larionov, nonché ai cicli pittorici di Kazimir Malevich, dando vita a un universo silenzioso denso di memorie e ricordi personali.
Il ruolo assunto dal materiale quale simbolo della prosaicità dell’esistenza si eleva a spazio metafisico, colloca la Zatulovskaya tra le ricerche non conformiste e l’estetica cosiddetta “della spazzatura” del Concettualismo moscovita. La trasfigurazione del materiale povero o degli scarti per mezzo del gesto creativo, che suggerisce i legami con il movimento poverista italiano degli anni ‘60, potrebbe essere catalogata come "arte povera russa". L’arte della Zatulovskaya è innervata di una profonda sacralità che attinge a una visione intimamente religiosa dell’esistenza che con l'antica pittura russa di icone, accogliendo le lezioni in materia del filosofo e matematico Pavel Florenskij.
Per la mostra veneziana Irina Zatulovskaya ha elaborato una serie di lavori in cui si è avvalsa di stoffe di varia provenienza, alcune delle quali veneziane. “L’estetica di Zatulovskaya – scrive Anna Sartor - si caratterizza per l’uso e l’ostensione di materiali poveri come il ferro, il compensato, la pietra ed altri oggetti privati della loro funzionalità, operando così una scelta radicale non solo sul piano estetico ma anche etico. L’ethos si manifesta nell’abbandono della tela che, con il suo candore artificiale, è percepita come eccessivamente bella e pertanto inadatta a descrivere la nostra realtà. Adottando lo scarto, Zatulovskaya non solo esprime la libertà di affrancarsi dalle forme che hanno già assolto il loro fine (le tele bianche), ma compie al contempo una scelta morale: non è tanto l'elemento estetico ad essere enfatizzato, quanto l'elemento etico a partire dal quale l'artista ci obbliga ad osservare la realtà attraverso il prisma della virtù e della verità, senza le quali la bellezza non è possibile."
Irina Zatulovskaya. Nata a Mosca il 25 aprile del 1954, Irina Zatulovskaya ha cominciato a disegnare in giovanissima età e si è diplomata all’Istituto Poligrafico di Mosca. Nel 1979 entra a far parte dell’Unione degli Artisti sovietici, da cui viene allontanata pochi anni dopo a causa di un ritratto considerato una falsa rappresentazione dell’uomo sovietico. Da qui sviluppa la sua identità artistica in netta contrapposizione al sistema ufficiale. Seppur figurativa la sua arte si inserisce in una tradizione profondamente diversa da quella accreditata. Un figurativismo intimo e quotidiano che si colloca nel filone del primitivismo russo di Larionov e Goncharova. Nel 2004 è stata insignita del premio d'arte "Master". Ha tenuto più di 50 mostre personali a Londra, Milano, Mosca, Nairobi, Parigi, San Pietroburgo, Stoccolma, Tokyo, Helsinki. Le sue opere si trovano in oltre 30 musei russi ed europei, tra cui la Galleria Statale Tret’jakov, il Museo Statale di Belle Arti Pușhkin, il Museo Russo, il Museo d'Arte Moderna di Mosca, il Museo d'Arte Contemporanea Kiasma (Helsinki) e il Museo del Mediterraneo (Gibellina, Sicilia) e in importanti collezioni private russe e internazionali.
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