Dal 21 gennaio all’11 giugno a Brescia
I mille volti dell’Ottocento italiano
Francesco Hayez, Maria Stuarda sale al patibolo, olio su tela, 210 x 293 cm. Milano, Banca Cesare Ponti
Francesca Grego
17/01/2017
Brescia - Inaugura il 21 gennaio Da Hayez a Boldini. Anime e volti della pittura italiana dell’Ottocento. Cento capolavori sfilano a Palazzo Martinengo per raccontare un secolo d’arte, e che secolo: Neoclassicisti, Romantici, Macchiaioli, Scapigliati e Divisionisti popolano il panorama della ricerca estetica, degno specchio di anni densi di eventi e fermenti. Una stagione straordinaria che vede avvicendarsi fenomeni fra loro diversissimi, rappresentanti di vaste correnti internazionali o frutto dei peculiari contesti di casa nostra.
Il percorso espositivo, curato da Davide Dotti, è costruito seguendo un ordine cronologico, che ben si presta a rendere il dinamismo della scena artistica dell’Italia in divenire. Ad aprire le danze è la grande scultura di Antonio Canova, rappresentata da un capolavoro come Amore e Psiche. Lo affianca il pittore neoclassico Andrea Appiani, amato da Napoleone per la sua grazia di stampo rinascimentale, mentre la sezione dedicata al Romanticismo ruota intorno alla monumentale Maria Stuarda che sale al patibolo di Francesco Hayez.
E poi i fermenti antiaccademici di Scapigliati e Macchiaioli, l’Orientalismo, il Risorgimento di Induno, le scene quotidiane di Ciardi e del bresciano Inganni, fino all’inedito linguaggio di Divisionisti come Segantini e Pellizza da Volpedo, un ponte fra la pittura italiana e le novità dirompenti dell’Impressionismo francese. Oltre c’è la Parigi di Zandomeneghi, De Nittis e Boldini, con le atmosfere ormai urbane, la dolce vita e il fascino conturbante della Belle Époque.
Il percorso espositivo, curato da Davide Dotti, è costruito seguendo un ordine cronologico, che ben si presta a rendere il dinamismo della scena artistica dell’Italia in divenire. Ad aprire le danze è la grande scultura di Antonio Canova, rappresentata da un capolavoro come Amore e Psiche. Lo affianca il pittore neoclassico Andrea Appiani, amato da Napoleone per la sua grazia di stampo rinascimentale, mentre la sezione dedicata al Romanticismo ruota intorno alla monumentale Maria Stuarda che sale al patibolo di Francesco Hayez.
E poi i fermenti antiaccademici di Scapigliati e Macchiaioli, l’Orientalismo, il Risorgimento di Induno, le scene quotidiane di Ciardi e del bresciano Inganni, fino all’inedito linguaggio di Divisionisti come Segantini e Pellizza da Volpedo, un ponte fra la pittura italiana e le novità dirompenti dell’Impressionismo francese. Oltre c’è la Parigi di Zandomeneghi, De Nittis e Boldini, con le atmosfere ormai urbane, la dolce vita e il fascino conturbante della Belle Époque.
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