Kerry James Marshall: The Histories

Kerry James Marshall, Haul, 2025, Acrylic on PVC panel in artist’s frame, 219.3 × 320.7 cm © Kerry James Marshall. Image courtesy of the artist and David Zwirner, London

 

Dal 26 Febbraio 2026 al 16 Agosto 2026

Luogo: Kunsthaus Zürich

Indirizzo: Heimplatz

Orari: Mar - Mer / Ven – Dom 10 – 18 | Gio 10 – 20 | Lun chiuso

Curatori: Mark Godfrey

Costo del biglietto: 31 CHF

Telefono per informazioni: +41 44 253 84 84

E-Mail info: info@zuerich.com

Sito ufficiale: http://www.kunsthaus.ch


La grande mostra “Kerry James Marshall: The Histories”, in programma al Kunsthaus Zürich dal 27 febbraio al 16 agosto 2026, è la prima esposizione svizzera dedicata all’opera monumentale dell’artista statunitense Kerry James Marshall, considerato uno dei più importanti pittori contemporanei. Le sue opere, vibranti e stratificate, affrontano temi come la visibilità, l’appartenenza e la responsabilità storica, offrendo nuove prospettive sulla storia dell’arte.

Questa ampia retrospettiva sull’artista americano (nato nel 1955 a Birmingham, Alabama, e residente a Chicago) comprende dipinti di grande formato, alcuni larghi fino a sette metri. Dopo Londra, la mostra approda a Zurigo e successivamente sarà ospitata a Parigi. Marshall è considerato una delle figure più influenti dell’arte contemporanea per il modo in cui ha ridefinito, attraverso la pittura, le questioni della rappresentazione, della storia dell’arte e dei rapporti di potere nella società.

Arte e storia dell’arte

Marshall è un virtuoso autore di grandi dipinti allegorici e ricchi di riferimenti culturali e personali. La sua opera attinge sia alla storia dell’arte sia alla cultura popolare, creando connessioni spesso inedite.

Al centro della sua ricerca vi è la critica alla marginalizzazione delle persone nere nella tradizione artistica occidentale. Fin dagli inizi della sua carriera, l’artista ha interrogato il ruolo delle istituzioni culturali – musei, accademie e convenzioni visive – e, dagli anni Ottanta, si è concentrato su generi come il ritratto, le scene di vita quotidiana e la pittura di storia, un tempo considerata la forma più prestigiosa della pittura.

Piuttosto che creare nuove immagini eroiche, Marshall mette in evidenza l’assenza dei corpi neri da queste narrazioni, interrogandosi su come sia possibile rendere visibile la storia afroamericana dopo secoli di esclusione dalle rappresentazioni ufficiali.

Un nuovo modo di rendere visibile ciò che era invisibile

Marshall è stato uno dei protagonisti del superamento dei meccanismi di esclusione presenti nella storia dell’arte. Un momento decisivo è stata la retrospettiva “Mastry” del 2016, presentata a Chicago, New York e Los Angeles, una delle prime grandi mostre museali dedicate a un artista nero vivente e riconosciuta a livello internazionale come una pietra miliare.

Negli ultimi vent’anni la presenza pubblica dell’arte afroamericana è cresciuta notevolmente. Marshall ha spesso sottolineato come musei e istituzioni abbiano storicamente riservato poco spazio sia agli artisti neri sia alle figure nere rappresentate nelle collezioni, considerandolo il sintomo di un’esclusione strutturale.

Colore, bellezza e riflessione critica

A un primo sguardo, i dipinti di Marshall colpiscono per i colori intensi e la straordinaria qualità tecnica. Dietro questa superficie seducente si nascondono però narrazioni complesse che affrontano temi quali i movimenti per i diritti civili, la schiavitù transatlantica, gli scambi culturali e la vita quotidiana delle comunità nere.

Un esempio è The Club (2011-2012), che raffigura una vivace scena di festa ma è al tempo stesso attraversato da simboli storici e riflessioni sull’identità. Marshall combina una pittura estremamente accurata – dalle superfici della pelle ai tessuti, fino ai dettagli decorativi – con una narrazione dedicata alla gioia, alla presenza e all’autodeterminazione.

Un’opera dal significato universale

Secondo il curatore Mark Godfrey, il messaggio universale delle opere più recenti di Marshall è che ogni comunità possiede aspetti della propria storia difficili da affrontare, ma che proprio il confronto con queste eredità rappresenta il primo passo verso un processo di riparazione.

Lo stesso artista afferma: «Non penso mai che le opere d’arte debbano spingere le persone ad agire. Non fanno fare qualcosa. Ma possono mettere nella mente dello spettatore domande che prima non si era mai posto».

La mostra del Kunsthaus Zürich rende omaggio a uno degli artisti più importanti del nostro tempo e apre uno spazio di riflessione, confronto e nuove prospettive: un invito a rendere visibile ciò che per troppo tempo è rimasto invisibile, nell’arte come nella società.


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