Antonio Ligabue. La grande mostra
Antonio Ligabue, Tigre con cerbiatti, 1960, III periodo, Olio su tela, 70 x 50 cm | Courtesy Galleria de' Bonis
Dal 28 Novembre 2025 al 7 Giugno 2026
Cagliari | Visualizza tutte le mostre a Cagliari
Luogo: Palazzo di Città di Cagliari
Indirizzo: Piazza Palazzo 6
Orari: Mar - Dom 10.00 - 18.00 | Lun chiuso
Costo del biglietto: € 9,00 | € 6,00
Telefono per informazioni: +39 070 6776482
E-Mail info: infoeprenotazioni@museicivici.it
Sito ufficiale: http://sistemamuseale.museicivicicagliari.it/palazzo-di-citta/
Dal 28 novembre 2025 al 7 giugno 2026, il Palazzo di Città di Cagliari ospita Antonio Ligabue. La grande mostra, una straordinaria retrospettiva dedicata a una delle figure più emozionanti, intense e tormentate del Novecento italiano.
L’esposizione, prodotta e organizzata dal Comune di Cagliari - Assessorato alla Cultura, Spettacolo e Turismo e dai Musei Civici di Cagliari, con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna e della Fondazione di Sardegna, in collaborazione con Arthemisia, è curata da Francesco Negri e Francesca Villanti. Il progetto espositivo – pur offrendo una visione unitaria della potenza espressiva dell’artista – restituisce un’immagine completa di Ligabue attraverso una selezione di 60 capolavori, tra oli e disegni, che narrano in modo cronologico l’evoluzione di un linguaggio artistico unico, capace di trasformare la sofferenza in bellezza.
Le opere in mostra ripercorrono l’intero arco creativo del “Van Gogh italiano” seguendo la fondamentale ripartizione storica individuata dal critico Sergio Negri. Il percorso si snoda attraverso tre sezioni distinte: il Primo periodo (1927–1939), caratterizzato da una certa ingenuità tecnica e da colori tenui e diluiti che raccontano la vita agreste; il Secondo periodo (1939–1952), dove la materia pittorica acquisisce spessore, i toni si scaldano e la composizione si fa complessa; fino al Terzo periodo (1952–1962), la fase più prolifica, in cui il segno nero diviene marcato e la tavolozza si accende di un’espressività violenta e diretta.
Dai dipinti che ritraggono animali domestici e scene di vita contadina, evocazione di una memoria rurale e di un disperato bisogno di appartenenza, alle celebri lotte di animali feroci – tigri, leoni, aquile – in cui la natura si fa metafora dell’anima, fino ai drammatici autoritratti, dove il volto dell’artista appare come un campo di battaglia interiore. Fotografia di un’anima e cronaca di una vita vissuta ai margini confluiscono in un unico percorso che mette in luce non solo la follia o il mito del “matto”, ma la straordinaria lucidità tecnica e l’umanità del pittore di Gualtieri.
Un’occasione per riscoprire Antonio Ligabue lontano dagli stereotipi, attraverso opere che hanno costruito la sua leggenda e che invitano a riflettere sul valore dell’arte come strumento di liberazione personale e riconciliazione con il mondo.
L’esposizione, prodotta e organizzata dal Comune di Cagliari - Assessorato alla Cultura, Spettacolo e Turismo e dai Musei Civici di Cagliari, con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna e della Fondazione di Sardegna, in collaborazione con Arthemisia, è curata da Francesco Negri e Francesca Villanti. Il progetto espositivo – pur offrendo una visione unitaria della potenza espressiva dell’artista – restituisce un’immagine completa di Ligabue attraverso una selezione di 60 capolavori, tra oli e disegni, che narrano in modo cronologico l’evoluzione di un linguaggio artistico unico, capace di trasformare la sofferenza in bellezza.
Le opere in mostra ripercorrono l’intero arco creativo del “Van Gogh italiano” seguendo la fondamentale ripartizione storica individuata dal critico Sergio Negri. Il percorso si snoda attraverso tre sezioni distinte: il Primo periodo (1927–1939), caratterizzato da una certa ingenuità tecnica e da colori tenui e diluiti che raccontano la vita agreste; il Secondo periodo (1939–1952), dove la materia pittorica acquisisce spessore, i toni si scaldano e la composizione si fa complessa; fino al Terzo periodo (1952–1962), la fase più prolifica, in cui il segno nero diviene marcato e la tavolozza si accende di un’espressività violenta e diretta.
Dai dipinti che ritraggono animali domestici e scene di vita contadina, evocazione di una memoria rurale e di un disperato bisogno di appartenenza, alle celebri lotte di animali feroci – tigri, leoni, aquile – in cui la natura si fa metafora dell’anima, fino ai drammatici autoritratti, dove il volto dell’artista appare come un campo di battaglia interiore. Fotografia di un’anima e cronaca di una vita vissuta ai margini confluiscono in un unico percorso che mette in luce non solo la follia o il mito del “matto”, ma la straordinaria lucidità tecnica e l’umanità del pittore di Gualtieri.
Un’occasione per riscoprire Antonio Ligabue lontano dagli stereotipi, attraverso opere che hanno costruito la sua leggenda e che invitano a riflettere sul valore dell’arte come strumento di liberazione personale e riconciliazione con il mondo.
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