In mostra a Mestre fino al 14 febbraio 2027
Corpi in scena. Al MUVEC un viaggio da Klimt e Schiele al contemporaneo
Egon Schiele, Nudo disteso con le braccia dietro la schiena, 1911. Acquerello, guazzo e matita su carta © Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid
Francesca Grego
29/09/2026
Venezia - Il corpo umano prende la parola, per raccontare oltre un secolo di inquietudini, desideri, turbamenti. Succede nella nuova mostra inaugurata al MUVEC - Casa delle Contemporaneità, dove quasi 50 opere testimoniano la centralità del corpo nell’arte dal Novecento ai nostri giorni. Gustav Klimt, Egon Schiele e Oskar Kokoschka sono i pionieri di un territorio che in seguito esploreranno in molti, ciascuno a proprio modo, dalle avanguardie europee ai fautori del “ritorno all’ordine” nell’Italia degli anni Venti e Trenta, dal Nouveau Réalisme alla Body Art negli anni Sessanta e Settanta, fino alle esperienze di artisti contemporanei come Chen Zhen, Vanessa Beecroft, Marlene Dumas.
Dipinti, disegni, grafiche, sculture, fotografie scelte dalla curatrice Elisabetta Barisoni sono arrivati a Mestre da musei come il Thyssen-Bornemisza di Madrid, lo Szépművészeti Múzeum di Budapest, il Leopold Museum di Vienna, la Oskar Kokoschka Foundation di Vevey, le Gallerie dell’Accademia di Venezia, il Getty Research Institute di Los Angeles, la Fondazione Piero Manzoni di Milano. Ma ad aprire il percorso della mostra è la Giuditta II di Gustav Klimt, tra i tesori della Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro. “Guardando Giuditta - osserva Barisoni - non vediamo solo l'oro della monumentale cornice e le infinite decorazioni che punteggiano il dipinto; vediamo anche e soprattutto un corpo di donna. Da questa riflessione siamo partiti per affrontare uno dei temi più importanti del XX secolo, e della nostra contemporaneità, cioè la fisicità, il corpo, amato ma anche scavato, inciso, analizzato ed esposto nella sua difformità dai tre protagonisti della Secessione e da lì in poi mai più dimenticato”.
Volitiva e anticlassica, nel 1909 Giuditta segna il passaggio verso una nuova immagine di donna: il suo è un corpo erotico e cosciente, padrone di se stesso. Con la Secessione viennese, la figura umana diventa il teatro dove si manifesta la crisi di un’epoca e al tempo stesso la possibilità di una nuova libertà, mentre psicoanalisi, filosofia, antropologia e letteratura concorrono a una stagione di profondo rinnovamento della società europea. All’inizio del Novecento Vienna sembra essere l’epicentro di queste trasformazioni: capitale di un impero in disfacimento, è culla di contraddizioni e domande inusitate sull’esistenza, l’inconscio, la sessualità.

Klimt, Schiele, Kokoschka e il corpo nell’arte contemporanea. Foto Irene Fanizza I Courtesy Musei Civici di Venezia
L’inquietudine di Klimt viene accolta da Schiele, che conduce le donne splendenti del maestro verso uno schianto tragico e poetico nel quotidiano. In Schiele il corpo umano emerge mutilato, traumatizzato, talvolta malato e sofferente, mentre il segno tagliente di disegni e acquerelli restituisce l’ansia esistenziale della vita moderna. Con Kokoschka il corpo veleggia invece verso una dimensione espressionista, nella quale il vero protagonista dell’arte è l’inconscio. Dissonanze cromatiche e immagini deformate diventano gli strumenti per esprimere i moti sotterranei e inconsapevoli che muovono l’essere umano.
“A ogni epoca il proprio corpo, a ogni corpo la propria libertà”. Parafrasando il motto della Secessione (“A ogni epoca la sua arte, a ogni arte la sua libertà”), la mostra rilegge un secolo di evoluzioni artistiche con il corpo come cartina di tornasole e le intuizioni dei maestri viennesi come punto di riferimento. “Dagli anni Venti e Trenta, quando le dittature cercavano di normalizzarlo, comprimerlo, reprimerlo, il corpo passa al secondo dopoguerra, negli anni Sessanta e Settanta, e ritorna al centro della visione; non più un corpo ritratto e studiato ma un corpo vissuto e usato come mezzo per un messaggio poetico e politico in Yves Klein, Piero Manzoni, Ana Mendieta e Gina Pane”, riassume la curatrice.
Tra le due guerre i regimi autoritari europei elaborano modelli per un’umanità nuova: uomini atletici, dalle proporzioni classiche, non toccati da malattie, devianze o malesseri; donne forti e robuste, adatte a procreare e accudire il focolare domestico. Ma l’arte non si appiattisce sulla propaganda. Una sottile inquietudine pervade anche i dipinti italiani del “ritorno all’ordine”, da Mario Sironi a Felice Casorati. Pur reinterpretato alla luce di suggestioni classiche, il corpo è qui isolato in atmosfere sospese e attonite, dove aleggiano ancora le verità svelate dalla Secessione.

Oskar Kokoschka, Pietà, 1908, pubblicato nel 1909 © Fondation Oskar Kokoschka / Prolitteris, 2026
Il secondo conflitto mondiale marca un nuovo spartiacque: la guerra distrugge definitivamente il legame tra la razionalità e il corpo, sciolto, dilaniato, disintegrato dagli orrori della guerra. Agli artisti tocca il difficile compito di tornare a rappresentarlo in modo credibile. Movimenti e pratiche degli anni Sessanta - dal Nouveau Réalisme all’Arte Concettuale, dalla performance alla Body Art – lo rimettono al centro traendo nuova linfa dalla lezione della Vienna di inizio secolo. Il corpo non è più soltanto soggetto dell’opera, bensì materia, mezzo e supporto, anche grazie a un nuovo strumento espressivo, il gesto. Le Antropometrie di Yves Klein, le Impronte e Sculture viventi di Piero Manzoni costituiscono l’incipit di questo nuovo rapporto tra corpo e opera. Sperimentale e ironica in Manzoni, mistica in Klein, la questione del corpo entra direttamente nello spazio dell’arte.
Nella Body Art di Ana Mendieta e Gina Pane è il corpo dell’artista a mettersi in gioco: pelle, sangue, dolore, nudità e modificazioni fisiche entrano nel linguaggio artistico. La fisicità diventa così luogo della catarsi delle proprie paure, nonché messaggio poetico e politico. Il corpo inteso come disagio, come rimosso incomunicabile, corpo da modificare o cambiare in modo reale o virtuale, corpo come luogo della lotta della psiche con se stessa, come segno di salute e perfezione e insieme come simbolo di rivoluzione, attraversa la seconda metà del Novecento e arriva fino ai nostri giorni. Carne e sangue, poesia e gioco, archetipo e attualità: corpi fluidi e corpi rifatti, corpi posseduti e corpi idealizzati, corpi mascherati e corpi contratti compongono il nostro immaginario visivo quotidiano.
“La mostra”, afferma la presidente di Fondazione Musei Civici di Venezia Mariacristina Gribaudi, “prende avvio da un tema forte e universale, il corpo, affrontato attraverso il confronto tra la Vienna di inizio Novecento e la ricerca artistica contemporanea. Un dialogo che attraversa epoche e linguaggi e che ci invita a riflettere su questioni ancora profondamente attuali: l’identità, la libertà e il modo in cui l’arte - e, più in generale, il mondo - guarda alla persona. È attraverso questo confronto tra passato e presente che MUVEC si propone come uno spazio vivo, aperto alla ricerca e alla contemporaneità: un museo capace di custodire la memoria e, nello stesso tempo, di generare nuove domande, nuove prospettive e nuovi modi di abitare la cultura”.
In corso fino al 14 febbraio 2027, Klimt, Schiele, Kokoschka e il corpo nell’arte contemporanea sarà affiancata al MUVEC da un ricco programma di attività collaterali, con visite guidate, laboratori e percorsi multisensoriali rivolti a ogni fascia di pubblico.

Klimt, Schiele, Kokoschka e il corpo nell’arte contemporanea. Foto Irene Fanizza I Courtesy Musei Civici di Venezia
Dipinti, disegni, grafiche, sculture, fotografie scelte dalla curatrice Elisabetta Barisoni sono arrivati a Mestre da musei come il Thyssen-Bornemisza di Madrid, lo Szépművészeti Múzeum di Budapest, il Leopold Museum di Vienna, la Oskar Kokoschka Foundation di Vevey, le Gallerie dell’Accademia di Venezia, il Getty Research Institute di Los Angeles, la Fondazione Piero Manzoni di Milano. Ma ad aprire il percorso della mostra è la Giuditta II di Gustav Klimt, tra i tesori della Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro. “Guardando Giuditta - osserva Barisoni - non vediamo solo l'oro della monumentale cornice e le infinite decorazioni che punteggiano il dipinto; vediamo anche e soprattutto un corpo di donna. Da questa riflessione siamo partiti per affrontare uno dei temi più importanti del XX secolo, e della nostra contemporaneità, cioè la fisicità, il corpo, amato ma anche scavato, inciso, analizzato ed esposto nella sua difformità dai tre protagonisti della Secessione e da lì in poi mai più dimenticato”.
Volitiva e anticlassica, nel 1909 Giuditta segna il passaggio verso una nuova immagine di donna: il suo è un corpo erotico e cosciente, padrone di se stesso. Con la Secessione viennese, la figura umana diventa il teatro dove si manifesta la crisi di un’epoca e al tempo stesso la possibilità di una nuova libertà, mentre psicoanalisi, filosofia, antropologia e letteratura concorrono a una stagione di profondo rinnovamento della società europea. All’inizio del Novecento Vienna sembra essere l’epicentro di queste trasformazioni: capitale di un impero in disfacimento, è culla di contraddizioni e domande inusitate sull’esistenza, l’inconscio, la sessualità.

Klimt, Schiele, Kokoschka e il corpo nell’arte contemporanea. Foto Irene Fanizza I Courtesy Musei Civici di Venezia
L’inquietudine di Klimt viene accolta da Schiele, che conduce le donne splendenti del maestro verso uno schianto tragico e poetico nel quotidiano. In Schiele il corpo umano emerge mutilato, traumatizzato, talvolta malato e sofferente, mentre il segno tagliente di disegni e acquerelli restituisce l’ansia esistenziale della vita moderna. Con Kokoschka il corpo veleggia invece verso una dimensione espressionista, nella quale il vero protagonista dell’arte è l’inconscio. Dissonanze cromatiche e immagini deformate diventano gli strumenti per esprimere i moti sotterranei e inconsapevoli che muovono l’essere umano.
“A ogni epoca il proprio corpo, a ogni corpo la propria libertà”. Parafrasando il motto della Secessione (“A ogni epoca la sua arte, a ogni arte la sua libertà”), la mostra rilegge un secolo di evoluzioni artistiche con il corpo come cartina di tornasole e le intuizioni dei maestri viennesi come punto di riferimento. “Dagli anni Venti e Trenta, quando le dittature cercavano di normalizzarlo, comprimerlo, reprimerlo, il corpo passa al secondo dopoguerra, negli anni Sessanta e Settanta, e ritorna al centro della visione; non più un corpo ritratto e studiato ma un corpo vissuto e usato come mezzo per un messaggio poetico e politico in Yves Klein, Piero Manzoni, Ana Mendieta e Gina Pane”, riassume la curatrice.
Tra le due guerre i regimi autoritari europei elaborano modelli per un’umanità nuova: uomini atletici, dalle proporzioni classiche, non toccati da malattie, devianze o malesseri; donne forti e robuste, adatte a procreare e accudire il focolare domestico. Ma l’arte non si appiattisce sulla propaganda. Una sottile inquietudine pervade anche i dipinti italiani del “ritorno all’ordine”, da Mario Sironi a Felice Casorati. Pur reinterpretato alla luce di suggestioni classiche, il corpo è qui isolato in atmosfere sospese e attonite, dove aleggiano ancora le verità svelate dalla Secessione.

Oskar Kokoschka, Pietà, 1908, pubblicato nel 1909 © Fondation Oskar Kokoschka / Prolitteris, 2026
Il secondo conflitto mondiale marca un nuovo spartiacque: la guerra distrugge definitivamente il legame tra la razionalità e il corpo, sciolto, dilaniato, disintegrato dagli orrori della guerra. Agli artisti tocca il difficile compito di tornare a rappresentarlo in modo credibile. Movimenti e pratiche degli anni Sessanta - dal Nouveau Réalisme all’Arte Concettuale, dalla performance alla Body Art – lo rimettono al centro traendo nuova linfa dalla lezione della Vienna di inizio secolo. Il corpo non è più soltanto soggetto dell’opera, bensì materia, mezzo e supporto, anche grazie a un nuovo strumento espressivo, il gesto. Le Antropometrie di Yves Klein, le Impronte e Sculture viventi di Piero Manzoni costituiscono l’incipit di questo nuovo rapporto tra corpo e opera. Sperimentale e ironica in Manzoni, mistica in Klein, la questione del corpo entra direttamente nello spazio dell’arte.
Nella Body Art di Ana Mendieta e Gina Pane è il corpo dell’artista a mettersi in gioco: pelle, sangue, dolore, nudità e modificazioni fisiche entrano nel linguaggio artistico. La fisicità diventa così luogo della catarsi delle proprie paure, nonché messaggio poetico e politico. Il corpo inteso come disagio, come rimosso incomunicabile, corpo da modificare o cambiare in modo reale o virtuale, corpo come luogo della lotta della psiche con se stessa, come segno di salute e perfezione e insieme come simbolo di rivoluzione, attraversa la seconda metà del Novecento e arriva fino ai nostri giorni. Carne e sangue, poesia e gioco, archetipo e attualità: corpi fluidi e corpi rifatti, corpi posseduti e corpi idealizzati, corpi mascherati e corpi contratti compongono il nostro immaginario visivo quotidiano.
“La mostra”, afferma la presidente di Fondazione Musei Civici di Venezia Mariacristina Gribaudi, “prende avvio da un tema forte e universale, il corpo, affrontato attraverso il confronto tra la Vienna di inizio Novecento e la ricerca artistica contemporanea. Un dialogo che attraversa epoche e linguaggi e che ci invita a riflettere su questioni ancora profondamente attuali: l’identità, la libertà e il modo in cui l’arte - e, più in generale, il mondo - guarda alla persona. È attraverso questo confronto tra passato e presente che MUVEC si propone come uno spazio vivo, aperto alla ricerca e alla contemporaneità: un museo capace di custodire la memoria e, nello stesso tempo, di generare nuove domande, nuove prospettive e nuovi modi di abitare la cultura”.
In corso fino al 14 febbraio 2027, Klimt, Schiele, Kokoschka e il corpo nell’arte contemporanea sarà affiancata al MUVEC da un ricco programma di attività collaterali, con visite guidate, laboratori e percorsi multisensoriali rivolti a ogni fascia di pubblico.

Klimt, Schiele, Kokoschka e il corpo nell’arte contemporanea. Foto Irene Fanizza I Courtesy Musei Civici di Venezia
VEDI ANCHE
-
programmi dal 21 al 27 settembre
La settimana in tv, da Arnaldo Pomodoro a Klimt
-
Ferrara | La nuova mostra di Palazzo dei Diamanti
Alle origini del Moderno con i capolavori del Museum Boijmans van Beuningen
-
Roma | Dal 18 settembre la mostra Marmora Romana
Racconti di marmo tra Roma e l’Oriente. Si amplia il percorso dell’Antiquarium Torlonia
-
Forlì-Cesena | Il maestro macchiaiolo compie 200 anni
Silvestro Lega, dipingere per raccontare il proprio tempo
-
Udine | Sette secoli. Tre frammenti. Un racconto europeo.
Il Vangelo di Marco: tre frammenti che hanno disegnato l'Europa
LA MAPPA
NOTIZIE