Roman Schramm/ Hella Gerlach
Roman Schramm/ Hella Gerlach, Museo Apparente, Napoli
Dal 27 Ottobre 2012 al 25 Dicembre 2012
Napoli | Visualizza tutte le mostre a Napoli
Luogo: Museo Apparente
Indirizzo: vico Santa Maria Apparente 17
Orari: su appuntamento
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 081 4976134
E-Mail info: [email protected]
Il freddo e il caldo, la sensazione tattile e quella olfattiva, sono elementi che raramente risultano utili a definire una mostra. Tuttavia fanno parte delle sensazioni che guidano l’individuo ad assorbire al proprio interno la realtà e, sebbene la nostra parte razionale riesca a suddividerle e classificarle separatamente, si può dire che ogni tipo di approccio al mondo esteriore sia in qualche modo sinestetico. A formare la nostra idea del mondo, infatti, sono un numero infinto e concomitante d’informazioni che coinvolgono tutti i nostri sensi in unico fulmineo momento.
Roman Schramm e Hella Gerlach partono da una premessa fondamentale che considera l’occasione espositiva come un momento privilegiato per fare esperienza diretta del luogo, delle opere, anche in quanto oggetti, ma soprattutto dell’impercettibile compresenza di differenti sensazioni non immediatamente riconducibili a qualcosa di fisico. I tessuti usati per le installazioni di Hella Gerlach esplorano le possibilità dello spazio, instaurano un dialogo con l’architettura, restituiscono un senso d’intimità o di esclusione attraverso il gioco d’alternanza tra concavo e convesso, tra trasparenza e opacità, tra traslucenza e saturazione. Le piccole sculture in ceramica, che fanno capolino tra le loro pieghe inaspettatamente, invitano il visitatore ad avvicinarsi e a fare un ulteriore sforzo esperienziale, girando intorno all’opera, misurando l’ambiente con la propria corporeità, facendo esperienza dei limiti fisici attraverso la percezione e superandoli con l’immaginazione.
Le opere di Roman Schramm, invece, operano una traslazione attraverso la quale la realtà quotidiana viene riproposta come categoria estetica, in una pratica che ha senz’altro molto in comune con il ready-made, ma che fa un passo ulteriore nella testimonianza della presenza dell’artista in un determinato luogo. L’oggetto che sembra trattenuto e impresso per sempre nella fotografia travalica il limite della cornice per acquisire una sua attitudine performativa ed un nuovo valore di “messa in scena”, nell’accezione adoperata da Gernot Böhme nelle sue considerazioni sull’estetica. Lo scopo principale della fusione delle due pratiche artistiche nel modulo che costituisce il Museo Apparente è dunque quello di creare un’atmosfera, in cui le individualità scompaiono a vantaggio di una dimensione unica che porti il pubblico a fare esperienza dell’intangibile. Si scopre così, improvvisamente, che tutta la cura dedicata al dato materiale di ciò che si viene invitati ad esperire ha invece una tensione verso una sfera della conoscenza del tutto inafferrabile a livello puramente oggettivo.
Roman Schramm e Hella Gerlach partono da una premessa fondamentale che considera l’occasione espositiva come un momento privilegiato per fare esperienza diretta del luogo, delle opere, anche in quanto oggetti, ma soprattutto dell’impercettibile compresenza di differenti sensazioni non immediatamente riconducibili a qualcosa di fisico. I tessuti usati per le installazioni di Hella Gerlach esplorano le possibilità dello spazio, instaurano un dialogo con l’architettura, restituiscono un senso d’intimità o di esclusione attraverso il gioco d’alternanza tra concavo e convesso, tra trasparenza e opacità, tra traslucenza e saturazione. Le piccole sculture in ceramica, che fanno capolino tra le loro pieghe inaspettatamente, invitano il visitatore ad avvicinarsi e a fare un ulteriore sforzo esperienziale, girando intorno all’opera, misurando l’ambiente con la propria corporeità, facendo esperienza dei limiti fisici attraverso la percezione e superandoli con l’immaginazione.
Le opere di Roman Schramm, invece, operano una traslazione attraverso la quale la realtà quotidiana viene riproposta come categoria estetica, in una pratica che ha senz’altro molto in comune con il ready-made, ma che fa un passo ulteriore nella testimonianza della presenza dell’artista in un determinato luogo. L’oggetto che sembra trattenuto e impresso per sempre nella fotografia travalica il limite della cornice per acquisire una sua attitudine performativa ed un nuovo valore di “messa in scena”, nell’accezione adoperata da Gernot Böhme nelle sue considerazioni sull’estetica. Lo scopo principale della fusione delle due pratiche artistiche nel modulo che costituisce il Museo Apparente è dunque quello di creare un’atmosfera, in cui le individualità scompaiono a vantaggio di una dimensione unica che porti il pubblico a fare esperienza dell’intangibile. Si scopre così, improvvisamente, che tutta la cura dedicata al dato materiale di ciò che si viene invitati ad esperire ha invece una tensione verso una sfera della conoscenza del tutto inafferrabile a livello puramente oggettivo.
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