Petala Aurea. Lamine di ambito bizantino e longobardo dalla Collezione Rovati
Petala Aurea. Lamine di ambito bizantino e longobardo dalla Collezione Rovati
Dal 4 Luglio 2014 al 28 Settembre 2014
Chianciano Terme | Siena | Visualizza tutte le mostre a Siena
Luogo: Museo Civico Archeologico
Indirizzo: viale Dante 80
Orari: da martedì a domenica 10-13 / 16-19
Enti promotori:
- Museo Civico Archeologico di Chianciano Terme con la Fondazione Musei Senesi e Rottapharm | Madaus
- in collaborazione con MiBAC
- Regione Toscana
- Provincia di Siena
- Comune di Chianciano
Costo del biglietto: intero € 5, ridotto (da 12 a 18 anni e oltre i 65 anni) € 4
Telefono per informazioni: +39 0578 30471
E-Mail info: museoetrusco@libero.it
Sito ufficiale: http://www.museoetrusco.it
I trattati altomedievali le denominano Petala aurea, petali d’oro. Si tratta infatti di sottili brattee auree decorate, crocette in lamina d’ambito longobardo, monili aurei e argentei, cui si aggiungono placche ornamentali in lega d’argento e rame datati prevalentemente tra il VI e VII secolo, e lamine variamente sagomate, di incerta datazione in quanto non facilmente riscontrate fra le produzioni di oreficeria altomedievale a noi giunte. Questo il corpus di 47 reperti che compone la mostra di opere d’arte bizantina e longobarda Petala Aurea. Lamine di ambito bizantino e longobardo dalla Collezione Rovati, che apre al pubblico presso le sale del Museo Civico Archeologico di Chianciano Terme il 5 luglio 2014.
Si tratta di lamine realizzate per decorare manufatti in legno, osso o avorio, cuoio, ma anche per essere cucite su tessuti, in particolare abiti cerimoniali e d’uso liturgico. Una sezione è dedicata alle crocette, rinvenute all’interno di sepolture e dunque probabilmente cucite al sudario dei defunti attraverso i forellini presenti. Dal punto di vista iconografico, i pezzi in collezione presentano motivi geometrici e fitomorfi, in alcuni casi monogrammi, figure umane e animali, figure femminili e maschili viste di fronte.
La mostra è promossa dal Museo Civico Archeologico di Chianciano Terme con la Fondazione Musei Senesi e Rottapharm | Madaus, in collaborazione con MiBAC, Regione Toscana, Provincia di Siena, Comune di Chianciano, e con la partnership di Banca MPS.
I manufatti provengono dalla collezione privata di Luigi Rovati, Presidente della multinazionale Rottapharm|Madaus di Monza e stimato mecenate che ha voluto condividere con il pubblico questa importante testimonianza del gusto altomedievale per l’oreficeria. Dopo una prima esposizione presso la Cappella della Villa Reale di Monza, la mostra è stata portata a Chianciano; l’idea nasce dall’ideale collegamento fra il contenuto della collezione privata e la presenza, all’interno del Museo Civico Archeologico della città, di un piccolo gruppo di oggetti di epoca alto-medievale, dunque dell’epoca di datazione delle lamine.
L’esistenza di questa collezione ha dato un nuovo importante input allo studio di questo genere di manufatti. Per ricostruire il processo di lavorazione delle lamine auree decorate a sbalzo o a stampo, dalla materia prima al prodotto finito – spiega la studiosa Caterina Giostra – disponiamo di testimonianze e metodi di analisi di varia natura: dalle fonti scritte alle tracce materiali, dall’osservazione dei segni di lavorazione alle misurazioni scientifiche e alla riproduzione sperimentale. Chiosa insieme a Marco Sannazaro, co-direttore scientifico della mostra: la collezione Rovati assembla un eccezionale numero di brattee particolarmente articolate per la varietà delle forme, dei temi iconografici e con ogni verosimiglianza degli impieghi, che non mancherà di alimentare il dibattito sulle modalità di produzione, la circolazione, le funzioni e il valore semantico dell’oreficeria altomedievale tra tradizione mediterranea, esperienze protobizantine e apporti della cultura germanica.
Accompagna la mostra un catalogo edito da Johan & Levi con testi di Luigi Rovati, Caterina Giostra, Marco Sannazaro, Marco Meneguzzo, Letizia Bonizzoni e Mario Milazzo.
Si tratta di lamine realizzate per decorare manufatti in legno, osso o avorio, cuoio, ma anche per essere cucite su tessuti, in particolare abiti cerimoniali e d’uso liturgico. Una sezione è dedicata alle crocette, rinvenute all’interno di sepolture e dunque probabilmente cucite al sudario dei defunti attraverso i forellini presenti. Dal punto di vista iconografico, i pezzi in collezione presentano motivi geometrici e fitomorfi, in alcuni casi monogrammi, figure umane e animali, figure femminili e maschili viste di fronte.
La mostra è promossa dal Museo Civico Archeologico di Chianciano Terme con la Fondazione Musei Senesi e Rottapharm | Madaus, in collaborazione con MiBAC, Regione Toscana, Provincia di Siena, Comune di Chianciano, e con la partnership di Banca MPS.
I manufatti provengono dalla collezione privata di Luigi Rovati, Presidente della multinazionale Rottapharm|Madaus di Monza e stimato mecenate che ha voluto condividere con il pubblico questa importante testimonianza del gusto altomedievale per l’oreficeria. Dopo una prima esposizione presso la Cappella della Villa Reale di Monza, la mostra è stata portata a Chianciano; l’idea nasce dall’ideale collegamento fra il contenuto della collezione privata e la presenza, all’interno del Museo Civico Archeologico della città, di un piccolo gruppo di oggetti di epoca alto-medievale, dunque dell’epoca di datazione delle lamine.
L’esistenza di questa collezione ha dato un nuovo importante input allo studio di questo genere di manufatti. Per ricostruire il processo di lavorazione delle lamine auree decorate a sbalzo o a stampo, dalla materia prima al prodotto finito – spiega la studiosa Caterina Giostra – disponiamo di testimonianze e metodi di analisi di varia natura: dalle fonti scritte alle tracce materiali, dall’osservazione dei segni di lavorazione alle misurazioni scientifiche e alla riproduzione sperimentale. Chiosa insieme a Marco Sannazaro, co-direttore scientifico della mostra: la collezione Rovati assembla un eccezionale numero di brattee particolarmente articolate per la varietà delle forme, dei temi iconografici e con ogni verosimiglianza degli impieghi, che non mancherà di alimentare il dibattito sulle modalità di produzione, la circolazione, le funzioni e il valore semantico dell’oreficeria altomedievale tra tradizione mediterranea, esperienze protobizantine e apporti della cultura germanica.
Accompagna la mostra un catalogo edito da Johan & Levi con testi di Luigi Rovati, Caterina Giostra, Marco Sannazaro, Marco Meneguzzo, Letizia Bonizzoni e Mario Milazzo.
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