Romano Cagnoni. Eye on Humanity
© Romano Cagnoni | Romano Cagnoni, Biafra, 1968
Dal 23 Settembre 2023 al 31 Ottobre 2023
Milano | Visualizza tutte le mostre a Milano
Luogo: Atelier Balderi
Indirizzo: Via Ausonio 20
Orari: dal giovedì alla domenica dalle 15.30 alle 19.30
Curatori: Ivo Balderi, Fondazione Romano Cagnoni
Costo del biglietto: ingresso gratuito
E-Mail info: archivio@iginiobalderi.org
Da sabato 23 settembre – inaugurazione alle 18.30 - a martedì 31 ottobre, lo spazio espositivo Atelier Balderi dell'Archivio Iginio Balderi, via Ausonio 20 a Milano, ospita la mostra fotografica di Romano Cagnoni intitolata “Eye on Humanity” a cura di Ivo Balderi e della Fondazione Romano Cagnoni. In esposizione una selezione di 50 fotografie a colori e in bianco e nero quasi tutte di grande formato, realizzate dal grande fotografo riconosciuto a livello internazionale e uno dei più rappresentativi del Novecento, negli anni della sua attività. La mostra, che è un omaggio dell'Atelier Balderi a Romano Cagnoni (Pietrasanta 1935 – 2018), è inserita nel programma della 18 esima edizione di Photofestival, la rassegna di fotografia d’autore che dal 15 settembre al 31 ottobre propone un ricco programma di mostre e altre iniziative diffuse sul territorio metropolitano di Milano e in alcune province lombarde, per promuovere la cultura dell’immagine (milanophotofestival.it).
“La migliore fotografia per me, è un documento umano di impatto visivo. Documento nel senso che si relaziona all’esistenza. Umano perché racconta lo stato d’animo del prossimo. E tutto questo deve avere un impatto visivo memorabile”, è questa la sintesi del percorso di Cagnoni nel suo lavoro come lo ha voluto definire lui stesso su Maledetti Fotografi nel 2015. Essere sul posto e non perdere mai di vista il lato umano, soprattutto nelle situazioni più drammatiche come le guerre.
Consacrato alla storia del fotogiornalismo, da reportage che lo hanno portato nei punti più caldi del pianeta, in Vietnam del Nord nel ’65, dove accede come primo fotografo occidentale indipendente, riuscendo a ritrarre Ho Chi Minh, in Biafra nel ‘68-‘69, facendo scoprire al mondo il più cruento conflitto dell’Africa postcoloniale e che gli sono valsi le copertine dei magazine internazionali più importanti e il prestigioso Overseas Press Award, fino al Bangla Desh nel ’71, chiuso a tutti i giornalisti, e ancora al Sud America di Fidel Castro, Salvador Allende e Juan Peron, all’Irlanda del Nord e agli ultimi anni dell’Imperatore Etiopico Hailè Salassiè nel ’72, alla guerra dello Yom Kippur nel ’73, per arrivare all’invasione Sovietica in Afghanistan nell’80 e in Polonia nell’81, per continuare nella ex-Yugoslavia negli anni ’90, in Cecenia nel ’95 e in Siria nel 2015, all’età di 80 anni.
«Le situazioni esistenziali attraversate da Romano Cagnoni – spiega il curatore Ivo Balderi -, gli hanno permesso di vedere le emozioni degli esseri umani messe a nudo. Questo è ciò che gli interessava, ciò che fotografava. È stato in prima linea a documentare azioni di guerra, e nelle retrovie, a raccontare la quotidianità e l’indicibile dolore delle popolazioni travolte dai conflitti. Tutto ciò con una capacità di vedere oltre i fatti della cronaca fotogiornalistica ordinaria. La sua narrazione di avvenimenti destinati a modificare irreversibilmente l’ordine mondiale – prosegue -, diventa un susseguirsi di fotogrammi in grado di suscitare attenzione, riflessione, curiosità e stupore. Romano Cagnoni, ha scritto per immagini una sintesi della storia mondiale contemporanea. Osservate a distanza di tempo, le sue fotografie sono diventate “segni” universali che, esaurita la funzione documentaristica, testimoniano in modo lucido e sensibile, la straordinaria e drammatica storia dell’uomo», conclude Balderi.
Durante la sua carriera Romano Cagnoni ha tenuto 50 mostre personali, pubblicato 16 libri e ricevuto numerosi premi. Nel 2019 è stata costituita la Fondazione Romano Cagnoni. Oltre a tutelarne l'eredità, l’ente promuove il Romano Cagnoni Award, premio internazionale dedicato al fotogiornalismo.
“La migliore fotografia per me, è un documento umano di impatto visivo. Documento nel senso che si relaziona all’esistenza. Umano perché racconta lo stato d’animo del prossimo. E tutto questo deve avere un impatto visivo memorabile”, è questa la sintesi del percorso di Cagnoni nel suo lavoro come lo ha voluto definire lui stesso su Maledetti Fotografi nel 2015. Essere sul posto e non perdere mai di vista il lato umano, soprattutto nelle situazioni più drammatiche come le guerre.
Consacrato alla storia del fotogiornalismo, da reportage che lo hanno portato nei punti più caldi del pianeta, in Vietnam del Nord nel ’65, dove accede come primo fotografo occidentale indipendente, riuscendo a ritrarre Ho Chi Minh, in Biafra nel ‘68-‘69, facendo scoprire al mondo il più cruento conflitto dell’Africa postcoloniale e che gli sono valsi le copertine dei magazine internazionali più importanti e il prestigioso Overseas Press Award, fino al Bangla Desh nel ’71, chiuso a tutti i giornalisti, e ancora al Sud America di Fidel Castro, Salvador Allende e Juan Peron, all’Irlanda del Nord e agli ultimi anni dell’Imperatore Etiopico Hailè Salassiè nel ’72, alla guerra dello Yom Kippur nel ’73, per arrivare all’invasione Sovietica in Afghanistan nell’80 e in Polonia nell’81, per continuare nella ex-Yugoslavia negli anni ’90, in Cecenia nel ’95 e in Siria nel 2015, all’età di 80 anni.
«Le situazioni esistenziali attraversate da Romano Cagnoni – spiega il curatore Ivo Balderi -, gli hanno permesso di vedere le emozioni degli esseri umani messe a nudo. Questo è ciò che gli interessava, ciò che fotografava. È stato in prima linea a documentare azioni di guerra, e nelle retrovie, a raccontare la quotidianità e l’indicibile dolore delle popolazioni travolte dai conflitti. Tutto ciò con una capacità di vedere oltre i fatti della cronaca fotogiornalistica ordinaria. La sua narrazione di avvenimenti destinati a modificare irreversibilmente l’ordine mondiale – prosegue -, diventa un susseguirsi di fotogrammi in grado di suscitare attenzione, riflessione, curiosità e stupore. Romano Cagnoni, ha scritto per immagini una sintesi della storia mondiale contemporanea. Osservate a distanza di tempo, le sue fotografie sono diventate “segni” universali che, esaurita la funzione documentaristica, testimoniano in modo lucido e sensibile, la straordinaria e drammatica storia dell’uomo», conclude Balderi.
Durante la sua carriera Romano Cagnoni ha tenuto 50 mostre personali, pubblicato 16 libri e ricevuto numerosi premi. Nel 2019 è stata costituita la Fondazione Romano Cagnoni. Oltre a tutelarne l'eredità, l’ente promuove il Romano Cagnoni Award, premio internazionale dedicato al fotogiornalismo.
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