Renato Borsoni. Traiettorie sospese tra grafica e teatro
Renato Borsoni. Traiettorie sospese tra grafica e teatro
Dal 21 Luglio 2023 al 27 Agosto 2023
Cupramontana | Ancona | Visualizza tutte le mostre a Ancona
Luogo: Teatro Concordia
Indirizzo: Viale della Vittoria 25
Orari: tutti i giorni dalle ore 10.00 alle ore 12.00 e dalle ore 17.30 alle ore 19.30. Ferragosto aperto
Curatori: Camilla e Corrado Borsoni
Inaugura venerdì 21 luglio alle ore 18.30 presso il Teatro Concordia a Cupramontana (AN) l’esposizione Renato Borsoni. Traiettorie sospese tra grafica e teatro, curata dai figli Camilla e Corrado Borsoni con il contributo del Comune di Cupramontana, Fondazione Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana e di ProCupra.
La mostra si svolge attraverso tre momenti espositivi, la grafica, il teatro e le Marche, per rendere omaggio alle tre grandi traiettorie percorse durante la sua vita da Renato Borsoni, direttore artistico, attore e regista teatrale, nonché grafico marchigiano. La sede scelta per l’esposizione è il Teatro Concordia, da poco ricostruito sulle ceneri del vecchio cinema del paese (la facciata è la stessa di allora), lungo il viale della Vittoria, di fronte alla casa in cui Renato Borsoni ha vissuto dopo la morte della madre, nella sua amata Cupramontana; un osservatorio privilegiato dove ogni anno tornava a trascorrere l’estate, in cui incontrava gli amici di sempre e tesseva progetti futuri.
Dalle campagne per la raccolta differenziata, a quella per l’uso accorto dell’acqua, dal manifesto per la parità tra uomo e donna fino a quello su Arturo Benedetti Michelangeli - esposto al MOMA di New York - e a quello tristemente noto pensato in ricordo della strage di piazza Loggia, diventato poi un francobollo, la mostra espone alcuni dei suoi lavori grafici che toccano molti dei temi civili e sociali ancora oggi irrisolti, oltre a manifesti legati alla sua carriera teatrale, dapprima come attore - come quello di Finale di partita - e in seguito come regista e direttore artistico - come quello della Vita che ti diedi. Senza dimenticare le sue verdi Marche, sempre presenti in ogni suo scritto e manifesto - i bozzetti per la festa dell’uva, un logo per gli amici, appunti per mostre future…
Renato Borsoni nasce nel 1926 a Santa Maria Nuova in provincia di Ancona. Trascorre la fanciullezza a Cupramontana, per poi trasferirsi a Jesi. Nell’immediato dopoguerra il padre, direttore didattico, chiede il trasferimento in una sede scolastica al nord per agevolare lo studio dei cinque figli; Renato avrà dunque modo di iscriversi alla facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, dove frequenta circoli culturali e ambienti teatrali, per poi aprire a Brescia uno studio di grafica, partecipando al contempo alla nascita della cooperativa del Piccolo Teatro della città di Brescia (1953). Da quegli anni teatro e grafica si avvicenderanno per tutta la vita in un‘altalena professionale mai risolta, anzi complicata da molti altri interessi, non ultimo quello per la politica. Nel 1961 è uno dei sette fondatori della “mitica” Compagnia della Loggetta, che guiderà fino alla trasformazione in Centro Teatrale Bresciano, di cui sarà direttore fino al 1988. È stato anche vicepresidente del Teatro Pubblico Italiano e lo ha rappresentato nel comitato ministeriale per i problemi dello spettacolo. Dai primi anni ‘90 fino al 2000 è prima condirettore con Massimo Castri, poi direttore unico, del Teatro Stabile della Regione Toscana. Dal marzo 1998 è membro della deputazione della Società del teatro Grande, poi presidente fino al giugno 2010, quando nasce la Fondazione di cui è nominato vicepresidente e in seguito consigliere di amministrazione. Nel 2014 viene insignito del Premio Vallesina. Muore a Brescia il 2 marzo 2017, ma le sue spoglie riposano a Cupramontana, dove tornava ogni estate.
La mostra si svolge attraverso tre momenti espositivi, la grafica, il teatro e le Marche, per rendere omaggio alle tre grandi traiettorie percorse durante la sua vita da Renato Borsoni, direttore artistico, attore e regista teatrale, nonché grafico marchigiano. La sede scelta per l’esposizione è il Teatro Concordia, da poco ricostruito sulle ceneri del vecchio cinema del paese (la facciata è la stessa di allora), lungo il viale della Vittoria, di fronte alla casa in cui Renato Borsoni ha vissuto dopo la morte della madre, nella sua amata Cupramontana; un osservatorio privilegiato dove ogni anno tornava a trascorrere l’estate, in cui incontrava gli amici di sempre e tesseva progetti futuri.
Dalle campagne per la raccolta differenziata, a quella per l’uso accorto dell’acqua, dal manifesto per la parità tra uomo e donna fino a quello su Arturo Benedetti Michelangeli - esposto al MOMA di New York - e a quello tristemente noto pensato in ricordo della strage di piazza Loggia, diventato poi un francobollo, la mostra espone alcuni dei suoi lavori grafici che toccano molti dei temi civili e sociali ancora oggi irrisolti, oltre a manifesti legati alla sua carriera teatrale, dapprima come attore - come quello di Finale di partita - e in seguito come regista e direttore artistico - come quello della Vita che ti diedi. Senza dimenticare le sue verdi Marche, sempre presenti in ogni suo scritto e manifesto - i bozzetti per la festa dell’uva, un logo per gli amici, appunti per mostre future…
Renato Borsoni nasce nel 1926 a Santa Maria Nuova in provincia di Ancona. Trascorre la fanciullezza a Cupramontana, per poi trasferirsi a Jesi. Nell’immediato dopoguerra il padre, direttore didattico, chiede il trasferimento in una sede scolastica al nord per agevolare lo studio dei cinque figli; Renato avrà dunque modo di iscriversi alla facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, dove frequenta circoli culturali e ambienti teatrali, per poi aprire a Brescia uno studio di grafica, partecipando al contempo alla nascita della cooperativa del Piccolo Teatro della città di Brescia (1953). Da quegli anni teatro e grafica si avvicenderanno per tutta la vita in un‘altalena professionale mai risolta, anzi complicata da molti altri interessi, non ultimo quello per la politica. Nel 1961 è uno dei sette fondatori della “mitica” Compagnia della Loggetta, che guiderà fino alla trasformazione in Centro Teatrale Bresciano, di cui sarà direttore fino al 1988. È stato anche vicepresidente del Teatro Pubblico Italiano e lo ha rappresentato nel comitato ministeriale per i problemi dello spettacolo. Dai primi anni ‘90 fino al 2000 è prima condirettore con Massimo Castri, poi direttore unico, del Teatro Stabile della Regione Toscana. Dal marzo 1998 è membro della deputazione della Società del teatro Grande, poi presidente fino al giugno 2010, quando nasce la Fondazione di cui è nominato vicepresidente e in seguito consigliere di amministrazione. Nel 2014 viene insignito del Premio Vallesina. Muore a Brescia il 2 marzo 2017, ma le sue spoglie riposano a Cupramontana, dove tornava ogni estate.
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